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Colombia. A Johannersburg passa il concetto delle "piante narcotiche"
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Articolo di Donatella Poretti
29 agosto 2002 18:55
 
A Johannesburg la Colombia e' riuscita ad ottenere il sostegno internazionale contro le coltivazioni illegali. L'appoggio consiste nel fatto che venga incluso nel piano di azione per i prossimi dieci anni una clausola sul "rafforzamento della cooperazione internazionale per combattere le piante narcotiche".
Jimena Nieto, membro della delegazione del ministero dell'Ambiente per il vertice della Terra che riunisce 130 Paesi, ha spiegato che le delegazioni presenti al vertice di Johannesburg sono d'accordo nel ritenere che le coltivazioni illegali provocano effetti terribili nell'ambito sociale, politico ed ecologico.
"Nelle conversazioni precedenti a questo vertice, realizzate a Bali, Indonesia, in maggio, l'Unione Europea e gli Usa si erano opposti a discutere questa questione apertamente, ma, ora, alla fine siamo riusciti ad includerla in un piano di azione che presenteremo ai capi di Stato e di Governo", ha spiegato la Nietto, che ritiene questa decisione molto importante per la Colombia e per il resto dei Paesi andini.
Il termine che sara' utilizzato nel documento sara': "piante narcotiche", e non coltivazioni illecite, che il Giappone aveva considerato non sufficientemente chiaro. La nozione "piante narcotiche" e' l'accezione usata dall'Onu per riferirsi alle sostanze psicotrope.
"Ora il mondo potra' avere una percezione maggiore di questo problema che provoca la perdita della biodiversita' e gravi danni sociali, confidiamo che questa sia la base per futuri accordi", ha assicurato la Nieto.
Il maggior sostegno dentro il gruppo dei 77 (i Paesi in via di sviluppo), perche' questa clausola venisse inserita, e' venuto dalla Thailandia, dalla Malaysia e dall'Iran.
La responsabile colombiana ha garantito che il Governo, in cambio, si impegnera' ad utilizzare una politica ecologicamente corretta per eradicare le piantagioni di coca, visto che le fumigazioni con i prodotti tossici potrebbero contaminare i fiumi amazzonici e provocare seri danni alla flora e alla fauna della foresta.
La Colombia, che ha iniziato le fumigazioni delle piantagioni illegali da un decennio, e' considerata il maggior produttore di cocaina del pianeta con l'80% dell'offerta, e un importante fornitore di eroina, soprattutto, per Usa ed Europa.
L'aspersione aerea (degli erbicidi) si e' intensificata alla fine del 2000 con il Plan Colombia, il piano di lotta alla droga, a cui gli Stati Uniti fino ad ora hanno contribuito con due miliardi di dollari in aiuti economici e militari, aiuti che inoltre possono essere utilizzati per combattere i gruppi irregolari.
Tuttavia, l'utilizzo del glifosato e di altri erbicidi, non ha impedito la crescita delle coltivazioni di foglia di coca e la produzione di cocaina, ritengono gli esperti del settore e gli ambientalisti, che indicano come le piantagioni si siano spostate in altre zone del Paese, specialmente nelle zone di frontiera con l'Ecuador e il Venezuela.
"La superficie totale delle coltivazioni illegali e' difficile da calcolare, perche' poco a poco i contadini si sono mossi lasciando le zone aperte in gestione agli allevatori locali, che in generale sono gli stessi trafficanti", sostiene il sociologo Alfredo Molano.
Secondo Molano, le conseguenze delle fumigazioni sono la distruzione delle coltivazioni illegali ma anche dell'ecosistema, e in piu' le malattie epidermiche in bambini e animali, cosa sempre smentita dai Governi di Bogota' e di Washington.
"Diversi economisti hanno dimostrato come le fumigazioni funzionano da leva per sostenere il prezzo delle sostanze illegali, mentre alcuni ambientalisti ritengono, a ragione, che piu' che la distruzione, quello che si ottiene con le fumigazioni e' lo spostamento delle coltivazioni", sottolinea lo stesso Molano.
Lo studioso internazionale Juan Gabriel Tokatlian concorda nel ritenere che i risultati della repressione chimica delle coltivazioni illegali sono stati insignificanti. "Nel 1981 la Colombia aveva 25 mila ettari piantati a marijuana e coca", mentre nel 2001, secondo la Cia, c'erano "piu' di 120 mila ettari coltivati, solo a coca".
In sintesi, sostiene Tokatlian, "la Colombia ha gia' fumigato abbastanza il suo territorio con sostanze nocive per la salute della sua popolazione e la salvaguardia dell'ambiente, mentre la domanda di droghe dei cittadini statunitensi continua a crescere, per cui una nuova eradicazione chimica produrra' lo stesso risultato: una vittoria di Pirro che non risolve l'essenza del commercio delle droghe".
L'Onu assicura che l'anno scorso c'e' stata una riduzione dell'11% nelle coltivazioni di coca, passando da 163 mila a 144 mila ettari. Al contrario, la Contraloria colombiana (una sorta di Corte dei Conti) sostiene che l'area coltivata continua ad essere di 163 mila ettari. Diverse comunita' indigene e campesinas della Colombia hanno protestato in molte occasioni contro l'aspersione aerea, colpevole, secondo loro, di causare malattie, oltre alla distruzione di piccole coltivazioni e alla contaminazione dell'acqua.
Al tempo stesso, diverse organizzazioni non governative ambientaliste hanno manifestato la loro contrarieta' alle fumigazioni, visto che, secondo quanto sostengono, mette a rischio la sopravvivenza di una grande quantita' di specie di uccelli, rettili e rane.
La Colombia e' l'unico Paese andino in cui si realizzano le fumigazioni aeree contro le coltivazioni di coca.
In Bolivia l'eradicazione della foglia si realizza manualmente. Il Governo di Gonzalo Sánchez de Lozada, prevede di distruggere circa 3 mila ettari nelle zone del Chapare e dello Yungas, dove e' ammessa la coltivazione legale fino a 12 mila ettari per l'uso tradizionale della coca.
A loro volta le autorita' peruviane hanno proibito l'aspersione dall'anno 2000 per la considerazione che i pesticidi provocano dei danni all'ecosistema.
In questo Paese esistono tra i 34 mila e i 40 mila ettari di piantagioni di coca. L'obbiettivo per quest'anno e' eradicare 7 mila ettari, anche se ci sono difficolta' per raggiungere questa meta. Fino ad ora ne sono stati distrutti 4 mila manualmente e si spera che i restanti vengano eradicati in maniera volontaria.
 
 
 
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