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Cannabis. Zimbabwe chiama Italia. Lì benessere, qui galera
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Articolo di François-Marie Arouet
12 maggio 2022 10:53
 
Zimbabwe, Stato dell’Africa meridionale maggiore produttore di tabacco, oggi in crisi, si sta riorganizzando con la coltivazione di cannabis medica (legale dal 2018), con successo .
Italia, Stato dell’Europa meridionale, dove la cannabis light è legale (1), alcuni giorni fa ha arrestato un imprenditore (anche leader, oltre che malato di sclerosi, di un’associazione per la promozione di cannabis terapeutica) mentre trasportava la sua merce con tutti i crismi previsti dalle norme… i finanziari non si sono fidati dei suoi documenti, ed ora, mentre Andrea Trisciuoglio è stato scarcerato dal giudice, siamo in attesa delle analisi della sua merce per validare l’errore.
Per gli imprenditori di cannabis light non è una primizia: dipende da come si alza la mattina il proibizionista di turno… ed ecco che viene denunciato un commerciante o un coltivatore, e le autorità, invece di far notare a questo “disinformato” che la sostanza è legale, prima sequestrano l’attività economica, magari arrestano qualcuno e talvolta, per far tornare le cose come sono, si deve andare in tribunale ed essere assolti perché il fatto non sussiste.

E’ evidente che c’è un problema… che se fosse solo nella ignoranza di chi denuncia… prima o poi se ne farà una ragione… ma è nelle nostre istituzioni, il cui stigma culturale compromette l’ordine pubblico. Questo è grave, per i fatti in sé che si verificano privando della libertà personale ed economica alcune persone e per la fiducia dei cittadini nelle capacità delle proprie istituzioni. Sfiducia aggravata anche da media che - per stigma, ignoranza, scoop a qualunque prezzo – ingigantiscono queste vicende senza informare che si tratta di veri errori delle autorità e di confusione (voluta?) tra prodotti legali e illegali.

In tutti i Paesi del mondo (Zimbabwe incluso) - in cui la cannabis medica o ricreativa (light e non light) è legale - industria, agricoltura, commercio e finanza stanno facendo la loro parte: nuove attività, posti di lavoro… con ricaduta su istituzioni che si occupano sempre meno di sanità e illegalità connesse al mercato nero, nonché consumatori e pazienti che sono tali e non costretti a delinquere (o essere considerati illegalmente delinquenti) per curarsi o divertirsi.

Quanto accaduto a Trisciuoglio nei giorni scorsi e quanto accade in Zimbabwe sono sintomatici. Benessere nel Paese africano, galera in Italia. Dove non si fanno fare referendum per legalizzare la cannabis con motivazioni da azzeccagarbugli e dove, per esempio, l’iter parlamentare per consentire ai malati di autocoltivarsi le piantine per lenire il proprio dolore (2) è pieno di stop, boicottaggi etc.

Salute ed economia: Zimbabwe chiama Italia!



1 - la cannabis light, legale dal 2016, è quella che ha un Thc (principio attivo della sostanza) inferiore a 0,2%.
2 - malati che si devono spesso rivolgere al mercato nero perché le istituzioni non rispettano le leggi fornendo loro cannabis terapeutica
 
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