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Italia. Le disobbedienze civili dei Radicali
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Articolo di Massimo Lensi
5 giugno 2002 17:25
 
Lo hanno fatto di recente a Potenza. Lo faranno di nuovo tra pochi giorni a Siena. I Radicali effettueranno una cessione gratuita di marijuana (reato punito dalle nostre leggi) comunicando preventivamente ora e luogo della manifestazione alla Questura competente. Nulla da eccepire, anzi molto da encomiare, dal punto di vista della dedizione alla causa, ma non da quello politico. I segnali che arrivano dal Governo, cosi' come dall'Undcp di Vienna, dove il neo direttore Costa di recente ha tratteggiato le linee di azione dell'organismo anti-droga delle Nazioni Unite, dovrebbero far riflettere con maggior cura i promotori di queste azioni di disobbedienza civile.

L'agibilita' e' precaria e l'aria che tira malevola. Non stiamo attraversando un periodo storico di oggettiva condizione deterministica, nelle cui acque la prassi della politica potrebbe essere stimolata con l'imprimere del primo passo, l'esempio eclatante, per poi raccogliere i frutti in un secondo momento. E si potrebbe anche sostenere, fatti alla mano, che non ci siamo mai trovati in questo tipo di positiva congiuntura. Ma piu' che mai oggi il proibizionismo che avvolge la politica italiana in materia di droghe, a livello ludico o terapeutico, non lascia spazio all'esempio, alla politica avanguardista di una minoranza che, pur in buona fede, spera e crede di ottenere un generale successo con il minimo sforzo, per l'appunto quello di incorrere consapevolmente in una violazione di legge. Non vi e' in Italia -eccezioni permettendo- spazio a destra, dove padrone e' il proibizionismo tout court, ne' a sinistra, divisa come e' tra due opposte fazioni, i centri sociali, fautori dello spinello libero da una parte e coloro che ritengono la materia innegabilmente secondaria rispetto ai veri problemi della gente dall'altra. Non vi e' spazio nemmeno se si considera come possibile un capovolgimento, assai improbabile, delle politiche sulle droghe delle istituzioni sovranazionali.

In Italia invece vi sono persone, veri "eroi per caso", che volenti o meno incorrono nella mannaia della giustizia per aver coltivato piantine di marijuana in casa, dalle cui foglie ricavano semplicemente miscele anti-dolorifiche oppure spinelli, il piu' delle volte per uso individuale. La carta stampata ne parla poco, l'informazione televisiva per niente. Ma e' dai loro processi, da una magistratura che alterna sentenze favorevoli ad altre meramente attinenti alle leggi in vigore, che potrebbe lentamente arrivare la soluzione. Il loro coinvolgimento in azioni che hanno come finalita' l'informazione, precisa e puntuale, sugli effetti, tutti, di questi prodotti della natura, potrebbe oltremodo aiutare. Non si informa con l'esempio, anche perche' dietro a questo metodo cova il presupposto del "cittadino stupido", che per capire deve essergli sbattuto in faccia lo scandalo. Il cittadino e' solo disinformato.

La posta in gioco non e' l'antiproibizionismo sulle droghe, bensi' la concezione, a tratti morale, dell'individuo di fronte allo Stato. Gli eroi per caso lottano per determinare il loro vivere nella societa', per le loro malattie, perche' lo Stato si ponga esternamente alle loro scelte individuali, ne verifichi preventivamente l'eventuale pericolosita' e li informi. E se insieme a questi "eroi per caso", andassero avanti le iniziative di sostegno giuridico e fossero approvate le mozioni sulla cannabis terapeutica nei Consigli Regionali, non vi sarebbe teoria di azione per nessuna disobbedienza, che per altro, non aiuta processualmente gli eroi per caso.
 
 
 
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