testata ADUC
Droghe illegali in Ue. Invasi... ma i rimedi - per le nostre istituzioni - sono gli stessi che dal secolo scorso hanno solo aggravato la situazione...
Scarica e stampa il PDF
Comunicato di Vincenzo Donvito
26 novembre 2019 12:01
 
  E’ di oggi la pubblicazione del rapporto 2019 del EMCDDA (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze) redatto insieme ad Europol (Ufficio europeo di polizia) che ci ricorda che il nostro continente è invaso da ogni tipo di droga, in costante crescita, con una spesa al consumo di almeno 30 miliardi di euro: cannabis soprattutto (39%), tallonata da cocaina (31%), eroina (25%) e, “cenerentola”, amfetamine e MDMA (5%).

Niente di nuovo, e di inaspettato.

Quello che colpisce è il capitolo conclusivo di questo rapporto: “Affrontare il problema dei mercati delle droghe: azioni per scenari attuali e futuri”. Si parla di “risposte adattabili ed agili e congiunte”. Si fa il panorama delle azioni di polizia in corso. Poi si passa ai cosiddetti strumenti politici: strutture di coordinamento, legislazione, programmi di cooperazione e strumenti finanziari; contrasto del business della malavita transnazionale, rafforzamento delle frontiere, investimenti per migliori indagini e per contrastare gli aspetti tossicologici delle nuove sostanze. Conclusione: rapportarsi al futuro, cioé attrezzarsi, per esempio, contro l’uso delle criptovalute, i droni, automazione delle logistiche e intelligenza artificiale.

Conclusioni che ci colpiscono perché sembra che i rimedi che vengono indicati sono gli stessi che, dal secolo scorso, sono stati utilizzati col risultato di peggiorare la situazione: le droghe illegali sono tali, resteranno tali e come tali vanno e andranno affrontate. La criminalità transnazionale ringrazia! Sembra che quello che sta accadendo nel mondo sul fronte della legalizzazione (anche se per il momento riguarda essenzialmente la cannabis) non esista. Certo, si accenna ad un generico “strumenti legislativi”, che potrebbe anche voler significare legalizzazione, ma oltre ad essere generico, e a differenza dell’ampiezza delle informazioni dedicate alle azioni di polizia, il rapporto non fornisce strumenti utili al legislatore per capire l’impatto sociale, politico ed economico dei territori in cui si è proceduto alla legalizzazione: Stati sovrani come Canada e Uruguay, oltre che molti Stati degli Usa, nonché la miriade di Stati altrettanto sovrani in cui la legalizzazione al momento è solo per la cannabis terapeutica.

Domande non retoriche:
- a cosa serve un rapporto del genere se non a confermarci quello che sappiamo ogni qualvolta lo stesso EMCDDA pubblica i suoi rapporti?
- Deve solo servirci alla gestione del fenomeno in regime proibizionista?
- Benché questo regime sia quello ancora ufficialmente in vigore in tutto il mondo (accordi internazionali), le osservazioni di un Osservatorio pagato da tutti i contribuenti europei, deve solo servire a farci continuare a “galleggiare” (in una mota che diventa sempre più alta e impossibile da combattere), o cercare anche strumenti di superamento di un nuovo approccio?
- Nuovo approccio che non è patrimonio di alcune peregrine menti e opinioni libertarie e legalitarie, ma che oggi è molto seriamente affrontato da diversi Stati nel mondo, molti dei quali fanno parte della stessa Unione Europea?
 
 
COMUNICATI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori