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Narcotraffico e finanziamento destabilizzatori mondiali tipo Stato islamico. Continuare a farsi male?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
27 maggio 2015 13:42
 
 Secondo l'ufficio antidroga della Repubblica di Russia, lo Stato islamico (Is) ha trasformato il traffico di droghe nella sua principale fonte di finanziamento. Non sarebbe la prima volta che attivita' di destabilizzazione e di terrorismo sono finanziate da attivita' illecite molto lucrative, e il traffico di droghe e' la prima di queste attivita' a livello mondiale. Ovunque nel mondo sono diventati insignificanti i finanziamenti da parte degli Stati piu' o meno interessati alle destabilizzazioni (l'Unione Sovietica a suo tempo, l'Iran, Cuba, alcuni Paesi arabi, etc) in virtu' di un loro presunto nuovo ordine mondiale. A questa mancanza, ogni destabilizzatore si e' organizzato per conto proprio; hanno fatto scuola le Farc (Forze Armate colombiane rivoluzionarie) che, nonostante oggi siano in corso “trattative di pace” tra loro e il governo ufficiale della Colombia, continuano a svolgere la loro attivita' di controllo di produzione e traffici della cocaina che dal loro Paese invade il mondo. Oggi il governo del Venezuela viene accusato dall'Agenzia Antidroga Usa (DEA) di essere una sorta di hub delle droghe verso il resto del mondo. I famosi destabilizzatori del Triangolo d'Oro (Thailandia, Birmania, Laos e l'aggiunta del Vietnam), sono anch'essi in lotta per le loro rivendicazioni territoriali e rivoluzionarie, e si finanziano con i traffici di eroina. Cio' che accade in Afghanistan, nonostante gli aiuti internazionali, sono storia ordinaria di produzione e distribuzione delì'oppio. I vari destabilizzatori e tagliagole dell'Africa del nord ovest, non sono estranei ai traffici di cocaina che dal SudAmerica, usano i loro territori come transito verso l'Europa. Etc etc. (1).
Le abituali politiche antidroga di tutti gli Stati e istituzioni internazionali sono basate sulla repressione a tutti i livelli, con risultati che fino ad oggi hanno dato esiti contrari al previsto. Tant'e' che in diversi oggi si stanno ponendo il problema se l'approccio repressivo sia ancora da considerare quello utile, e la prossima sessione ONU del 2016 in materia, discutera' proprio di questo, anche grazie ad alcune politiche nazionali che, per conto loro e con molte polemiche, hanno gia' intrapreso strade legalitarie per produzione e distribuzione: Uruguay, diversi Stati Usa, Portogallo, Spagna, Olanda, etc..
La notizia che oggi ci arriva dalla Russia rispetto allo Stato islamico, molto d'attualita' rispetto a iniziative e presenza destabilizzatrice e violenta, quanto minino ci deve far porre una domanda: si puo' impedire che abbiano i soldi necessari per le loro politiche? Forse si', se le droghe non continuassero ad essere considerate un prodotto illegale che alimenta altrettanto mercato illegale, con relativi guadagni stellari tipici di quando si opera in regime di proibizionismo.
E non sarebbe una domanda relativa al solo Stato islamico. Pensiamo alla scia quotidiana di violenza e morte che attanaglia il Messico. Pensiamo al coinvolgimento delle istituzioni piu' o meno deboli in Paesi altrettanto deboli per la loro qualita' di vita e istituzionale: corruzione, etc. Pensiamo anche a cio' che accade nei nostri confini nazionali, con le principali malavite organizzate ormai al centro del mondo per il loro business col narcotraffico.
Cosa potrebbe accadere se a questi destabilizzatori si levasse il terreno sotto i piedi, andando alla loro radice: la materia prima dei loro finanziamenti che, diventata legale, verrebbe tolta dal loro dominio? La realizzazione non e' altrettanto semplice ed immediata. Ma se si continua a perseverare in cio' che ha portato ad acuire ed espandere il problema, senza mai cominciare una strada alternativa per difficile che possa essere all'inizio, possiamo solo dire che piu' d'uno, in Italia, in Europa e nel mondo, e' piu' che stolto, e' complice!

(1) informazioni quotidiane in merito si possono leggere sul nostro specifico canale web dedicato alla materia
 
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