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Narcos colombiani dietro l’assassinio del presidente di Haiti
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Articolo di Redazione
11 luglio 2021 9:55
 
Secondo il capo della polizia haitiana, Léon Charles, il commando che mercoledì prima dell'alba ha attaccato la residenza privata del presidente Jovenel Moïse a Pétion-Ville - appena fuori la capitale Port-au-Prince, e lo ha ucciso - era composto da 28 uomini, 26 colombiani e due cittadini statunitensi di origine haitiana.
Le forze di sicurezza avrebbero arrestato 17 di loro, dopo averne uccisi quattro mercoledì mentre il gruppo lasciava Pétion-Ville. Il resto del commando è ancora in fuga e ricercato. …
Il ministro della Difesa colombiano ha fatto sapere che Bogotà è stata contattata dall'Interpol in merito all'identità di alcuni degli aggressori uccisi e detenuti. Secondo il capo della polizia colombiana, due delle persone uccise sono ex ufficiali dell'esercito colombiano; altre quattro persone sono ex soldati colombiani.
Da chi sono state reclutate queste persone? Questa è ovviamente la grande domanda. L'interrogatorio degli aggressori detenuti potrebbe far luce su questo punto.

Mercenari o cartelli della droga?
Potrebbero essere "mercenari" assunti da uno dei tanti nemici politici di Jovenel Moïse, il cui autoritarismo e corruzione hannodato fastidio a molte persone. Già lo scorso febbraio 23 persone erano state accusate di un tentato colpo di stato contro di lui e incarcerate.
Ma, per chi segue da anni le cronache haitiane, la presenza dei colombiani nell'attentato al Capo dello Stato fa subito venire in mente ilruolo speciale occupato dai cartelli colombiani del narcotraffico ad Haiti, uno dei i principali scali per fornire cocaina e marijuana al più grande consumatore del mondo, gli Stati Uniti, in particolare via Porto Rico.
Si sa,dalla testimonianza di un “narco” colombiano nel 1994 davanti a un tribunale degli Usa, che questa situazione deriva da un accordo stipulato nel 1984 tra il cartello di Medellin - all'epoca il più potente tra Usa e Colombia - e Il capo della polizia haitiana Michel François. Haiti si trova infatti di fronte alla Colombia, sul Mar dei Caraibi. A questa favorevole posizione geografica si aggiunge un altro elemento chiave: la significativa corruzione del potere nell'isola e il malgoverno che vi regna.
Quando il presidente Jean-Claude Duvalier fu rovesciato nel 1986, la rete istituita da Michel François continuò a funzionare e ad espandersi, comeè successo anche negli anni successivi, nonostante i successivi numerosi cambi di amministrazione ad Haiti.
All'inizio del nuovo secolo, il 15% della droga introdotta negli Stati Uniti passava per Haiti. Sulla costa haitiana di fronte alla Colombia, molti pescatori hanno abbandonato il pesce per recuperare i pacchi di droga lasciati in mare dai trasportatori colombiani per essere prelevati dai loro connazionali che vivono ad Haiti.
Rappresentanti dei cartelli colombiani residentia Pétion-Ville - non lontano dalla residenza del presidente assassinato - iniziarono a fornire armi pesanti alle "chimere" (bande armate inizialmente favorevoli all'ex presidente Aristide, poi dedidte alla criminalità organizzata ) degli slum per garantire la protezione dei loro carichi. In pochi anni i banditi hanno avuto più potenza di fuoco della polizia e hanno aumentato il disordine che oggi rasenta il caos ad Haiti.
(Marie-France Cros? su La Libre Belgique del 10/07/2021)
 
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