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Rapporto annuale su tossicodipendenze: 517 morti per droga, 24mila morti per alcool
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Notizia 
11 luglio 2007 14:24
 
Nel 2006 in Italia si sono registrati 517 decessi dovuti ad intossicazione acuta da overdose.
Dopo il picco massimo toccato nel 1996 (con 1.556 deceduti), si e' registrata una progressiva diminuzione dei decessi fino al 2003 (in cui si sono contati 517 decessi) a cui ha fatto seguito una breve inversione di tendenza nel biennio 2004-2005 (con un dato annuale attestato intorno alle 650 unita') ed una nuova riduzione nel 2006, di circa il 20%, rispetto all'anno precedente. E' quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero.

La relazione rileva poi che dal 2001, l'eta' al decesso e' progressivamente aumentata: se all'inizio del periodo considerato circa il 36% dei decessi era costituito da over 35enni, nel 2006 tale quota sfiora il 50%. Relativamente costanti, invece, rimangono le morti per intossicazione acuta tra gli under 19enni che, nell'intero periodo, costituiscono circa il 2-3% dei casi (20 casi/anno).

In base ai dati forniti dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) attraverso il Registro Speciale di Mortalita' del Ministero dell'Interno, che rappresenta, seppur con alcuni limiti, la fonte piu' aggiornata dei dati, la Relazione spiega che la mortalita' acuta per droga e' un fenomeno prevalentemente maschile (si contano mediamente circa 10 decessi tra gli uomini per ogni decesso tra le donne): la percentuale delle donne sul totale dei decessi, dopo aver toccato il picco massimo del 12,2% nel 2003, e' passata dal 7,8% nel biennio successivo, all'11,4% nel 2006.
La Relazione, pero', punta anche a correlare queste dimensioni con quelle delle morti attribuibili a sostanze legali come alcol e tabacco. Secondo le ultime stime dell'Istituto Superiore di Sanita', ogni anno in Italia circa 24.000 decessi sono associati all'alcol e riguardano piu' di 17.000 uomini e circa 7.000 donne. Si evidenzia un tasso di mortalita' di 35 decessi su 100.000 abitanti per i maschi e di 8,4 decessi per le donne attribuibili all'alcol.

Le condizioni che presentano la piu' elevata frequenza di mortalita' alcol-attribuibile sono la cirrosi epatica e gli incidenti.
L'Istituto Superiore di Sanita' stima, inoltre, che circa 80.000 decessi ogni anno sono attribuibili al fumo, pari a circa il 14% di tutte le morti. Piu' del 34% di tutte le cause di morte attribuibili al fumo di sigaretta colpisce soggetti di 35-69 anni.

Inoltre, coloro che muoiono a causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di vita. Sono numerose le patologie associate al fumo di tabacco. La principale e' il carcinoma polmonare, la patologia piu' temuta per chi fuma: provoca circa 30mila morti l'anno. Negli uomini il fumo e' responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone e nelle donne nel 55% dei casi.
Per quanto riguarda la classificazione delle Regioni in base ai tassi di overdose e di consumatori problematici di sostanze stupefacenti, sono il Lazio e la Liguria le aree che, rispetto alle altre, presentano coerentemente valori particolarmente elevati di entrambi i tassi, a cui seguono, con analoga coerenza, Campania e Marche. A fronte di un elevato impatto della mortalita' per overdose, l'Umbria ha invece una posizione intermedia relativamente alla prevalenza stimata di utilizzatori problematici di sostanze, mentre in Toscana si rileva una situazione inversa.

Nel 48% dei casi rilevati nel 2006 la causa di morte - che si ricorda non e' basata su indagini tossicologiche ma su elementi circostanziali - non e' stata riconducibile con ragionevole sicurezza ad alcuna sostanza precisa, mentre nel 41% e nel 9% dei decessi questa e' stata attribuita rispettivamente all'eroina ed alla cocaina. Se l'eta' media al decesso e' pari a 35 anni per entrambe le sostanze, nella meta' dei casi i soggetti deceduti per eroina non avevano piu' di 35 anni, mentre quelli per cocaina non piu' di 32.

Dal 2001 la quota di morti attribuite ad intossicazione da eroina rimane sostanzialmente costante, mentre quella riconducibile alla cocaina e' passata, nello stesso lasso temporale, da circa il 2% al 9%; cio' significa, riferendosi ai dati assoluti, un incremento di circa 3 volte.
Nella meta' dei casi attribuiti all'effetto di una specifica sostanza, il decesso e' avvenuto presso l'abitazione; nei restanti casi, tra le overdose da eroina, il 16% e' avvenuto in strada, il 10% in locali pubblici e solo il 5% in ospedale, mentre diversa distribuzione si osserva nel caso dei decessi per cocaina, avvenuti nel 7% dei casi in strada, nel 13% in locali pubblici e nel 20% in ospedale.

Se si confrontano i dati delle Forze dell'Ordine con quelli del Gruppo Italiano Tossicologi Forensi, relativi a sei citta' italiane per il 2005, che si basano su riscontri analitico-tossicologici effettuati nei casi di decesso in cui sia stata disposta perizia medioco legale da parte della magistratura, si evidenzia una quota del 38,5% di morti con meno di 30 anni, attribuiti alla cocaina, a fronte dell'11,8% della quota dei corrispondenti soggetti rilevata dalla Dcsa per causa probabile. Quindi, rileva la relazione i decessi per overdose da cocaina rilevati su elementi circostanziali dal Registro della Dcsa sembrano sottostimare in modo rilevante l'effettiva mortalita' legata all'abuso di tale sostanza.

Dai dati emersi dallo studio longitudinale prospettico VEdeTTE, volto a valutare l'efficacia degli interventi effettuati dai Ser.T.
italiani nel trattamento della tossicodipendenza da eroina nella prevenzione della mortalita' per overdose e nella ritenzione in trattamento, si evidenzia che nel periodo di osservazione (in media 26 mesi), su una platea di 10.376 tossicodipendenti, si sono verificati complessivamente 190 decessi (l'80,5% e' costituito da maschi ed il 19,5% da femmine).
Il 36,8% dei decessi e' stato causato da overdose, seguono l'Aids e le cause violente che rappresentano rispettivamente il 20% e il 15,8% delle cause di morte. Lo Studio VEdeTTE ha dimostrato il potente effetto protettivo sul rischio mortalita' acuta esercitato dai trattamenti erogati dal sistema dei Servizi; tra i tossicodipendenti da eroina usciti dal trattamento (concluso o interrotto) il rischio di decesso acuto e' 11 volte superiore a quello rilevato tra coloro che sono rimasti in trattamento.

Il rischio di morte per overdose e' piu' elevato nei primi 30 giorni dall'uscita dal trattamento, in seguito all'alta frequenza di ricadute nell'uso di eroina. Se il rischio di morire e' pari all'1 per mille durante il trattamento, nel primo mese dall'uscita questo sale a 23 per mille, valore che scende al 7 per mille dopo piu' di 60 giorni dall'uscita. Qualora il trattamento sia di breve durata (per esempio un breve trattamento di disintossicazione orientato all'astinenza o un qualsiasi altro tipo di trattamento interrotto prematuramente), l'effetto protettivo del trattamento viene vanificato dal notevole eccesso di morte nel primo mese successivo alla sua fine.

Trattamenti di breve durata, rileva quindi la relazione, potrebbero quindi essere paradossalmente piu' pericolosi rispetto alla morte improvvisa da overdose dell'assenza di trattamento. La chiave di volta della protezione dalla mortalita' acuta da overdose sembra quindi essere rappresentata dalla ritenzione in trattamento.
Il fattore predittivo piu' significativo della ritenzione in trattamento e' il tipo di terapia, con una minor ritenzione per le terapie orientate all'astinenza, che terminano nel 50% dei casi dopo circa 100 giorni, e per le quali il rischio di abbandono e' piu' di tre volte piu' alto rispetto al mantenimento con metadone ad elevati dosaggi. Il 50% degli utenti incidenti risulta ancora in trattamento dopo circa 300 giorni, sia nel caso della comunita' terapeutica residenziale che del mantenimento con metadone.
Per il mantenimento con metadone, la ritenzione in trattamento e' influenzata dal dosaggio del farmaco: piu' alta e' la dose media giornaliera, maggiore e' la ritenzione.

Indipendentemente dal tipo di terapia, la ritenzione risulta maggiore nei trattamenti integrati; l'assenza di un trattamento psicosociale associato, raddoppia il rischio di lasciare il trattamento. In conclusione, lo studio VEdeTTE ha evidenziato l'importanza della durata del trattamento nel prevenire la morte.

Rispetto alla capacita' di mantenere in carico il paziente, i trattamenti presentano invece ampie differenze. I trattamenti di mantenimento con metadone (in particolare se con dosi superiori a 60 mg al giorno e integrati da un supporto psicosociale o da una psicoterapia), rivelano la massima capacita' di mantenere in trattamento. La comunita' terapeutica e' risultata poco inferiore al mantenimento con metadone nella ritenzione, almeno per quanto riguarda i nuovi utenti, mentre tutti gli altri trattamenti, hanno mostrato una minore capacita' di ritenzione.

'I preoccupanti dati relativi alla droga diffusi dal ministro Ferrero dovrebbero indurre ad un atteggiamento ancora piu' severo nei confronti dell'uso della droga. Gli atteggiamenti confusi di questo governo e gli annunci di maggiore tolleranza nei confronti delle droghe stanno condizionando negativamente il comportamento dei giovani'. Lo afferma il deputato di Alleanza nazionale Maurizio Gasparri.
'La legge Fini-Giovanardi va attuata con convinzione, non sabotata come fa l'attuale governo. Un esecutivo peraltro lacerato e quindi non in grado di avanzare nuove proposte a causa delle divisioni su una materia tanto delicata. Dobbiamo - prosegue l'esponente di An - combattere ogni droga e difendere la vita, sostenere il volontariato che opera per la prevenzione e il recupero, fare un discorso chiaro ai giovani senza gli atteggiamenti inaccettabili dell'attuale governo'.

"Molto probabilmente il dato sugli arresti menzionato nella relazione del ministro Ferrero relativo al periodo di riferimento 2001-2006 non e' veritiero". Cosi' Laura Bianconi, deputata di Forza Italia si chiede come sia possibile che la relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze presentata dal ministro della Solidarieta' sociale contenga i dati relativi agli arresti ed alle denunce per la detenzione illegale di sostanze stupefacenti avvenute nel periodo di maggio-ottobre 2006, in cui erano in vigore le nuove tabelle predisposte dal ministro della salute, visto- precisa la senatrice - che "sono in possesso di un documento del ministero della Giustizia, della fine di gennaio del 2007, in cui si precisa testualmente che: 'il dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi non e' in possesso di questi dati, poiche' oggetto di rilevazione da parte della competente articolazione ministeriale'.
I dati forniti oggi dal responsabile del dicastero sociale non sarebbero quindi veritieri perche' "non comprendono sicuramente quelli che si riferiscono agli ultimi sei mesi del 2006, in cui, ricordo, erano in vigore le nuove tabelle del ministero".
"Resta il fatto- spiega Bianconi- che alla luce di quanto emerso in questa relazione non capisco come il governo abbia potuto approvare provvedimenti volti a favorire l'utilizzo delle droghe, quale il diseducativo aumento sul quantitativo detenibile di cannabis per uso personale, per altro bocciato dal Tar". Come ho precisato al ministro Ferrero durante un audizione, continua la parlamentare azzurra "non possiamo permetterci che i nostri giovani, maggiori fruitori delle droghe, come riportato anche nella relazione, ricevano messaggi fuorvianti e contraddittori come quelli dati dal governo Prodi, le cui politiche sociali fanno acqua da tutte le parti". Il messaggio che come Istituzioni siamo tenuti a dare e' uno e uno soltanto, conclude Bianconi, "gli oppiacei e le droghe sono tutte sostanze pericolose che se assunte, soprattutto in eta' giovanile, possono avere effetti devastanti sulla salute con conseguenze gravissime, come confermato da una buona parte del mondo scientifico".

"La relazione di Ferrero e' l'ennesima testimonianza del fallimento della Fini-Giovanardi. Occorre accelerare i tempi per rivedere le norme attuali", dice la responsabile Giustizia dei Verdi, Paola Balducci, dopo che il ministro della Solidarieta', Ferrero, ha presentato la relazione sulle tossicodipendenze. "Di fronte al crescere dell'assunzione di droghe - aggiunge - ci auguriamo che il Consiglio dei ministri al piu' presto discuta il ddl sulle droghe presentato da Ferrero. La repressione non e' mai stata una ricetta efficace, vanno impostate politiche nuove per garantire prevenzione e riduzione del danno. Il centrodestra - conclude la deputata del Sole che Ride - vuole continuare a far finta di non aver fallito sulla lotta alle droghe, e' questa la vera mistificazione, ma sono le cifre a parlare chiaro".

L'eroina come il lambrusco? La relazione annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia e' mistificatoria. Questo e' in sostanza quanto pensa Carlo Giovanardi, deputato Udc.
"Riteniamo mistificatorio e culturalmente sbagliato- sottolinea Giovanardi- l'aver inserito per la prima volta nella "Relazione annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia" il tabacco e l'alcool che nel nostro ordinamento non sono considerate sostanze illecite: non e' possibile mettere assieme eroina e lambrusco". Bene pero' per Giovanardi "la diminuzione dei morti per overdose nel 2006 rispetto ai due anni precedenti: un trend di consumi che dopo il boom del recente passato per certe sostanze e fasce di eta' tende a stabilizzarsi, e soprattutto nessuna traccia delle catastrofiche previsioni di decine di migliaia di giovani che con la legge Fini-Giovanardi avrebbere dovuto finire in galera". E' in relazione a questi dati che per il firmatario della precedente legge sulle droghe "il ministro Ferrero ha voluto ammettere che il disegno di legge di modifica della normativa in vigore e' ancora in alto mare- conclude- per insanabili contrasti nel centro-sinistra su cosa fare".

"I dati espressi nella relazione annuale - dichiara Anna Serafini dei Ds - sono preoccupanti e fotografano una situazione complessa di cui due aspetti colpiscono chi come me si occupa di infanzia da anni: il calo nella percezione di pericolosita' di certe sostanze, che denota la mancanza di un'informazione reale e disincantata da parte dei ragazzi sugli effetti percepiti nel breve e nel lungo periodo e l'aumento di uso delle sostanze suddette nei casi di dispersione scolastica, tema quest'ultimo che ho avuto modo di approfondire nell'incontro avvenuto il 4 Luglio a Roma con Matilda Raffa Cuomo fondatrice dell'associazione internazionale "Mentoring USA" che basa i suoi progetti di supporto infantile sul metodo "one-to-one". Il problema della diffusione delle droghe tra gli adolescenti va affrontato in maniera multilaterale - prosegue la senatrice - e l'informazione, soprattutto nei media giovanili, assieme alle attivita' delle associazioni di volontariato sociale sono gli elementi da affiancare ad un'azione politica reticolare e consapevole".

L'Italia 'paga lo scotto di anni di permissivismo, del credo, tutto ideologico, del 'vietato vietare''. Cosi' si e' espressa Maria Rita Munizzi, presidente del Moige commentando la relazione sul consumo di droghe che ha evidenziato una crescita del consumo di cannabinoidi e di cocaina.
'Mentre con il fumo si fanno leggi restrittive e campagne di prevenzione e tutti conoscono la pericolosita' del fumo - aggiunge la Munizzi - per le droghe l'atteggiamento e' radicalmente diverso. In molti, troppi, credono che ci sia un 'uso' ammissibile della droga e casi di 'abuso'; questa mentalita' va sradicata'.
Per la presidente del Moige, i dati sul consumo di sostanze stupefacenti devono 'darci la sveglia: e' necessario cambiare rotta, uscire dalle posizioni ideologiche e applicare la tolleranza zero contro le droghe, senza nessuna distinzione tra 'leggere' e 'pesanti' perche' la droga e' droga e fa male sempre'.

La relazione presentata oggi sulle tossicodipendenze e' 'l'ennesima testimonianza del fallimento della Fini-Giovanardi'. Lo ha dichiarato Paola Balducci, responsabile giustizia dei Verdi commentando i dati emersi sul consumo delle droghe in Italia.
'Di fronte al crescere dell'assunzione di droghe - aggiunge Balducci - ci auguriamo che il Consiglio dei Ministri al piu' presto discuta il ddl sulle droghe. La repressione non e' mai stata una ricetta efficace, vanno impostate politiche nuove per garantire prevenzione e riduzione del danno. Il centro-destra - conclude la rappresentante dei Verdi - vuole continuare a far finta di non aver fallito sulla lotta alle droghe, e' questa la vera mistificazione, ma sono le cifre a parlare chiaro'.

"Dopo la relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze presentata dal ministro Ferrero urge una discussione seria e scevra da ideologismi sul consumo di sostanze stupefacenti in Italia". Così il senatore Mauro Bulgarelli di "Insieme con l'Unione" sul rapporto relativo all'anno 2006 presentato dal ministro della Solidarietà Sociale.
"I dati della relazione ci dicono almeno tre cose - sottolinea il senatore verde - innanzitutto sono ormai milioni i consumatori di derivati della cannabis che chiedono di non essere criminalizzati dall'equiparazione delle sostanze e dalla penalizzazione del consumo; in secondo luogo emerge che agli aumenti nel consumo di sostanze come la cocaina coincide un peggioramento della qualità della stessa, con gravi rischi per la salute. Infine - continua il senatore verde - risulta ormai lampante che la repressione non funziona e andrebbe sostituita con una attenta politica di riduzione del danno, rivolta anche nei confronti di chi abusa di alcol, causa di 24.000 decessi durante lo scorso anno".
"E' per questo - conclude Bulgarelli - che mi auguro che il governo si faccia promotore di una proposta che recepisca il parere degli operatori del settore e delle associazioni dei consumatori, per mettere in atto delle politiche di prevenzione improntate sul dialogo e superare gli effetti criminogeni della legge Fini-Giovanardi."

Rita Bernardini
e Giulio Manfredi, dei Radicali italiani, sostengono che i dati sulla droga diffusi dal ministro Paolo Ferrero sono 'esaustivi e illuminanti, ma inutili se non portano a riforma radicale'.
Per i radicali, 'importante e' anche il richiamo del ministro Ferrero alla necessita' di predisporre un piano organico di lotta alle droghe quadriennale, come previsto dall'Unione Europea e come il precedente governo di centro-destra non ha fatto'. La 'condizione pregiudiziale' , per i radicali, di questa riforma, resta 'l'abolizione della legge Fini-Giovanardi'.

"I dati forniti oggi dal ministro Ferrero con la relazione annuale sulle tossicodipendenze danno vita ad un quadro preoccupante dovuto al consistente aumento registrato nel consumo di stupefacenti". Lo afferma Silvana Mura, deputata di Italia dei Valori.
"Due appaiono in particolare gli elementi che destano maggiore preoccupazione - aggiunge -: l'abbassamento dei prezzi per l'acquisto di droghe, e il fatto che la grande maggioranza dei giovani non consideri pericoloso l'utilizzo di sostanze stupefacenti. Davanti a questi dati da una lato si evince il fallimento della Fini-Giovanardi in particolare nel settore della prevenzione. Dall'altro si conferma la necessita', nel dar vita ad una nuova legge complessiva sul contrasto alla droga, di prevedere misure disincentivanti come le sanzioni amministrative per chi ne fa uso o e' in possesso di tali sostanze. Tali misure sono necessarie proprio per tutelare i piu' giovani, rendendo chiaro il messaggio che la droga e' una sostanza illegale ed estremamente nociva, il cui acquisto prefigura in ogni caso un reato".

"La straordinaria montagna di menzogne su cui e' costruita la legge Fini-Giovanardi sulle droghe comincia a franare". Lo afferma Daniele Farina, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera.
"I dati forniti dal ministro Ferrero al Parlamento nella relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze > spiega il deputato di Rifondazione Comunista - confermano in pieno cio' che e' stato piu' volte sostenuto: quella legge e' fallimentare. Vanno messe in campo quanto prima strategie totalmente alternative che puntino alla prevenzione e al recupero. Invece di gridare al falso e alla mistificazione e' opportuno che i Gasparri e i Giovanardi di turno ne prendano atto e lavorino con noi per cambiare radicalmente legislazione. E, una volta tanto - conclude Farina -, riflettano sul disastro che hanno contribuito a produrre".

Il Coordinamento Nazionale Comunita' di Accoglienza (CNCA) esprime il suo apprezzamento sulla relazione relativa al consumo di droghe presentata oggi dal ministro Ferrero e lancia un appello alle istituzioni affinche' investano sulla prevenzione con interventi rivolti ai giovani.
'Il testo - afferma il responsabile tossicodipendenze del CNCA, Riccardo De Facci - contiene una riflessione che supera la visione tutta ideologica che aveva caratterizzato le relazioni prodotte dal precedente esecutivo'.
Secondo il CNCA e' necessario 'porre attenzione al legame tra economia e consumi illegali ed economia e consumi legali; stabilizzare le unita' mobili giovani e gli interventi nei contesti giovanili del divertimento; ripensare e investire su nuovi servizi di presa in carico precoce, primo trattamento e supporto territoriale rivolti ai rilevanti, nuovi consumi di cocaina'.
Per De Facci serve 'un'azione di prevenzione sempre piu'anticipata, efficace e continuativa'. La relazione deve, secondo il responsabile CNCA diventare ' il punto di riferimento per una nuova strategia sulle droghe che eviti la via facile e inefficace della sola repressione, che certamente alcuni vorranno strumentalmente riproporre anche dinanzi a questi dati'.

''Metadone, eroina controllata, le stanze del buco, la cosiddetta riduzione del danno sono passi successivi di un approccio deleterio, diseducativo inefficace e vecchio, che, oltre a non portare ad alcun risultato di cambiamento nella persona, la colloca in un ghetto di cronicita' e emarginazione dal quale e' sempre piu' difficile uscire'. A dirlo e' Andrea Muccioli, responsabile della comunita' di San Patrignano.
Muccioli ribadisce che 'il consumo di sostanze non e' un diritto civile (se sono 'leggere'), o una malattia cronica e inesorabile con cui convivere (se sono 'pesanti'): e' invece il sintomo evidente di un disagio, di un percorso educativo e di crescita interrotto o mai iniziato'.
Ma altrettanto chiaramente puntualizza che 'nessuna droga libera dalla droga' che nella lotta alle tossicodipendenze i farmaci devono avere un valore 'limitato e circoscritto ai sintomi'. E se prevenzione significa 'puntare sull'educazione', l'unico obiettivo della cura deve essere 'il pieno recupero e reinserimento sociale in condizioni drug-free'.
Serve, per Muccioli, 'un'autorevole e indipendente valutazione dei risultati ottenuti sia dai servizi pubblici sia da quelli privati. Per capire quali percorsi funzionano'; per dare alle famiglie 'il diritto di poter scegliere liberamente, tra comunita', Sert, centri diurni ecc., la risposta piu' adeguata ed efficace'.

'I dati espressi nella relazione annuale sono preoccupanti e fotografano una situazione complessa di cui due aspetti colpiscono chi come me si occupa di infanzia da anni'. Lo afferma, in una nota, Anna Serafini, Presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. I due aspetti, sottolinea la senatrice dell'Ulivo, sono 'il calo nella percezione di pericolosita' di certe sostanze, che denota la mancanza di un'informazione reale e disincantata da parte dei ragazzi sugli effetti percepiti nel breve e nel lungo periodo e l'aumento di uso delle sostanze suddette nei casi di dispersione scolastica'.
Il problema della diffusione delle droghe tra gli adolescenti, secondo Serafini, 'va affrontato in maniera multilaterale e l'informazione, soprattutto nei media giovanili, assieme alle attivita' delle associazioni di volontariato sociale, sono gli elementi da affiancare ad un'azione politica reticolare e consapevole'.

"Una ingente parte delle risorse viene gettata in repressione inutile del consumo e del piccolo spaccio spesso gestito da consumatori". Lo dice Susanna Ronconi, del Forum Droghe, commentando la relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze del ministro della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero. Relazione - dice la Ronconi - che dimostra come un aumento esponenziale si sia avuto per le segnalazioni alle Prefetture e per la comminazione di sanzioni dopo il colloquio di giovani e giovanissimi detentori di cannabis, denunce e incarcerazioni, "a riprova che la legge Fini Giovanardi continua paradossalmente a fare il suo mestiere". Interessanti poi sono definiti i dati della relazione sui costi sociali del consumo di sostanze illegali: "I 2,7 miliardi che se ne vanno in repressione sono una somma enorme: non sarebbe tempo di investirla in prevenzione, informazione e servizi?". E ancora: "Quella perdita di produttivita' sociale stimata in 1,9 miliardi di euro e i costi sanitari e sociali per 1,7 miliardi, quanto devono ai danni prodotti dalle sostanze e quanto invece a quelli da stigmatizzazione, clandestinita' e repressione?", si chiede la rappresentante del Forum Droghe, che sottolinea in un comunicato come "tra gli allarmismi strillati dai titoli dei media e da qualche sindaco e i dati sui consumi presentati dalla relazione al Parlamento su droghe e dipendenze, non c'e' sintonia". Perche' se e' vero che il consumo di qualche sostanza, legale o illegale, "e' un fenomeno sociale diffuso e culturalmente radicato, tanto che la gestione repressiva di questi comportamenti sociali appare sempre piu' ridicolmente inadeguata", e' anche vero che "le cifre parlano di una sostanziale stabilizzazione dei consumi, con l'eccezione della cannabis: il consumo abituale di cocaina - il grande allarme sociale del momento - risulta stabile dal 2001, e' aumentato solo il consumo sperimentale e sporadico", di chi cioe' consuma da 1 a 5 volte l'anno. Il che si traduce - secondo Susanna Ronconi - "che non e' dunque un'abitudine e difficilmente incide negativamente sulla vita personale e sociale. Sono queste le persone che si vorrebbe reprimere e su cui si vorrebbe scaricare la responsabilità del mercato illegale?".
Si sottolinea che una flessione si registra anche nei consumi abituali di alcool e tabacco. Dunque, "l'uso sperimentale diffuso e l'incremento del policonsumo suggeriscono semmai l'urgenza di adeguare ai nuovi stili di consumo politiche di informazione, prevenzione, limitazione dei rischi mirate a far si' che da quella sperimentazione non si passi ad un uso problematico. Se a qualcosa servono, gli studi del fenomeno, e' a porsi le domande piu' appropriate invece che lanciare ciclici allarmi".

'Internet sta diventando il nuovo crocevia del narcotraffico. L'analisi del traffico e dello spaccio andrebbe completata con la rilevazione delle cosiddette farmacie online, fenomeno in rapida crescita nel mondo e anche in Italia'. Lo ha sottolineato, durante l'incontro a Palazzo Chigi sulle Tossicodipendenze, il dott. Giovanni Serpelloni, membro della Commissione Nazionale sulle Tossicodipendenze del Ministero delle Politiche Sociali e del Ministero della Salute.
'L'allarme - ha aggiunto Serpelloni - e' gia' stato lanciato dal Comitato Internazionale per il Controllo degli stupefacenti (Incb) il quale ha dimostrato in un recente rapporto che e' in forte crescita il numero di spacciatori che usano la rete per distribuire droghe e farmaci: su 185 farmacie che vendono via internet, l'84% propone benzodiazepine, il 68% oppiacei, l'8% stimolanti e l'1% barbiturici, il tutto senza bisogno di alcuna prescrizione medica: l'89% di queste farmacie infatti non richiede alcuna prescrizione medica e l'8% di esse accetta prescrizioni inviate con fax, consentendo ai consumatori di usare prescrizioni contraffatte o di ottenere medicine da piu' internet pharmacies con una sola prescrizione'.
'Sempre piu' spacciatori - ha rilevato Serpelloni - utilizzano la rete per la promozione e la vendita delle sostanze, a partire dalle cosiddette eco-droghe, sostanze stimolanti di natura non sintetica, quali ad esempio i funghi allucinogeni, su cui solo poche settimane fa l'European Monitoring Centre for Drugs and Drugs Addiction (Emcdda) ha lanciato l'allarme, identificando 39 negozi online che vendono prodotti a base di funghi allucinogeni, con siti web multilingue che offrono opzioni di shipping internazionale per servire i consumatori di tutto il mondo. Consigliamo dunque di tenere maggiomente in considerazione, nella prossima relazione, il fenomeno della promozione e della vendita di droghe su internet, quale vera novita' del marketing del narcotraffico. Su questi temi - ha concluso lo studioso - abbiamo attivato un gruppo di ricerca specifico che produrra' a breve un rapporto scientifico'.

'Sono lacrime di coccodrillo quelle versate da Ferrero, dopo i dati emersi dal rapporto sulle tossicodipendenze'. Lo afferma Giorgia Meloni, vice presidente della Camera, che quindi incalza cosi' Ferrero: 'Il ministro ricordi agli italiani quale era il partito che in campagna elettorale distribuiva cartine e filtri per spinelli di fronte alle universita' come gadget elettorale. Ci rinfreschi la memoria su coloro che hanno proposto di innalzare le soglie di detenzione di cannabis, sostenendo che 20 spinelli fossero insufficienti per l'uso personale. Ferrero ci ricordi da dove proviene quella cultura che partendo dal possibile utilizzo farmacologico della marijuana e' arrivata a far intendere che alcune droghe sarebbero addirittura 'curative''.
'Il vero dramma emerso dal rapporto di oggi - sostiene ancora la Meloni - e' che la droga non viene percepita dai giovani come un pericolo ma come un diritto, anzi un 'must' per essere al passo con i tempi. E le responsabilita' di un simile atteggiamento sono dei messaggi forvianti lanciati anche da una certa politica. Sconfiggere la tossicodipendenza e' possibile percorrendo la strada del rigore, della prevenzione e del recupero. La droga si combatte anche offrendo un'alternativa alla noia, al disimpegno, alla mancanza di spazi di aggregazione per i giovani. Chi non comprende questo continua ad affrontare il problema da un punto di vista puramente ideologico e, per quanto voglia far crede il contrario, dimostra di non essere interessato a risolverlo'.

"I dati oggi resi noti dal Ministro della Solidarieta' sociale sul consumo di droghe dimostrano che la legge Fini - Giovanardi non e' stata efficace. Siamo quindi pienamente d'accordo sulla necessita' di modificare al piu' presto la legge in vigore proposta dal Ministro Ferrero". Cosi' le senatrici teodem Emanuela Baio e Paola Binetti commentano i dati sul consumo di droghe oggi resi noti. "Siamo convinte pero' aggiungono - che la nuova legge dovra' caratterizzarsi per alcuni importanti distinguo. 1. La reintroduzione della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti deve tenere conto che il profilo delle droghe cosiddette leggere e' profondamente mutato, perche' il principio attivo contenuto nelle singole dosi e' piu' che raddoppiato. 2. Sottolineare l'aspetto educativo della fase preventiva non deve far dimenticare che l'enfasi sulla motivazione non puo' tralasciare cio' che l'esperienza ci insegna e cioe' che ogni intento educativo trova la sua efficacia dal giusto mix di premi e castighi. 3. Non si puo' indurre la formazione a mera informazione; non basta sapere che le droghe nuocciono gravemente alla salute per attivare i comportamenti punitivi che mantengono lontano dalle droghe. Famiglia e scuola, ma anche le attivita' di tempo libero devono avere presenti giusti obiettivi preventivi. 4. L'invio al Sert nel caso dei giovani non puo' avere solo carattere 'persuasivo', lasciato alla libera iniziativa dei soggetti. Se e' lecito imporre le cinture in macchina e il casco in moto, se e' ragionevole utilizzare come misura educativa la confisca del motorino, togliere punti se si parla ai telefonini per tutelare la salute del soggetto e ridurre i rischi per gli altri, in analogia il soggetto che fa uso di droga va inserito in un programma di disintossicazione con precise indicazioni che proteggano lui e gli altri. 5.
Maggiore attenzione e valorizzazione deve essere posta alla comunita' di recupero, includendo la loro efficace azione nei percorsi di accoglienza, di recupero, ma soprattutto di prevenzione, senza dimenticare che quanto piu' il soggetto sara' capace di confrontarsi con il contesto sociale e professionale in modo positivo, tanto piu' saranno efficaci le iniziative dissuasorie rispetto a possibili ricadute. 6. gli spacciatori vanno puniti utilizzando interventi ad ampio spettro, a cominciare dalla loro segnalazione pubblica perche' sia possibile identificare quanti possano danneggiare giovani e giovanissimi, prima che si rendano conto della gravita' della situazione a cui si espongono. 7. I magistrati, a cui e' affidato l'onere di stabilire per i singoli soggetti l'entita' delle dosi minime, debbono avvalersi di un team di specialisti medico-psicosociali che non solo diagnostichino la salute dei soggetti, ma anche li aiutino a venirne fuori".

Migliorare 'gli strumenti di intercettazione precoce' per aiutare coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti prima che si rivolgano spontaneamente ai servizi: a sollecitare la tempestivita' dell'intervento e' il gruppo Abele.
Sono sette o otto, infatti, gli anni del cosiddetto 'periodo di latenza', ovvero, il periodo che intercorre fra l'inizio dell'uso di una sostanza stupefacente e la richiesta di aiuto ai servizi. Secondo il gruppo Abele, occorre agire su due fronti: della domanda attraverso 'un maggiore investimento educativo' e dell' offerta criminale che necessita di 'una strategia a livello internazionale di lotta al narcotraffico'.
'Un'azione volta a colpire - conclude Abele - non solo le mafie e i loro imperi, ma anche le connivenze e la complicita', le zone grigie della finanza dove gli immensi profitti della droga vengono ripuliti e reimmessi nel circuito dell'economia legale'.
 
 
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