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Gioco d'azzardo e divieti. Gli errori e i danni del Sindaco di Firenze
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Comunicato di Vincenzo Donvito
3 settembre 2016 13:37
 
 Il Sindaco del Comune di Firenze ha preannunciato un provvedimento che dovrebbe essere esecutivo a breve per limitare l'uso del gioco d'azzardo. Si tratta di una limitazione degli orari e dei luoghi in cui puo' essere praticato e un inasprimento delle multe per le violazioni.
Ci dispiace che il Sindaco abbia una visione cosi' corta del problema delle dipendenze, nonostante sul problema cannabis nei giorni scorsi abbia espresso il suo favore per la proposta di legge Giachetti (ma, probabilmente, perche' per la cannabis -nonostante le bufere di molti che fanno finta di essere ignoranti- non e' questione di dipendenza, ma solo di ordine pubblico e liberta' individuali). La storia italiana e non solo, ci ha ampiamente dimostrato che non esiste una dipendenza che sia stata sconfitta col proibizionismo: alcool, tabacco, droghe pesanti oggi illegali, cibo, etc. Anzi, tutte le volte che c'e' stato e c'e' il proibizionismo (che e' il caso attuale delle droghe pesanti), il problema si e' sempre acuito, per i singoli e per la societa'. Il proibizionismo crea clandestinita', perche' se alla domanda non si trova risposta, a fronte del desiderio che diventa dipendenza (ma anche solo il desiderio), non c'e' norma o barriera legislativa o prospettiva di multe o galera che tenga. E' stato cosi' per l'alcool quando fu vietato nel secolo scorso in Usa, ed e' oggi cosi' per droghe tipo cocaina, eroina, metamfetamine, etc.: consumatori in crescita, mercato clandestino in crescita, disordine pubblico in crescita. L'esempio del tabacco e' sintomatico: i consumi non sono crollati perche' c'e' il divieto di fumare nei cinema o nei ristoranti o nei mezzi di trasporto, ma perche' attente, mirate e scrupolose campagne di prevenzione hanno spiegato ai piu' i vantaggi della non-dipendenza. I fumatori continuano ad esserci e sono sempre meno maleducati che in passato, quando l'epidemia del fumo passivo costringeva a fumare anche chi non voleva; ma questi fumatori sono “protetti” e rispettati, dalle norme e dalle loro precedenti vittime. Si puo', cioe', convivere anche con chi decide di farsi male da solo. E' la politica di riduzione del danno che, nella fattispecie del gioco d'azzardo, non si capisce perche' non debba seguire le logiche del tabacco ma essere considerata roba da appestati.
Per quanto ci riguarda non faremmo nessuna legge in merito. Ognuno si dovrebbe gestire come crede, nel rispetto delle normative di sicurezza e salubrita' dei luoghi pubblici. Allo Stato e alla pubblica amministrazione il compito di prevenzione verso le scelte dei singoli. Proprio come il tabacco, da cui non ci risulta che si possa fumare solo in alcuni posti in alcune fasce di orario (la normativa del Sindaco fiorentino porta l'orario di apertura delle sale gioco dalle 16 alle 22 rispetto all'attuale 12-24... che gia' era di per se' limitativo e foriero di illegalita').
La politica di prevenzione delle dipendenze e' una cosa molto delicata, che deve operare sulle scelte dei singoli senza ledere le loro liberta' e la liberta' di tutti. Non ci possono mai essere risultati immediati, come invece vorrebbe ottenere il provvedimento proibizionista, ma ci vuole tempo e, soprattutto, occorre lavorare molto sulla prevenzione, a partire dalle scuole... ma non col terrorismo ideologico del male da evitare, bensi' con la conoscenza del fenomeno e la consapevolezza di azioni e reazioni sui singoli e sulla societa'. La prevenzione non puo' che partire dalla presa d'atto dell'esistenza di individui, ognuno diverso dall'altro, e dalle loro scelte; senza dimenticare che nel bagaglio culturale ed emozionale dell'individuo c'e' anche quello che ad altri puo' sembrare irrazionale. Compito dello Stato non e' dire cio' che e' buono e cio' che e' cattivo per se stessi, ma disciplinare perche' la liberta' del singolo sia rispettata senza ledere quella degli altri. Qualcuno dira': ma e' proprio quello che vuole fare il Sindaco fiorentino, limitando solo gli orari per il gioco, non certo vietarlo in assoluto... ma e' proprio qui l'errore, secondo noi: partiamo dall'esperienza del proibizionismo (anche non assoluto come nella nostra fattispecie), la prevenzione va fatta non limitando la liberta', ma lasciandola tale in assoluto e lavorando sul convincimento dei singoli e sulla costruzione di alternative similarmente ludiche e variegate.
Ma forse, quello che auspichiamo, fa meno spettacolo della “mascella dura” di chi, come il Sindaco fiorentino, sembra voler parlare solo alla pancia e non alla testa dei suoi amministrati. Siamo nel 2016, siamo nell'era digitale a 360 gradi, e credere che limitare gli orari dell'apertura delle sale gioco possa servire a produrre meno dipendenza, e' illusorio e peggiorativo: chi potra' impedire che chiunque si rinchiuda in casa collegandosi ad un qualunque sito web nel mondo per vivere la sua passione/dipendenza? Nessuno; e questo momento del gioco sara' vissuto piu' clandestino, piu' fobico e quindi piu' dannoso per il singolo in quel momento e per la societa' quando costui stacchera' dal pc della sua stanza e vivra' la sua vita sociale. Se invece potra' giocare in una qualunque macchinetta in un qualunque luogo pubblico a qualunque ora, facendo si' che questi luoghi pubblici non siano dei ghetti del settore (e quindi non limitare la presenza di queste macchinette solo ad alcuni e specifici luoghi pubblici), la possibilita' di farsi meno male, per se' e per gli altri, e' altamente piu' probabile: in questi luoghi pubblici ci saranno persone, altri giochi, altre distrazioni... umanita' e, si sa, l'individuo tende ad aggregarsi piu' che ad isolarsi. 
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