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Italia. Operazione Cleopatra: il senatore a vita e il sottosegretario, i clienti dello spacciatore
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Articolo di Donatella Poretti
19 novembre 2003 20:19
 
E alla fine, poco prima dell'inizio della trasmissione di Bruno Vespa "Porta a Porta", sono usciti anche i nomi dei politici coinvolti nell'Operazione Cleopatra, la scabrosa "sesso e droga nella Roma bene".
Avevamo sperato e tifato per tutto il giorno si trattasse del vicepremier Gianfranco Fini, visto il suo recente impegno in materia di politiche di droghe, o di qualcun altro del partito di Alleanza Nazionale, in seconda battuta andava bene anche qualcuno della Lega Nord, sempre e solo per il loro impegno in materia. Ed in effetti tra i personaggi minori, i clienti, compare anche il nome di un consigliere provinciale di Roma per An. Era un modo per sdrammatizzare e forse per riconoscere che la "droga", la "tossicodipendenza" e' un qualcosa di molto piu' semplice e di molto piu' vicino di quanto certi "soloni" ci vogliono rivendere. Un qualcosa anche di meno preoccupante.
Forse eravamo troppo calati nella politica della "seconda repubblica", quella dei giorni nostri, e ci eravamo scordati della mitica "Balena Bianca", della dicci' bacchettona, quella che era contro il divorzio e che non presentava tra i suoi leader quelli divorziati, quella bacchettona con gli altri ma anche con i suoi. Forse era per questo ricordo del "c'era una volta la dicci'." che non pensavamo mai di dovere pubblicare il nome del senatore a vita Emilio Colombo in una nota di cronaca giudiziaria dove sesso e droga sono l'ingrediente piccante di un sottobosco di traffici loschi in cui i protagonisti erano finanzieri, attrici, vip, avvocati, imprenditori e, appunto, politici.
Ma siccome non bastava e' uscito anche un secondo nome quello del sottosegretario alle Attivita' Produttive Giuseppe Galati, 42enne di Catanzaro, politicamente nato con il movimento giovanile della Democrazia Cristiana, e fin dal 1994 nel Centro Cristiano Democratico, ora Udc.

Il senatore a vita Emilio Colombo, gia' presidente del Consiglio, gia' ministro degli Esteri, gia' un po' tutto, come usava quando "c'era una volta la dicci'.", "da sempre, fa parte della clientela di Martello e che d'altra parte essendo quest'ultima persona fidatissima, il Presidente suddetto non puo' che rifornirsi da lui anche a costo di pagare, per lo stupefacente, dei prezzi particolarmente elevati". Cosi' scrive il Gip nell'ordinanza di custodia cautelare per i due finanzieri arrestati, che in piu' occasioni avrebbero svolto il ruolo di intermediari tra gli spacciatori e il senatore a vita.
Ma le carte che gia' sono state date in pasto alla stampa, vedono anche le sbobinature delle intercettazioni telefoniche. Cosi' il 27 aprile 2003: il senatore a vita Emilio Colombo chiama personalmente Giuseppe Martello alle 15,57, questi lo informa che si trova fuori Roma e che arrivera' in citta' verso le 19. Nel documento del Gip si legge: "Il senatore, che lo chiama confidenzialmente Pino, appreso cio' gli chiede conferma se potra' passare da lui alle 19. Ottenuta risposta affermativa, Colombo lo prega di non fare piu' tardi delle 19 perche' deve andare a un concerto. Alle 18,26 e' Martello che lo richiama per dirgli che e' in ritardo. Il senatore non vuol sentire ragioni e gli ribadisce che deve essere da lui non piu' tardi delle 19,30". Su questa telefonata, scrive la polizia: "Dal complesso delle risultanze investigative si evince come l'incontro fosse finalizzato alla cessione di quantitativi di cocaina".
Ma gli agenti della squadra mobile hanno anche un'altra intercettazione, delle 20,45 del 17 aprile scorso. In quell'occasione una persona diversa da Martello lascia al presunto spacciatore un messaggio pregandolo di richiamare o andare nell'ufficio di via Veneto. Piu' tardi Martello richiama e gli passano il senatore Colombo: "Buona sera presidente, la passo a trovare in ufficio tra venti minuti?". Colombo risponde: "Si'...si'... bravo, tra dieci minuti". L'incontro tra i due, scrive il gip, "era finalizzato alla cessione di cocaina".
Effettivamente per andare ad un concerto non ci si puo' presentare senza essersi fatto qualche tiro di coca, e del resto se uno dice "bravo, vieni fra dieci minuti", non puo' essere altro che per ricevere un po' di polvere bianca. "Non ho alcuna notizia su quano apprendo dalle agenzie ed ascolto dai mezzi di comunicazione. Quanto ai miei collaboratori sono molto addolorato ma in essi ho pienissima fiducia e sicurezza", rende noto in tarda serata il senatore a vita.

E su Galati, quello nato nei movimenti giovanili della dicci', ci sono altre carte che escono dagli uffici del Gip Luisanna Figliolia. In particolare, nel tratteggiare il ruolo di Martello sottolinea come questi, "curando attentamente la propria clientela" cerchi sempre piu' di "privilegiare le persone piu' importanti". Nell'ambito di tale clientela altolocata -si legge nell'ordinanza- si "staglia la figura di Galati, soprannominato 'Pino il politico'. Questi si rifornisce stabilmente di cocaina da Martello; gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente, o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso presso il ministero delle Attivita' Produttive dove Galati ha i suoi uffici". Dalle risultanze investigative "emerge come Martello preservi a Galati, uomo di indubbia importanza, un trattamento particolare rendendosi disponibile a consegne anche in tarda notte, a consegne improvvise anche fuori Roma e non richiedendo mai un pagamento immediato". Al riguardo viene citato il contenuto di un'intercettazione telefonica del 7 settembre scorso, della quale vi risparmiamo. "Non mi risulta nulla", commenta a caldo la portavoce del sottosegretario alle Attivita' Produttive Giuseppe Galati.

Smentisce anche Bruno Petrella, il consigliere provinciale di Alleanza Nazionale: "non sono indagato, in casa e in auto non mi hanno trovato nulla, nemmeno un pezzetto di carta, con questa storia non c'entro nulla". E infatti piu' che alle carte la procura romana si affida anche per lui all'etere e alle registrazioni telefoniche, ma sempre come cliente e quindi non come indagato. Colloqui tra Martello e un intermediario si riferiscono a Petrella, un cliente che pero' paga male e tardi, tanto che Martello dice: ". giuro su Dio, non gliela do piu'. neanche se me la paga un milione al grammo".

Il senatore a vita e il sottosegretario sono coinvolti nell'Operazione Cleopatra come semplici "clienti" dello spacciatore Martello, ma non indagati. Visto che ancora non e' reato il semplice consumo di stupefacenti. E se non ci fossero leggi proibizioniste in materia di stupefacenti e di prostituzione, quest'articolo sul senatore a vita e sul sottosegretario noi non l'avremmo mai scritto. Sarebbero stati affari loro!
 
 
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