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 MESSICO - MESSICO - Guerra alla droga. Presidente vuole riportare in patria i soldi confiscati dagli Usa a El Chapo
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19 luglio 2019 10:49
 
Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha detto che il governo fara' in modo di riportare in patria i soldi confiscati a Joaquin "el Chapo" Guzman, il narcotrafficante condannato all'ergastolo dalla giustizia degli Usa. "Credo che tutto quello che si confisca e che ha a che vedere con il Messico deve essere restituito al Messico, a tutti i Messicani", ha detto Lopez Obrador nel corso della tradizionale conferenza stampa quotidiana. pur segnalando che il governo Usa potrebbe "essere d'accordo" con il principio, "occorre fare le pratiche, perche' non ricordo che nei governi 'neoliberali' si chiedesse la restituzione delle risorse", ha detto il presidente rilanciando una critica ai suoi predecessori. Un esame del dossier, per poter poi compiere i passi necessari verra' affidato al ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard.
Il presidente ha detto che i fondi possono aumentare considerevolmente la dotazione del neonato Istituto per restituire al popolo quanto rubato e che sull'idea di riportare i soldi in patria si trova in sintonia con il difensore del "Chapo", Jose' Luis Gonzalez Meza. "la fortuna del 'Chapo' Guzman, quale che sia, un dollaro, mille dollari, quale che sia, e' stata generata in Messico. La semina, la coltivazione e il raccolto del papavero e della marijuana sono stati fatti in Messico", segnalava il legale in un'intervista concessa a "Televisa", osservando che il denaro del "Chapo" non appartiene al governo degli Usa, ma appartiene a quello del Messico. "L'avvocato ha detto una cosa interessanti: che i beni, in ogni modo, appartengono al Messico legalmente", ha detto il capo dello stato.
Nella giornata di giovedi' un tribunale di New York ha condannato all'ergastolo Joaquin Guzman Loera, il boss Messicano noto con il soprannome di "el Chapo", per una serie di reati che vanno dall'associazione a delinquere nell'ambito della criminalita' organizzata al traffico di droga, dal riciclaggio di denaro sporco all'uso e traffico di armi da fuoco. A febbraio, Guzman era stato riconosciuto colpevole di dieci dei dodici capi di imputazione. Le autorita' inquirenti avevano inoltre parlato della necessita' di ottenere un'ordine che imponga al leader del Cartello di Sinaloa il pagamento di 12,7 miliardi di dollari, una somma che equivarrebbe ai proventi del traffico di droga negli Usa gestiti dal suo cartello prima che fosse arrestato in Messico e processato negli Stati Uniti. La giuria ha avallato la dimostrazione del governo secondo cui il malvivente era il leader del cartello di Sinaloa, la potente organizzazione criminale Messicana che solo nell'ultimo anno avrebbe ottenuto oltre dieci milioni di dollari di guadagni dalla vendita delle sostanze stupefacenti.
La richiesta di recupero dei beni criminali accompagna l'annuncio di una nuova asta di beni sottratti alla criminalita' organizzata: un lotto di gioielli, monili e altre proprieta' "stravaganti" che verra' messo all'incanto il 28 luglio ed esposto da domenica 21, per tutta la settimana nella ex casa presidenziale "Los Pinos", in modo da consentire ai potenziali acquirenti di conoscere bene l'oggetto dell'asta. Si tratta di uno degli impegni assunti dal capo dello stato, in linea con un programma di contrasto al malaffare, e di spesa a favore delle istanze meno sviluppate del paese. Durante i governi precedenti i beni sequestrati alla criminalita' "si accumulavano o scomparivano" ma ora, ha detto il presidente nel corso della tradizionale conferenza stampa quotidiana, "si usano a beneficio dei piu' poveri".
(agenzia Nova)
 
 
 
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