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 ITALIA - ITALIA - Cannabis terapeutica. Denunciata a piede libero leader radicale Bernardini
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Notizia 
17 luglio 2019 14:13
 
"Sono stata denunciata a piede libero per la coltivazione di sostanze stupefacenti, 32 piante tra un metro e un metro e venti. A verbale del sequestro ho fatto allegare una dichiarazione: esprimo tutto il mio disappunto per la decisione della Procura di Roma di non procedere al mio arresto, come accade a tutti i cittadini che vengono sorpresi a coltivare marijuana. Cosi si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere ugual per tutti". Cosi' la radicale Rita Bernardini uscendo dalla caserma dei carabinieri.
"La vera disobbedienza civile - e' scritto ancora nel verbale allegato al sequestro delle piante - esige che con ci siano esimenti di tipo politico quando si decide di violare la legge in vigore. Che migliaia di malati non riescano ad accedere ai farmaci cannabinoidi per l'inefficienza dello Stato e' semplicemente intollerabile, tanto piu' che la legge che ne prevede la somministrazione risale al 2007". L'avvocato della esponente radicale, Giuseppe Rossodivita, ha sottolineato che "come in tutte le disobbedienze civili, coglieremo l'occasione di questo processo, che auspichiamo ci sia, per mettere sotto accusa una legge irragionevole e criminogena, che sembra non voler togliere il monopolio illegale del traffico di sostante stupefacenti alle mafie e alla criminalita' organizzata".

"Dopo anni che ciclicamente sponsorizza pubblicamente la sua iniziativa nonviolenta di autocoltivazione di marijuana sul terrazzo di casa per sollecitare il pieno utilizzo a fini terapeutici, finalmente Rita Bernardini, dirigente del Partito Radicale, è stata fermata dai Carabinieri. Sarà una buona occasione per aprire un dibattito al quale la classe dirigente di questo paese si è sempre sottratto e continua a sottrarsi". È quanto dichiarano Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale. "La legalizzazione della marijuana e la distribuzione controllata di eroina fanno parte di una politica di sicurezza volta al contenimento della criminalità che - grazie alle leggi in vigore - agisce sul mercato in regime di monopolio. Con l'alibi di tutelare le persone le si consegnano nelle mani senza scrupoli che vendono sostanze pericolose, pericolo dovuto alla proibizione", concludono.
 
 
 
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