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Droghe, la guerra persa. Il costo della sicurezza in Italia
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Articolo di Robert Paulson
19 novembre 2018 9:27
 
Lo spread, le coperture, i fondi, gli stanziamenti, sono parole che quotidianamente echeggiano nei giornali, più con l’obbiettivo di confondere i cittadini che spiegare come i soldi, che escono dalle tasche di Pantalone, finiscono nelle tasche dei Ministeri e come vengono spesi.

E’ notizia recente – fonte Sole 24 Ore - un interessante progetto di trasparenza delle spese dello Stato a disposizione dei cittadini per capire meglio come i propri soldi vengono spesi.

Così, una piccola inclinazione verso i numeri e un po’ di curiosità, possono portare qualsiasi cittadino a farsi un’idea dei soldi che ciascun Ministro ha a disposizione e poter valutare il loro operato su basi piuttosto oggettive. Quello che spendono, serve a ottenere i risultati prefissati?

Sulla base dei dati forniti dal sito Budget.gov.it si può così scoprire quanti soldi finiscono a disposizione del ministro Tria, piuttosto che al ministro degli Interni Salvini, o al Ministro dello Sviluppo Di Maio.



Il grande tema di cui non si fa altro che parlare tutti i giorni è “La Sicurezza”!

Per questo macro tema è giusto chiamare in causa tre rappresentanti del Governo; il Ministro Matteo Salvini, il Ministro Elisabetta Trenta e il Ministro Alfonso Bonafede. Questi tre Ministri possono essere chiamati in causa sul tema “Sicurezza”, perché, la sinergia tra questi tre rami del governo può rendere la macchina statale efficiente per i temi della certezza della pena, del contrasto del crimine e del presidio del territorio.

Tutti e tre questi esponenti sono sistematicamente chiamati in causa, per quanto di competenza, a trattare le materie di loro giurisdizione.

Prendiamo il tema “droga”, la voce che in materia di sicurezza dà la maggiore preoccupazione ai cittadini, per i risvolti legati al crimine organizzato, alla assenza di presenza dello Stato, al persistente senso di insicurezza che una scarsa attenzione verso questo tema può fare emergere nei cittadini.

La legge sulla droga (sulla quale tutti e tre i ministri sarebbero interessati ad esprimere un’opinione e ad attivarsi per ridurne i danni sociali oltre che ridimensionare il problema riducendo la diffusione di stupefacenti) porta danni al sistema Giudiziario di competenza del ministro della Giustizia (in forma di sovraffollamento carcerario, lievitazione dei processi penali, ritardi nell’emissione delle sentenze), drena risorse per il contrasto ai crimini predatori (se la polizia viene dispiegata massivamente per sgominare traffici di droga, ci saranno meno forze dell’ordine per perseguire le rapine, i furti, il traffico di persone ecc…), può richiedere una maggiore presenza sul territorio di forze militari (di competenza del ministro della Difesa per quanto riguarda il dispiego del Corpo dei Carabinieri).



Il ministero della Difesa per “Spese di personale per la missione difesa e sicurezza del territorio ministero Difesa (approntamento e impiego carabinieri per la difesa e la sicurezza)” ha a disposizione circa 5,9 miliardi di Euro al fine di garantire l’“approntamento e impiego carabinieri per la difesa e la sicurezza”.



La stessa somma è a disposizione del ministero per gli Interni per “spese di personale per il programma (polizia di stato)” con l’obiettivo di “contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica”.



Il ministero della Giustizia, per garantire al crimine la “giusta punizione”, spende: 1,8 miliardi in “spese di personale per il programma (magistrati giustizia penale e civile)”, 2 miliardi per “spese di personale per il programma (polizia penitenziaria, amministrazione penitenziaria)”, 1, 3 miliardi per “spese di personale per il programma (personale civile, giustizia civile e penale)”





Il costo della “sicurezza” in Italia, lo si può quindi stimare come una somma delle voci riguardanti i 3 Ministeri, per farsi un idea di quanto Pantalone spende per prendere un criminale e garantirlo alla giustizia.

Alla luce di questi numeri, il costo della sicurezza può essere stimato attorno ai 16,9 miliari di euro, più o meno distribuito equamente tra i tre ministeri.
Ma veniamo alla “droga”. Il sistema carcerario è sovraffollato e il 30% dei detenuti è tossicodipendente. Prendendo questo dato come riferimento per il “peso” che il tema droga incide sulla sicurezza, oltre 5 miliardi di Euro vengono annualmente spesi, tra i diversi ministeri, per contrastare la diffusione di droga ( 5,9 miliardi Interni + 5,9 miliardi difesa + 5,1 Giustizia = 16,9 miliardi x 30% = 5,07 miliardi spesi per la “droga”).

La grande domanda alla quale i ministri dovrebbero rispondere è: spendere tutti questi soldi, funziona?

Stando all’allarme sociale legato al ritorno di eroina e cocaina, la dilagante diffusione di cannabis tra i giovani, sembrerebbe di no.

Stando alle “stime ufficiali”, sembra che la droga in circolazione sia sempre meno. Infatti, i “dati ufficiali”, registravano nel 2013, un mercato della cannabis che valeva circa 7 miliardi, e nel 2015 (dati istat riportati anche nella relazione del DPA 2018), poco più di 4 miliardi, con una diminuzione di quasi il 40% in 3 anni! Stupefacente! Altro formidabile risultato è l’incredibile aumento del valore del mercato della cocaina; si passa da una stima del valore della cocaina pari a circa 1 miliardo del 2009, agli strabilianti 6 miliardi di valore del 2015. Può chiamarsi fallimento questo? Non per il crimine organizzato. Per Pantalone invece, chiamarlo un successo potrebbe essere eccessivo.

La realtà è che la criminalità ha molti più soldi dello Stato, guadagna più dal mercato della droga, rispetto a quanto lo stato debba spendere per questo problema, che è di carattere sanitario e non di ordine sociale.

Se si pensa che attorno agli anni 2000 il mercato era stimato attorno ai 50 miliardi di dollari, di cui 25 erano il solo valore del mercato della cannabis, si può delineare meglio la portata del fallimento della guerra alla droga. Un attento tentativo di manipolazione dei numeri, per distogliere l’attenzione pubblica dalla dimensione inimmaginabile del problema. Per la politica, la più “bella bugia” da raccontare; la guerra alla droga “serve” per combattere la droga.

Tornando ai soldi che il governo spende per contrastare il traffico di droga, oltre ad evidenziare delle stime ufficiali non attendibili, si evidenzia un fallimento clamoroso nella capacità di contenere i danni sociali di una sostanza dal basso impatto sull’individuo come la cannabis a favore della diffusione di sostanze più dannose per i cittadini e più remunerative per il crimine come eroina e cocaina.

Infatti la sostanza che impiega maggiormente le forze dell’ordine è la cannabis e i suoi derivati; circa l’80% dei sequestri riguardano infatti questa sostanza.



Alla luce di questi numeri, si evidenzia quanto sia indispensabile, per una corretta pianificazione delle azioni da intraprendere, una base dati attendibile per valutare i “costi e benefici” di politiche alternative alla attuale “guerra alla droga”. Questa guerra civile (perché le vittime si contano sia come morti per overdose che come morti “dello Stato” come i casi Cucchi, Aldrovandi, Uva, Bianzino ecc…) deve finire. La necessità di una pace sociale, oggi, è una richiesta pressante della società. La sicurezza passa per la libertà e la garanzia che un cittadino consapevole, non facendo male ad altri, possa sentirsi sicuro di vivere una esistenza senza la paura di essere perseguitato. La politica di discriminazione dei consumatori di stupefacenti ha portato all’attuale fallimento, che questo governo deve prendersi carico al fine di cambiare rotta.

I soldi che il Governo spende sono soldi dei cittadini e nessun cittadino mediamente capace di intendere e di volere, può sostenere una politica che, spendendo inutilmente soldi, crea più danni che miglioramenti, maggiore insicurezza laddove viene richiesta serenità, maggior disagio là dove è necessario trovare una società accogliente.

Quanto costerebbe in più se si seguissero le “indicazioni” del Ministro Salvini, nel caso si quintuplicasse il costo a carico del sistema carcerario?

Potrebbe significare quintuplicare i costi a carico del ministero della Giustizia; e noi sappiamo quanto viene speso, per la droga, al ministero delle Giustizia (5,1 miliardi x 30% = 1,53 miliardi ; 1,53 x 5 = 7,65 miliardi). E questa potrebbe essere una stima conservativa degli effettivi costi sociali.

Non ci sono i soldi per le pensioni, non ci sono i soldi per il lavoro, non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza, ma si devono spendere soldi in dannosissima repressione?

Quando legalizzare la cannabis significherebbe:
- riduzione del crimine
- riduzione della diffusione di stupefacenti
- aumento del lavoro
- maggiori risorse economiche per: pagare le pensioni, garantire un reddito universale e migliori investimenti in sanità e istruzione

Non può essere accettato che chi si occupa di sicurezza, voglia rendere le nostre strade terreno di guerra. Dobbiamo togliere la criminalità dalle strade, non fomentarla! Anche il Messico, devastato da una guerra tra i cartelli della droga e lo Stato, sta considerando la legalizzazione della cannabis; le maggiori istituzioni giudiziarie si sono espresse a favore in più casi in questo Paese; anche il ministro degli Esteri Messicano ha compreso l’importanza che questa misura può apportare al benessere del Paese.

I questo periodo di crisi economica, un ministro dell’Interno che vuole incrementare i costi economici (e conseguentemente sociali), aggravando la “guerra civile” sulla droga, non sta adempiendo al compito di garantire la sicurezza dei cittadini. E’ una situazione che può ancora essere sostenuta?
 
 
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