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Droga. Le forze di polizia hanno scoperto l’acqua calda: contrasto importante ma va ridotta la domanda….. Come?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
20 febbraio 2020 15:10
 
  Un convegno degli esperti antidroga organizzato dalla Direzione centrale Antidroga del Dipartimento ha rilanciato l'allarme: noi contrastiamo traffico e spaccio, ma va ridotta la domanda. I dirigenti delle principali forze di polizia (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza) hanno ricordato quello che tutti, loro inclusi, già conoscono.
Hanno scoperto l’acqua calda per ricordarci che tutti i loro sforzi sulla sicurezza sono vani se non si agisce sulla domanda. Cioè che gli individui vogliono consumare droghe, di qualunque tipo esse siano, sostanze che alterino (o migliorino... dipende dai punti di vista) il loro status mentale e fisico medio. Desiderio di consumo che sembra sia ignorato dalla maggior parte delle leggi in vigore e dai trattati internazionali. Desideri che in questi ultimi anni, però, sono sempre meno ignorati sotto due aspetti:
- medico. Dopo gli oppiacei ampiamente in uso nella medicina da tempo e, al momento non sostituibili, in questi ultimi anni c’è stato l’ingresso di peso della cannabis terapeutica (già legale in molti Paesi) e cominciano i primi esperimenti sulle sostanze psichedeliche.
- ricreativo. Le legalizzazione della cannabis è già tale in due Stati sovrani (Canada e Uruguay), così come in tanti Stati degli Usa. Mentre la depenalizzazione è realtà in tanti altri Paesi, incluso il nostro. E non c’è Paese al mondo che non abbia in deposito e/o discussione nel proprio Parlamento un progetto di legge in merito.

In questo contesto agiscono le grandi delinquenze internazionali (essenzialmente sotto l’egida di messicani e italiani), contro le quali le forze di polizia di tutto il mondo assestano duri colpi con sequestri e arresti. Ma le merci del loro business, nonostante questo, sono sempre più disponibili su tutti i mercati clandestini del mondo.

Quindi c’è qualcosa che non torna.

Per tornare ai fatti di oggi, nello stesso modo non torna che le nostre forze di polizia, mentre si blasonano per le loro azioni, denuncino di essere disarmati di fronte alla domanda che cresce.
Noi crediamo che andando avanti così, non solo non si vada da nessuna parte, ma si peggiorino i problemi di fronte ai quali c’è un enorme dispendio di energie di tutti i tipi: azioni di repressione verso la grande delinquenza, azioni di repressione verso la piccola delinquenza, crescita della domanda.
Quello che non funziona, a nostro avviso, è legare i due aspetti della problematica, così come oggi fatto in questo incontro del Dipartimento Antidroga: traffici e consumi.

Sui traffici, crediamo che l’impegno non debba venire meno, anzi, vada rafforzato.
Sui consumi, le legalizzazioni in corso e quelle prossime e future, invece, possono dare una risposta forte che, di conseguenza, non può non avere risvolti sui traffici.
Se i consumi sono levati dall’alea dell’illegalità (inclusa l’alea dell’illiceità, la depenalizzazione), trasferendo l’approvvigionamento delle sostanze al mercato legale (di Stato come in Uruguay o privato come in Canada e in diversi Stati Usa… ma al momento questo è secondario), viene a mancare il terreno del business della grande e della piccola criminalità. Nessuna bacchetta magica, per carità, ma una tendenza che, per esempio, sta già dando i suoi primi frutti dove la legalità è una realtà. E dove, siccome i Paesi in cui vige la legalità sono spesso circondati da Paesi in cui vige l’illegalità di consumo, produzione e vendita, le mafie dei Paesi legali hanno al momento solo spostato il proprio business oltre confine (così accade, per esempio, tra Canada e Usa e tra Uruguay e Argentina e Paraguay).

Non è fantascienza ipotizzare che se i Paesi dove vige la legalità fossero circondati da Paesi con altrettanta legalità, il business delle mafie avrebbe quantomeno difficoltà a prosperare. Una situazione in cui, i traffici internazionali dovrebbero/potrebbero ridimensionarsi a vantaggio di una economia dell’uso enorme delle forze di polizia oggi impegnante in merito, nonché degli impegni economici dei singoli Stati e delle organizzazioni internazionali.

A questa prospettiva lineare, in genere viene frapposto l’assioma che, siccome la droga fa male, non c’è prezzo che tenga per contrastarla. Pura ideologia fine a se stessa, a nostro avviso, nutrita dal sogno di un mondo senza droghe. Che è come il sogno di un mondo senza violenza di ogni tipo.

Passando dai sogni alla realtà, crediamo che il metodo sia quello di governare i fenomeni e non combatterli con la consapevolezza che i beneficiari di questi combattimenti sembra che non siano interessati ai presunti benefici. Non solo, ma partendo dal presupposto che il metodo utilizzato fino ad oggi, il proibizionismo, ha salo aggravato la situazione.
Valga per tutti l’esempio del proibizionismo sull’alcool negli anni Venti del secolo corso in Usa.

Se si vuole che i propri cari o i propri governati non assumano sostanze che si ritiene facciano loro male, visto l’esperienza ormai secolare in materia, non ci sono altri metodi che agire sulla loro responsabilità e decisione individuale. Qui si può aprire un ampio capitolo su cosa significa farsi male e se è lecito o meno cercare di inibirlo…. Ma questo capitolo è senza dubbio più promettente se si agisce in regime di legalità, conoscendo e governando ciò che si vuole che non sia assunto. L’altro metodo, quello attuale, ha dato risultati pessimi e sempre più dannosi.

Ovviamente c’è anche il capitolo di chi le droghe le vuole assumere e governarle su se stesso….. crediamo che in un mondo in cui si consumano alcolici di vario tipo e tabacco, e in cui sono sempre di più i comportamenti compulsivi per alcune abitudini, dovrebbe essere evidente come non agire.
 
 
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