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 ITALIA - ITALIA - Droga, calo dei consumi del 25%? Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr): il Governo ha gonfiato i dati
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24 giugno 2010 12:49
 
(La Stampa) Sarà pur vero che, come sostiene la Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, gli italiani, causa la crisi, si drogano meno, Ma quanto meno? A smentire gli entusiastici dati di Palazzo Chigi arrivano quelli dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, secondo cui, seppur in calo tendenziale, il consumo di stupefacenti è assai lontano da quel roseo -25% sbandierato trionfalmente dal governo.
«C'è una leggera flessione ma, per esempio, ci risulta che tra gli studenti l'uso di cannabis sia sceso del 2% e non del 9%» spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr e responsabile per l'Italia di Espad, il progetto del Consiglio d'Europa che ogni 4 anni analizza il mercato della droga di 39 paesi. Fino al 2007 svolgeva lo stesso lavoro anche per l'ufficio tossicodipendenze della Presidenza del Consiglio poi, dopo le elezioni, l'incarico è stato revocato: la Relazione al Parlamento è passata nelle mani dell'università Tor Vergata e il gruppo di ricercatori coordinati dalla Molinaro ha continuato a raccogliere dati sullo stesso argomento per l'Espad, giungendo a conclusioni piuttosto diverse da quelle di Palazzo Chigi.
Primo, le droghe pesanti:
«Tra il 2008 e il 2009 eroina, cocaina e stimolanti sono diminuiti ma solo dello 0,6%, dello 0,2% e dello 0,3%». Secondo, il picco del ricorso al bicchiere: «Lungi dall'aumentare, come denuncia il governo, il consumo di alcol si è ridotto dell'1,7% e le ubriacature sono passate dal 43% del 2007 al 40% attuale». Last but not least, gli psicofarmaci: «E' la vera new entry, in due anni gli adolescenti che hanno ingerito Tavor sono saliti dal 10,4% all'11,8%. Tutti trend lievi comunque, lontanissimi da quelli pubblicizzati martedì».
Palazzo Chigi replica sfidando chi contesta al confronto. «I nostri dati, più aggiornati perché relativi al 2010, sono supportati dalla conferma contemporanea di 7 fonti qualificatissime», afferma il capo del Dipartimento nazionale antidroga Giovanni Serpelloni.
Nessun rimpianto, lascia intendere, per l'antico sodalizio con il Cnr: «La collaborazione si è interrotta perché quel determinato gruppo del Cnr, che aveva creato un monopolio sulla materia, non ci dava le garanzie necessarie né i dati di base».
Sabrina Molinaro sostiene che quella richiesta fosse scorretta:
«Per mesi il dottor Serpelloni mi ha indicato per email di girare il mio database, pagato con soldi pubblici, al dottor Bruno Genetti, consulente del dipartimento antidroga ma anche statistico della società privata Explora. Una cosa folle, alla fine ho messo su un server quello che voleva».
Lui mostra i conti che, a suo giudizio, non tornano: «Ho trovato un contratto con il Cnr da un milione e 800 mila euro di cui la metà ancora da pagare, il budget della relazione di quest'anno è di 115.500 euro». Dopo la rottura, gran parte dei 40 ricercatori che lavoravano con la Molinaro sono rimasti a casa, scienziati per vocazione e per necessità precari.
Chi ha ragione? Bisognerebbe chiederlo agli interessati, consumatori di ogni età più o meno abituali che però non sono stati interpellati nello stesso modo dai due gruppi di studiosi. Gli analisti del CNR si sono rifatti al modello europeo con il questionario cartaceo in buste bianche mentre il dipartimento nazionale antidroga ha optato per quello da compilare sul computer. E se i primi mettono i dubbio la sincerità con cui gli studenti avrebbero risposto sapendo d'essere facilmente individuabili attraverso il web, Serpelloni garantisce «l'assoluto anonimato della metodologia utilizzata per la Relazione annuale».
Il sottosegretario Carlo Giovanardi prova a smorzare la polemica argomentando che «in fondo, anche il Cnr, punto percentuale più o meno, conferma il calo del consumo di stupefacenti».
Ma la distanza tra le due ricerche non è così facile da colmare.
Anche perché, nota il sociologo Guido Blumir, uno dei massimi esperti italiani di tossicodipendenze, l'eventuale contrazione del mercato non ha per niente indebolito chi lo controlla: «La 'ndrangheta, massimo importatore europeo, si è già adattata alla crisi abbassando tagli e prezzi: se prima un grammo di cocaina costava 200 euro oggi si compra con 80».
Articolo di Francesca Paci, La Stampa del 24.06.2010
 
 
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