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Gli eredi di Pablo Escobar nel narcotraffico colombiano
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Articolo di Redazione
5 giugno 2017 18:06
 
 Meno frammentati e meno gerarchici. Cosi’ sono gli eredi dei grandi cartelli della droga. La nuova strutturazione di business a rete, crea difficolta’ per l’azione delle autorita.
Hacienda Napoles ricorda ancora oggi il giorno della massima notorieta’ del cartello di Medellin, una delle maggiori organizzazioni dedite al narcotraffico che sono mai state conosciute sul Pianeta. Il vecchio quartier generale di Pablo Emilio Escobar Gaviria, il capo dei capi della droga in Colombia, e’ oggi un parco d’attrazione con albergo e zoo. E ci sono anche gli ippopotami importati a suo tempo dal narco.
Da Haciénda Nápoles si ordinavano attentati, esecuzioni e sequestri quando il cartello di Medellin dominava tutta la catena di produzione e distribuzione della cocaina in Colombia. Escobar controllava le piantagioni, i laboratori, il contrabbando, la distribuzione e l’esportazione della droga. Quasi nulla sfuggiva al suo controllo. Era un’altra epoca. Il capo fu ucciso nel 1993. Con lui si estinse il cartello di Medellin, colpito mortalmente da diversi mesi per la pressione delle autorita'. Due anni dopo cadde anche l’organizzazione rivale, il cartello di Cali.
La scomparsa di entrambi significo’ la fine di un modello: quello dei superpotenti monopoli del narcotraffico colombiano. Il Paese fino ad allora conoscevo solo un modo di produrre droga. Attraverso grandi organizzazioni, molto gerarchizzate e localizzate in punti ben precisi della geografia nazionale. Oggi, niente e’ piu’ come prima. La struttura del traffico di droga e’ cambiata, sono apparsi nuovi gruppi, piu’ piccoli e specializzati. Nessun gruppo controlla tutta la catena del traffico di cocaina in Colombia. Sono organizzati in reti di piccole cellule.
“Il narcotraffico si e’ frammentato. Oggi si articola in una organizzazione a forma di rete che funziona con alleanze o patti tra realta’ locali articolate in base al business”. Commenta a El Confidential Juan Garzòn, esperto colombiano nel mercato illegale di droga. “In questo c’e’ stata la presenza dell’offensiva dello Stato, con la cattura di importanti personaggi del business. Mentre i conflitti tra diversi gruppi sono stati molto forti in alcune zone”. La nuova struttura del business a rete, composta da numerose cellule, rende difficile l’iniziativa delle autorita’. I collegamenti che vengono meno nella rete sono rapidamente sostituiti, impedendo cosi’ che si possano fermare le azioni criminali.
Gli attori di questo business si sono solo moltiplicati. Talvolta sono anche molto specializzati. Ci sono quelli che dirigono i loro sforzi verso l’esportazione della droga o ad investire nelle zone di coltivazione. Alcuni si dedicano a comprare la produzione. Altri alla trasformazione. “La frammentazione segue anche la diversificazione dei mercati illegali. Oggi ci sono anche altre attivita’ illegali che hanno acquisito importanza, come l’estrazione mineraria illegale, il contrabbando e l’estorsione”, dice Garzòn.
Secondo i dati Onu sulle droghe, l’esportazione di cocaina riguarda entrate da 940 a 1.400 milioni di euro per le organizzazioni criminali colombiane.
La cautela come arma
I nuovi gruppi del narcotraffico si organizzano in modo piu’ orizzontale rispetto ai vecchi cartelli. Non esistono capi dominanti come Escobar. La disciplina e’ minore, le loro reti di lavaggio di denaro sono piu’ elaborate e spesso sono piu’ geograficamente disseminate, creando difficolta’ all’individuazione da parte delle autorita’.
La cautela e’ la loro migliore arma. Per questo, anche se i nuovi narcos sono sempre piu’ violenti, le loro azioni armate non sono cosi’ eclatanti come quelle in cui si cimentava il cartello di Medellin, istigatore di attentati sanguinari come quello con cui attaccarono bombardandolo il volo 203 dell’Avianca, nel 1989, in cui morirono 110 persone. Un’azione di questo calibro potrebbe scombussolare pesantemente le nuove organizzazioni. Attrarrebbe l’attenzione delle autorita’ di mezzo mondo. E questo sarebbe peggio del peggior nemico dei narcotrafficanti: i corpi di sicurezza degli Usa.
Fagocitati dai messicani
La frammentazione dei narco colombiani ha fatto crescere il condizionamento dei cartelli messicani in tutto il Paese. Gruppi come Los Zetas sono quelli che oggi controllano l’esportazione della cocaina vergo gli Stati Uniti. “I trafficanti colombiani hanno perso controllo e capacita’ decisionale col rafforzamento della rotta della droga verso il Centroamerica. Messicani e centroamericani hanno acquisito un controllo molto importante, dice Garzòn.
I narcos colombiani, in cambio, hanno rafforzato la loro presenza nella rotta africana e in quella che li lega direttamente all’Europa attraverso il mare, che coinvolge Paesi come Venezuela, Brasile e Argentina. “C’e’ stata una diaspora criminale. I leader del traffico illegale colombiano hanno optato per trasferirsi in altri Paesi alla ricerca di sicurezza, anonimato e, diciamo, nuova imprenditoria. Se guardiamo gli ultimi arresti di narcos colombiani, sono stati fuori del Paese”.
Una transizione violenta
Il cambiamento del narcotraffico in Colombia non e’ stato, ne’ piu’ ne’ meno, pacifico. Il vuoto di potere dei grandi monopoli a meta’ degli anni 90 porto' a centinaia di morti in tutto il Paese. I successori immediati furono il cartello di Norte del Valle, sorto dalle ceneri del cartello di Cali, e le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), il gruppo paramilitare piu’ sanguinario della Colombia, composto, in parte, da vecchi appartenenti al cartello di Medellin.
“L’associazione tra narcotraffico e paramilitari e’ molto vicina. In molte zone sono due aspetti dello stesso fenomeno. Gruppi che si confrontano con la guerriglia sono a loro volta eserciti privati di organizzazioni di trafficanti”. Cosi’ accadde quando i due principali gruppo sovversivi del Paese, Le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberaciòn Nacional (ELN), entrarono di peso nel business.
“Il ruolo svolto dai guerriglieri ha molto a che fare con il loro controllo del territorio. Le FARC erano installate in zone periferiche molto importanti per la coltivazione della coca. Ma anche in corridoi strategici per il traffico. Esigevano imposte per la loro attivita’. Fu una fonte di guadagno. In alcuni luoghi gestivano le transazioni alleandosi con organizzazioni criminali. Tutto era basato sulla capacita’ di controllare le popolazioni, offrendo sicurezza e capacita’ di resistere alla presenza dello Stato”.
Vincoli coi politici
In questo contesto non esisteva nessun gruppo che era in grado di controllare tutte le fasi del traffico di droghe, In base a questo, esistevano comunque figure riconoscibili, come Diego Fernando Murillo, alias “Don Berna”, ex-membro del cartello di Medellin. Era la scorta di Fernando “El Negro” Galeano, uno dei soci di Escobar. Il capo decise di uccidere “El Negro” e Don Berna cambio’ banda, facendo parte dei gruppi che tenevan testa al leader del cartello di Medellin.
Fu leader per diversi anni del gruppo di narcotraffico conosciuto come “La Oficina de Envigado”, che comincio’ a crescere alla fine degli anni 90. Fu anche comandante delle AUC. Sono noti i suoi rapporti con imprenditori, procuratori e forze armate. Le connessioni dei narcotrafficanti con le alte sfere della vita pubblica erano, in quell’epoca, al loro massimo apice. Qualcosa come 65 deputati furono arrestati nel 2006 per essersi avvalsi di appoggio paramilitare per essere eletti.
Evoluzione dopo lo smantellamento delle AUC
I sospetti si estesero anche nell’entourage del presidente Alvaro Uribe. Suo padre fu accusato di avere rapporti coi narcotrafficanti di Medellin. Suo fratello aveva un giudizio pendente per i suoi rapporti coi paramilitari di Antioquia. Fu Uribe, comunque, che promosse lo smantellamento delle Auc tra il 2003 e il 2006. Don Berna, per esempio, fu catturato nel 2005 dopo una spettacolare operazione di caccia all’uomo da parte delle autorita’.
Lo smantellamento del maggior gruppo paramilitare del Paese provoco' una nuova evoluzione dei gruppi di narcotrafficanti. Alcuni leader non contenti del fatto che le attivita’ dovessero terminare, continuarono comunque col business della cocaina, formando gruppi piu’ piccoli, nel periodo in cui il cartello di Norte del Valle era agonizzante per le lotte di potere tra i suoi membri. Se in questo momento c’era una rete egemone nel narcotraffico colombiano, che realmente operava a livello nazionale, questo era il Clan del Golfo, conosciuto in precedenza come gli Urabeños, e formato in parte da ex-membri delle AUC.
Cambiamenti dopo la smobilitazione delle FARC
Il processo di evoluzione del narco colombiano e’ entrato attualmente in una nuova fase. Il detonatore e’ stata la firma degli accordi di pace tra le FARC e il governo colombiano. “I territori dove stava la guerriglia sono stati occupati oggi da forze armate illegali che controllano le coltivazioni di coca e le rotte dove si muove la droga. E’ possibile che la guerra per il controllo del narcotraffico sia piu’ cruenta per l’uscita delle FARC dal business. L’ ingresso di cartelli stranieri e’ sempre piu’ evidente”, dice Julian Quinteros, membro di Acción Técnica Social, una ONG colombiana che progetta politiche pubbliche per far fronte al consumo di droghe.
Il governo di Juan Manuel Santos sta negoziando un altro accordo con l’ELN. La seconda maggior guerriglia della Colombia si sta disputando il territorio lasciato dalle FARC. La sua smobilitazione accentuera’ l’evoluzione del mercato delle droghe in Colombia. Altri membri dissidenti delle FARC hanno deciso, intanto, di continuare il business. Circa 300 guerriglieri non si sono adeguati al processo di smobilitazione. Esiste il pericolo, secondo gli esperti, che spuntino altre guerriglie se gli accordi di pace non saranno implementati con celerita’’.
Cio’ che continua ad esistere e’ il legame tra le organizzazioni di narcotrafficanti e la forza pubblica e i personaggi della politica, anche se con un profilo piu’ basso: “Le connessioni continuano ad estendersi, per cui e’ difficile controllarle a livello nazionale. Sono molto piu’ frequenti a livello locale. La corruzione delle Forze Armate e della polizia e’ una condizione perche’ nei territori possano transitare i prodotti chimici necessari per la fabbricazione della droghe perche’ il prodotto possa essere trasferito e uscire dai porti del Paese”, dice Garzòn.
L’esperto perora un rafforzamento della lotta nei punti piu’ forti della catena e non nei piccoli elementi come piccoli venditori delle citta’ o i corrieri umani che portano la droga in Europa e in Usa. “La nostra societa’ si e’ dedicata a perseguire e non a prevenite. Quando le autorita’ riescono a chiudere una forma di narcotraffico, ce ne sono altre due o tre nuove, dando una falsa concezione del risultato, consentendo ai narcos di proseguire nel loro business” dice Quinteros, auspicando la sensibilizzazione della popolazione per venire a capo di un business che ha dilagato in Colombia per piu’ di quaranta anni.

(articolo di Héctor Estepa, pubblicato sul quotidiano El Confidencial del 05/06/2017)
 
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