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Droghe illegali. L’altra guerra. Cocaina e metamfetamine: la latinizzazione dell’Europa
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Comunicato di François-Marie Arouet
6 maggio 2022 12:58
 
 Il nuovo rapporto su cocaina e metamfetamine dell’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) ed Europol (European Union Agency for Law Enforcement Cooperation) è un bollettino di guerra. Siamo invasi di cocaina e, pur se al momento i numeri sono bassi, dilaga la crescita di metamfetamine (la droga più consumata al mondo). Con l’aggravante che, da Paesi consumatori, siamo per entrambe le sostanze diventando Paesi produttori ed esportatori.

Situazione che comporta una maggiore diffusione e penetrazione della criminalità organizzata e non solo: controlli dei territori; conflitti essenzialmente con armi da fuoco; corruzione e penetrazione in istituzioni ad ogni livello; lavori illegali (produzione, commercio ingrosso e dettaglio, sicurezza delle filiere) come “aiuto” alla disoccupazione, con maggiore reclutamento dei soggetti più deboli tipo immigrati, giovani marginalizzati e soggetti con aspettative di guadagni defiscalizzati e notevoli rispetto al mercato legale del lavoro.

E’ bene ricordare che stiamo parlando essenzialmente di cocaina (valore di mercato al dettaglio nel 2020 stimato in 10,5 miliardi di euro), seconda droga illegale più comunemente consumata in UE dopo la cannabis, da circa 3,5 milioni di europei. Cocaina che, insieme alle metamfetamine emergenti, oltre ad essere economicamente più attrattive per i mercati neri, per composizione chimica e quantità di consumi sono pericolose anche a basse quantità, con strascichi sanitari che, invece, non esistono per la cannabis.

Questo significa che la “assuefazione” sociale, economica e sanitaria a cui ci siamo abituati con la cannabis (dove gioca anche l’autoproduzione dei consumatori che ridimensiona lo spaccio) non ha paragoni con cocaina e metamfetamine: la posta in gioco - economica e sanitaria - è molto più alta e rischia di far saltare i nostri sistemi di contenimento e riduzione del danno, polizieschi e sanitari.

“War on drugs” si chiama, essenzialmente in America latina. Ma, coi dati EMCDDA ed Europol, parlare di latinizzazione del continente europeo non è azzardato. Quello di cui leggiamo in Messico e Colombia, per esempio, sta diventando realtà sul nostro continente.
L’altra guerra sul nostro territorio, dopo quella in Ucraina, è una realtà che se continuiamo a sottovalutare o a combattere coi metodi (inefficaci) utilizzati fino ad oggi, corriamo il rischio di dover affrontare con difficoltà e stupore, proprio come l’invasione russa dell’Ucraina.

In Italia, poi, siamo messi anche peggio rispetto ad altri paesi dell’Unione (mai come la Francia, comunque). Abbiamo leggi e politiche sulla cannabis terapeutica dove i malati per curarsi finiscono in tribunale; istituzioni preconcette e giuridicamente discutibili che impediscono referendum sulla cannabis; pur se non disperati nelle politiche di riduzione del danno per i consumatori di alcune sostanze pesanti, su queste ultime (cocaina e metamfetamine incluse) c’è solo stigma culturale, sociale e politico e zero informazione e disponibilità a diversi status giuridici che non siano la proibizione.

Una lettura attenta del report EMCDDA ed Europol crediamo potrebbe servire agli scettici e diffidenti di ogni tipo, inclusi i legislatori.



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