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L'irriverente. Droghe e sicurezza stradale. Ma il ministro Alfano sa cosa dice?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
6 ottobre 2014 17:41
 
 “Per i consumatori abituali di stupefacenti sono necessari controlli con frequenza straordinaria per evitare che le patenti diventino licenze di uccidere. Procederemo quindi a scrivere una norma che preveda questi controlli frequenti". "Credo che l'idea dell'ergastolo alla patente sia la sanzione più corretta in questi casi. Condivido l'approccio europeo che nega il diritto alla patente per questi soggetti".
Cosi' il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, oggi in un workshop europeo sulla sicurezza stradale.
Ci ha colpito l'uso della parola “ergastolo”. In un Paese che e' l'alfiere in tutto il mondo contro la pena di morte, immaginiamo, il ministro Alfano non ha potuto utilizzare una espressione tipo “pena di morte per la patente” (anche se ha espresso il medesimo concetto), ma si e' limitato alla maschia, dura e forte espressione di “ergastolo”, coniando un infelice nuovo modo di dire per esprimere il piu' banale e semplice concetto di “divieto”.
Non sappiamo come intendera' esplicitare normativamente questo “ergastolo”, visto che gia' oggi la norma prevede il divieto di guida e di patente per chi e' tossicodipendente, ma -ovviamene- se uno si disintossica puo' prendere la patente, altrimenti sarebbe un provvedimento anticostituzionale. Ma se Alfano quella patente l'ha messa all'ergastolo, come fara'? Ci saranno le attenuanti per buona condotta? Insomma, non sara' un ergastolo. E allora, perche' chiamarlo “ergastolo”? Probabilmente perche' Alfano non trovava una parola piu' dura per cercare di “scandalizzare” i media (che non si scandalizzano piu', cosi' come gli utenti dei media). E quindi, ecco il solito teatrino lessicale.

 
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