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Rio de Janerio, la ‘città meravigliosa’ nella morsa della violenza del narcotraffico
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Articolo di Redazione
29 gennaio 2017 18:42
 
Río de Janeiro, chiamata “Cidade Maravilhosa”, comincia il 2017 con una forte crisi economica e un’altra, non meno grave, di sicurezza: una media di 14 morti al giorno in circostanze violente, una persona colpita da arma da fuoco ogni otto e e un’arma sequestrata ogni ora.
Solo nelle prime tre settimane dell’anno hanno perso la vita 16 poliziotti nello Stato di Rio de Janeiro ed e’ stata registrata una media di 18 conflitti armati al giorno.
Negli ultimi dieci anni, 31 bambini sono morti per pallottole vaganti, 18 dal 2014.
La piccola Sofia Braga, di 2 anni, e’ l’ultima vittima. E’ stata colpita da un proiettile vagante lo scorso fine settimana mentre giocava nel parco bambini di un ristorante nella zona nord della citta’.
Secondo stime ufficiali, tra gennaio e novembre dello scorso anno sono stati registrati 4.158 assassinii, qualcosa come 14 al giorno, quasi il 20 per cento in piu’ rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I dati sono sconvolgenti e mettono in evidenza la sconfitta delle politiche avviate dalle precedenti amministrazioni statali e la necessita’ di trovare alternative per garantire la sicurezza dei cittadini.
“Fuoco incrociato”, una app lanciata da Amnesty International a luglio del 2016 che permette ai cariocas di avvisare i propri vicini in tempo reale sulle sparatorie e gli assalti in modo che possano evitare le zone pericolose, e’ lo specchio del risultato della crisi di sicurezza a Rio de Janeiro.
Con piu’ di 50.000 download, dalla sua creazione sono stati segnalate 2.517 sparatorie che hanno causato 539 morti e 570 feriti.
Solo quattro dei piu’ importanti ospedali di Rio fanno sapere che lo scorso anno hanno registrato 1.133 ingressi di persone ferite da colpi di arma da fuoco, piu’ del doppio rispetto all’anno precedente, quando ne furono registrati 720.
La proliferazione e la mancanza di controllo sulle armi, ed altro, sono i grossi problemi: negli ultimi dieci anni, la polizia ha sequestrato piu’ di 83.000 armi che, nella maggior parte dei casi, erano nelle mani di bande di narcotrafficanti che avevano sotto controllo le favelas di Rio, nonostante il programma di pacificazione portato avanti da otto anni dalle istituzioni.
Gli esperti fanno sapere dell’allarmante aumento delle armi di grosso calibro, specialmente fucili, che sono sequestrate: da 214 degli ultimi dieci anni alle 371 dell’anno scorso, il che presuppone un aumento del 72%.
Il volume delle armi in circolazione e’ proprio il motivo dell’aumento della violenza, secondo Amnesty International.
“Un alto numero di armi in circolazione, scontri tra gruppi criminali, operazioni di polizia che usano la logica dello scontro o il traffico di droghe, sono fattori che possono spiegare l’alto indice di violenza armata”, dice un comunicato di questa settimana.
“La frequenza degli scontri armati a Rio de Janeiro e’ scioccante. I primi sei mesi di “Fuoco incrociato” fanno conoscere la escalation della violenza armata in citta”, dice Renata Necer, assessore ai diritti umani di Amnesty International.
Per il presidente della ONG Rio de Paz, Antonio Carlos Costa, “stiamo vivendo in un contesto di guerra della droga”. "Rio de Janeiro e’ una citta’ che vive in questo clima, colpita da munizioni ed armi, che si estendono in tutta la regione metropolitana”, dice all’agenzia EFE.
Gli esperti chiedono una riflessione sui mezzi da adottare ed i fallimenti delle iniziative gia’ in corso, come la Unidades de Policia Pacificadora (UPP) installata nelle favelas.
“Risalta il fatto che in zone ‘pacificate’ come il Complexo de Penha o quello di Alemao, ci sono 29 morti -4 dei quali sono poliziotti- e 56 feriti -25 poliziotti. Queste zone avrebbero dovuto essere un esempio di sicurezza pubblica (…). Il progetto delle UPP non dimostra di aver portato qualcosa di nuovo contro gli abusi”, denuncia la ricercatrice e direttrice di Fuoco Incrociato, Cecilia Olliveira.
“Questo dimostra in forma accentuata un modello come quello dello scontro, che causa perdite irreparabili per i residenti”.
Intanto, il segretario alla Sicurezza Pubblica di Rio, Roberto Sa’, perora maggiori pene per uso e vendita di armi, raddoppiando quelle attuali, che sarebbero portate da tre a sei anni.
Una soluzione quanto meno parziale di fronte alla gigantesca crisi di sicurezza che e’ in corso a Rio de Janeiro.

(da un lancio dell’agenzia EFE del 29/01/2017)
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