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Afghanistan. Rapporto dell'Unodccp: tutti i Paesi del mondo devono dare aiuto
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Articolo di Vincenzo Donvito
5 febbraio 2003 17:03
 
Dopo la cacciata dei Taliban e la presenza di 4.800 corpi di pace internazionali a Kabul e nei suoi dintorni, la coltivazione del papavero da oppio e' continuata indisturbata in Afghanistan.
E' quanto si desume dalle 222 pagine del rapporto dell'ufficio Onu per la lotta al crimine e alla droga (Unodccp), il cui direttore esecutivo, Antonio Maria Costa si pone questa domanda: "Perche' la presenza internazionale in Afghanistan non e' riuscita a mettere sotto controllo un fenomeno connesso al terrorismo internazionale e al crimine organizzato? E perche'il Governo centrale a Kabul non e' in grado di far rispettare i divieti di coltivazione del papavero da oppio, cosi' come invece era accaduto con il regime dei Taliban nel 2000-2001?"
E lo stesso Costa a sostenere che non e' facile avere risposta a queste domande. L'"economia dell'oppio" in Afghanistan e' un intenso e complesso fenomeno, intrecciato con la storia del Paese, la struttura politica, la societa' civile e l'economia piu' in generale.
Secondo lo studio dell'Unodccp, questa "economia dell'oppio", "generata da decine d'anni di lotte civili e militari, ha costretto la popolazione rurale -contadini, braccianti agricoli, piccoli artigiani, donne e bambini- ad entrare nelle grazie dei locali "signori della guerra" e delle organizzazioni internazionali del crimine, che hanno continuato a dominare diverse zone del sud, del nord e dell'est dell'Afghanistan".
Con il titolo "L'economia dell'oppio in Afghanistan: un problema internazionale", lo studio fa il punto su perche' la produzione dell'oppio sia aumentata di piu' nei 15 anni successivi al 1979, quando ci fu l'intervento dell'Unione Sovietica. Il commercio dell'oppio era di fatto legale prima della presa del potere da parte dei Taliban. Nel 2000 furono proprio i Taliban a vietare le coltivazioni, ma non il commercio.
Sempre nel 2000, l'Afghanistan era produttore del 70% di tutto l'oppio illegale che circolava nel mondo. Poi, dopo la diminuzione del 2001, la produzione ha avuto una nuova impennata nel 2002, portando l'Afghanistan ad essere il maggiore produttore al mondo di oppio (seguito dal Myanmar e dal Laos), riuscendo a coprire almeno i tre quarti della produzione globale.
A gennaio del 2002, il Governo di Hamid Karzai, insediato dal Governo Usa, vieto' il commercio dell'oppio. Da quel momento il commercio di droga ha ripreso a prosperare. Il ricavato che nel 2000 era stato di circa 720 milioni di Usd, nel 2002 e' arrivato a 1,4 miliardi di Usd.
Secondo Antonio Maria Costa l'insediamento della democrazia e le misure del Governo contro la coltivazione e il commercio, nonche' l'abuso di oppio, sono gli elementi cruciali su cui concentrare l'attenzione per cercare di risolvere il problema. "Le altre notizie che abbiamo, non sono buone", ha detto ricordando che la produzione di papavero da oppio dell'ultimo anno, e' stata una delle piu' consistenti della storia del Paese, piu' di 3.400 tonnellate. L'abuso di droghe e' notevolmente aumentato in questi ultimi anni, grazie al perdurare delle difficolta' umane e delle sofferenze, al crollo dei tradizionali controlli sociali, al ritorno di rifugiati che, quando erano nei campi di prigionia, avevano incrementato i consumi di droghe, e all'alta disponibilita' di oppiacei sul mercato.
Secondo Costa "l'economia dell'oppio" in Afghanistan potra' essere smantellata se il Governo, con il supporto della Comunita' internazionale, si indirezzera' alle radici del problema e non solo verso i suoi sintomi".
Alcuni elementi saranno essenziali per una politica contro i narcotici: "aiutare i contadini poveri perche' optino per le coltivazioni legali; rimpiazzare la narco-usura con un appropriato sistema di credito e micro-prestiti; trovare lavoro alle donne e ai lavoratori saltuari; provvedere all'educazione dei bambini, in modo particolare le bambine; trasformare i bazaar dell'oppio i moderni mercati di prodotti; neutralizzare i trafficanti e gli sforzi dei "signori della guerra" per tenere vivo questo commercio".
Secondo lo studio i proventi del traffico di droghe nei Paesi confinanti e' stato di 4 miliardi di Usd nel 2002, circa il 2% del Prodotto Interno Lordo dell'Afghanistan, ragion per cui, secondo Costa, il problema e' di natura internazionale.
Lo studio fa sapere che l'80-90% dell'eroina che circola nei mercati dell'Europa (sia dell'est che dell'ovest) vi giunge attraverso le cosiddette rotte dei Balcani: parte dall'Afghanistan attraversa Iran e Turchia, transita nei Paesi dei Balcani e giunge in Europa.
La situazione secondo il direttore dell'Unodccp, e' tale che "tutti i Paesi sono partecipi del problema della droga in Afghanistan, e tutti devono dare il loro contributo per la sua soluzione".
 
 
 
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