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 ITALIA - ITALIA - Narco calabrese addestrava figlio di 8 anni
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5 settembre 2019 7:20
 
"Un giorno mi fara' le scarpe". Era orgoglioso Agostino Cambareri, 46enne di Gioia Tauro, arrestato perche' ritenuto a capo di un'organizzazione dinarcotrafficanti. Era "orgoglioso" degli insegnamenti che stava dando al figlio di appena 8 anni. Ma non insegnamenti qualunque, di quelli che ogni padre cerca di dare al figlio. Lui, al bambino, insegnava a diventare un criminale, mettendolo al corrente dei suoi loschi affari e arrivando addirittura a coinvolgerlo nel traffico di droga che gestiva, ed anche parlandogli di armi e vendette. Uno spaccato "inquietante di elevato allarme sociale su cui bisogna riflettere ben oltre le responsabilita' penali", come l'ha definito il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, venuto alla luce grazie ad un'inchiesta - chiamata non a caso "Cattiva strada" - condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria con il coordinamento della Procura, che stamani ha portato a 13 arresti, otto in carcere e cinque ai domiciliari. Il bambino non giocava normalmente con i suoi amici e gli studi mattutini a scuola era costretto a metterli da parte. Per il padre era molto piu' importante insegnargli come si trattava la droga. "Guarda come si e' combinata che l'ho messa al sole ... troppo si fa pero', si e' fatta, si e' impastata", dice al bambino in una conversazione intercettata dagli investigatori. Col piccolo, l'uomo trattava ogni aspetto dello spaccio di droga, anche come comportarsi nel caso di una partita tagliata male da ritirare dal "mercato" per sostituirla con quella giusta. "Se tutto va bene - spiega Cambareri al piccolo - dobbiamo andare anche da Francesca. Se la troviamo, vediamo che ha, se ha questa o se ha quella, e le diamo quella giusta. Hai capito? Cosi che con quella all'ospedale va a finire". Ma gli "insegnamenti" paterni, non si limitavano alla qualita' dello stupefacente. In un'occasione lo istruisce su come bonificare un'auto dalle microspie e a stare attento ai carabinieri. "Li hai visti? - dice l'uomo - sono scesi e ci hanno fatto la fotografia. Troppe chiacchiere ci sono state. Quando fanno cosi?vuole dire che puzzano. Quindi meglio evitare, o no? Ora, a casa non sono venuti, la campagna la puliamo tutta, e quella la lasciamo la". In un'altra ancora spiega al piccolo come vengono risolti i contrasti con i narcos colombiani: "che facevano? Una guerra succedeva qua, avevano kalashnikov, tutto .. cosi?lo potevi ammazzare, lo sotterravi e non sapeva niente nessuno, invece li?i colombiani ...venivano qua sai che facevano? il macello". Cambareri era gia' stato arrestato due anni fa, vicino ad una piantagione di marijuana. Dopo il suo arresto il bambino e' stato allontanato dalla casa familiare e adesso puo' finalmente condurre una vita normale come tutti i suoi coetanei. Un aspetto sottolineato da Bombardieri che ha elogiato "l'azione di sostegno del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria nei confronti di chi, donne o bambini, vuole distaccarsi da un modo di lutti e di violenza per provare a vivere una dimensione esistenziale diversa". Una politica avviata dal presidente Roberto Di Bella e che ha gia' salvato decine di ragazzi da un futuro fatto di violenza.
(di Alessandro Sgherri, agenzia ANSA)
 
 
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