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Bolivia/Europa. La conferma del flop delle politiche di eradicazione delle piantagioni di coca
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Articolo di Vincenzo Donvito
27 agosto 2001 18:23
 
Una notizia che viene dalle cronache quotidiane di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) e che potrebbe far parte degli innumerevoli episodi che contornano la vita di chi ha fatto virtu' della produzione e del traffico della coca, nonche' della cocaina. Storie spesso ostiche per noi europei, che guardiamo con incredulita' la formazione di un sindacato dei produttori di coca guidato da un parlamentare boliviano. Fatti destinati a durare quanto? Probabilmente molto piu' di quello che si possa credere, perche' ci danno il taglio di cosa oggi significhi la "war on drugs" degli Usa e dei suoi alleati (tra cui l'Italia), nonche' della specifica agenzia Onu (la cui guida italiana di Pino Arlacchi -grazie al considerevole contributo economico che il nostro Paese da' per questo ufficio- non ci rende marginali nel concepire e agire).
La notizia (che si trova piu' compiutamente nel settore notizie del Notiziario) e' che questo sindacato si sta organizzando per perorare in Europa la sua causa di produzione e distribuzione delle foglie di coca, fino a concepirla in termini industriali. Cioe', mentre la politica di eradicazione delle piantagioni si muove a grandi passi, e mentre il presidente boliviano di recente ha chiesto un nuovo vertice con i suoi colleghi colombiano e Usa, per meglio adoperarsi alla bisogna, questi rappresentanti dei coltivatori si imbarcano per perorare l'industrializzazione di questo stesso prodotto.
Sono matti? Hanno un forte potere militare alternativo che gli consente di controllare e preservare dall'eradicazione intere coltivazioni e, soprattutto, per rendersi credibili e accettabili alle istituzioni e al capitale europeo? Sanno gia' di trovare in Europa schiere di personaggi istituzionali ed economici disposti (come fece Luciano Violante nel febbraio del 2000, quando era presidente della Camera dei Deputati, che ricevette una delegazione della Farc colombiane, negli stessi giorni in cui i guerriglieri erano ricevuti anche dallo Stato del Vaticano e dalla Confindustria)? Crediamo di si', come crediamo che a riceverli non ci saranno capitalisti simpatizzanti di Fausto Bertinotti o Marco Pannella, che entrambi sono contro le eradicazioni della coca (e neanche del ministro della Difesa Antonio Martino, che' sulla materia e' d'accordo con i leader di Rifondazione Comunista e dei Radicali).
Noi abbiamo piu' volte ribadito l'inutilita' di politiche aggressive come quelle dell'eradicazione (che e' strumento tipico di chi affronta il problema solo in termini di repressione), ma non possiamo non prendere atto che ci sono, e che sono all'opposto di politiche che vorrebbero sfruttare le coltivazioni di coca: cioe' si spendono miliardi di Usd, perche' poi si decidano cose che sono il perfetto contrario.
Non solo, ma cio' che colpisce e' la determinazione dei sindacalisti boliviani, cosi' sicuri di se' che, tranquilli, mentre la distruzione dei loro campi e' in atto, prendono il loro aereo per Madrid, Roma e Berlino. Ci viene quantomeno il dubbio che questi sindacalisti conoscono cio' che succede nel loro Paese molto meglio di quanto sia riportato nei rapporti degli uffici Usa e Onu anti-droga, e grazie a questo si sentono forti, credibili, accettabili e interessanti.
Sara' questa schizofrenia delle istituzioni un ulteriore segnale del gigantesco flop di tutta la politica repressiva in materia?
 
 
 
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