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Traffico cocaina. L'Algeria sta diventando un nuovo hub
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Articolo di Redazione
30 gennaio 2019 12:00
 
A maggio del 2018 i doganieri hanno fatto un sequestro record di 701 Kg di cocaina nel porto di Oran, la seconda città più grande dell’Algeria. Gli stupefacenti sono stati trovati a bordo della Vega-Mercury in un contenitore che trasportava carne congelata. Il carico aveva cominciato il suo viaggio in Brasile, dopo aver fatto scalo ai porti spagnoli di Las Palmas e Valencia prima di arrivare ad Oran. Le autorità spagnole avevano informato i loro omologhi algerini.
La nave-container era stata commissionata dal più grosso importatore algerino di carne congelata, Dounia meat, una società di proprietà dell’uomo d’affari Kamel Chikhi – soprannominato “El-Bouchi” (il macellaio) – e i suoi fratelli. Chikhi e altri tre membri della società sono stati arrestati. Lo scandalo, conosciuto sotto il nome di “Cocainegate”, ha portato alla destituzione di alti responsabili, tra cui l’ex-direttore generale della sicurezza nazionale, il maggiore Abdelghani Hamel. Il suo autista personale è stato anche coinvolto nell’inchiesta.
Transito verso il mercato europeo
Cosa significa questo sequestro per l’Algeria, un Paese che fino ad oggi non era percepito come un attore strategico del commercio della cocaina in Africa? Prima di tutto, sembra poco probabile che la cocaina fosse destinata al consumo locale. Anche se le dimensioni del mercato nazionale rimangono sconosciute, è probabilmente molto limitato per permettere di assorbire una tale quantità di stupefacenti. Inoltre, la cocaina è molto costosa in Algeria dove si vende tra 145 e 290 euro al grammo. E’ quindi più probabile che la mercanzia fosse stata in transito in Algeria, per essere poi distribuita sui mercati europei e del Medio Oriente.
Inoltre, ciò significa che questo carico – dal Brasile alla Spagna e poi in Algeria e quindi il mercato di destinazione finale – era senza dubbio stato testato e messo in sicurezza prima di procedere a delle piccole transazioni. Prima di inviare delle quantità considerevoli, i cartelli della droga verificano generalmente la sicurezza degli itinerari e dispongono di solidi partner locali come anche sul mercato finale. Non è strano che Oran sia stato utilizzato come porto di transito. Grande porto commerciale e di passeggeri a soli 200 Km dalla Spagna, Oran occupa una posizione strategica per il traffico di droghe. A gennaio 2015, i pescatori avevano già scoperto più di 81 Kg di cocaina vicino alle isole Habibas, a soli 10 Km dalla costa della città.
Le caratteristiche chimiche del sequestro di Habibas sono identiche a quelle di diversi piccoli sequestri effettuati dalla polizia negli ultimi anni. Questo suggerisce che la cocaina che transitava per l’Algeria avrebbe potuto essere destinata ad un fornitore esclusivo. Prima dell’operazione di Oran, il più recente sequestro di cocaina in Algeria risaliva al 2015, quando 156 Kg erano stati scoperti al porto di Baraki. Gli stupefacenti erano nascosti in un contenitore alimentare che trasportava del latte in polvere importato dalla Nuova Zelanda ed era in transito dalla Spagna verso l’Algeria.
E’ significativo che i due sequestri siano stati in zone portuali, con dei contenitori che avevano come destinazione le coste algerine. L’Algeria ha conquistato un posto nell’economia mondiale dopo la metà degli anni 2000, con una crescita notevole delle sue importazioni, passate da 15,25 miliardi di dollari del 2005 a 48,6 miliardi nel 2016, una crescita cioè del 318%.
Questo boom è dovuto ad una politica di importazioni massiccia sostenuta da rientri in valuta grazie alle vendite di petrolio degli anni 2000. Il grosso sequestro di cocaina di Oran in Algeria fa eco ad un sequestro simile in Marocco, dove 2,4 tonnellate di cocaina erano state confiscate vicino a Rabat a ottobre del 2017. A febbraio del 2018, le autorità marocchine aveva sequestrato anche 541 Kg di cocaina in un cargo proveniente dal Brasile e diretto a Casablanca.
Nuova tendenza africana
Il traffico di cocaina in Maghreb è al suo più alto livello dal 2016, e questo lascia pensare che delle nuove strade stanno per emergere. Secondo il “Rapporto sulle droghe nel mondo” (2018), pubblicato dall’Ufficio delle nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), la quantità di cocaina sequestrata in Africa del nord si è moltiplicata per sei nel 2016, e questo rappresenta il 69% di sequestri in Africa. Tradizionalmente, gli stupefacenti dell’America del sud arrivano in Africa dalla costa ovest prima di essere distribuiti in Europa e Medio-Oriente. Questi sequestri in Marocco e Algeria suggeriscono che la cocaina transiti sempre di più per la costa nord-ovest.
Questa nuova tendenza si appoggia sulle rotte storiche della cannabis che nascono in Marocco. Esistono dei vecchi legami tra i cartelli della droga sudamericani, i trafficanti di cannabis marocchini che si appoggiano su solide reti del nord-ovest dell’Algeria. Queste ramificazioni fanno dell’Africa del nord un polo di transito “promettente” per il traffico di cocaina. La costa tra Casablanca e Algeri, che passa attraverso Oran e Rabat, è un “arco d’oro” per i trafficanti di droga, offrendo una finestra su tre continenti ed essendo in prossimità dei mercati europei di consumo.
Negli anni a venire, il traffico di droga dovrebbe prosperare su questa zona soprannominata “la nuova costa della cocaina”. La sua vicinanza con il mercato lucrativo della cocaina in Europa, ma anche la difficoltà di attraversare la regione sahel-sahariana soggetta a conflitti, la fanno diventare la maggiore asse.
Combattere questa nuova tendenza necessita di una maggiore cooperazione interregionale e continentale. Per ridurre questi traffici di cocaina, devono essere fatte delle operazioni marittime congiunte. Le forze navali algerine devono rafforzare la sicurezza nei principali porti e le autorità doganali devono rafforzare i controlli sulle importazioni che arrivano con dei porta-container.
La politica cosiddetta del “corridoio verde”, che permette alle importazioni di accelerare l’ingresso delle mercanzie e delle materie prime, dovrebbe essere riesaminata per meglio allinearsi alle norme internazionali stabilite dall’Organizzazione mondiale delle dogane. Il dibattito sul “Cocainegate” rimane fortemente politicizzato e la sua spoliticizzazione aiuterà anche ad identificare, a ritrovare e perseguire le persone implicate. Le autorità algerine devono analizzare questo sequestro come un avvertimento che le reti criminali utilizzano sempre più il loro Paese come zona di transito della cocaina.

(articolo di Jihane Ben Yahia e Raouf Farrah, pubblicato sul quotidiano Le Monde Afrique del 29/01/2019)
 
 
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