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 ITALIA - ITALIA - Morte Cucchi. Perizia della Procura: la sua vita poteva essere salvata
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8 aprile 2010 16:25
 
"La vita di Cucchi si sarebbe potuta salvare. Se fosse stata posta in essere un'idonea terapia si sarebbe potuto scongiurarne la morte". Così Paolo Arbarello, direttore dell'istituto di Medicina legale dell'università La Sapienza nel corso di una conferenza stampa in cui ha illustrato le conclusioni di una consulenza elaborata da un pool di esperti incaricati dai magistrati per far luce sulla morte di Stefano Cucchi, il detenuto morto il ottobre scorso al Sandro Pertini.
Da parte dell'ospedale c'è stata omissione e negligenza". Queste le accuse rivolte dai medici legali alla struttura che avrebbe dovuto seguire in modo diverso il giovane deceduto sei giorni dopo l'arresto. In particolare, ha chiarito Arbarello, "in ospedale non è stata colta la gravità della situazione e determinante per la morte è stata l'omissione di un piano terapeutico adeguato". Mistero anche sul ricovero di Cucchi. Secondo Arbarello, "il reparto di medicina protetta non era idoneo alla sua condizione. Non sappiamo il perché non sia stato ricoverato in un altro".
Secondo i medici legali, è da escludere la morte per disidratazione. Dagli esami autoptici eseguiti sul corpo risulta infatti che Stefano aveva la vescica piena in virtù del fatto che la sera prima di morire aveva bevuto tre bicchieri di acqua. Viene perciò smentita la tesi della commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficienza, presieduta da Ignazio Marino.
L'analisi svolta dal pool di esperti ha inoltre rilevato - ha spiegato arbarello - una lesione vertebrale lombare "antica" e una sacrale "recente". Quest'ultima è "tipica della caduta podalica", vale a dire una caduta sul sedere. "Quanto ai meccanismi ha sottolineato il direttore dell'istituto di medicina legale - per cui questo tipo di caduta si è determinata non spetta noi dirlo".
Non ci sono prove, ha spiegato Arbarello, che si tratti della conseguenza di un pestaggio. Nessun segno di pugni o di una aggressione diretta, questo però non esclude necessariamente il pestaggio, perché avrebbe potuto essere stato spinto violentemente contro un muro o sul pavimento, tanto da provocare la frattura. "Noi non possiamo entrare - ha concluso il professore - nel merito delle modalità che hanno provocato le lesioni".

'Siamo grati del fatto che la Procura abbia fatto indagini serrate per mesi. Il quadro che emerge e' coerente con le risultanze della perizia che i nostri consulenti presenteranno sabato alla Camera, da cui emergeranno verita' incontestabili e dirompenti, e facilmente intellegibili'. Lo ha detto il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo. Anselmo ha posto l'attenzione sulle condizioni di salute del giovane prima dell'arresto: 'Camminava sulle sue gambe, era persino andato in palestra, c'e' un medico sportivo che l'ha giudicato idoneo al pugilato.
Ha persino fatto da comparsa in un film, in palestra. Inoltre - ha aggiunto il legale - era stato per lavoro in alcuni uffici pubblici, aveva fatto benzina, era stato dal tabaccaio: tutti l'hanno visto. Dopo il suo arresto, in virtu' di quanto e' successo e' stato portato al Pertini, dove poi e' morto. E anche se le lesioni dolose non sono di per se' mortali - ha concluso Anselmo - c'e' una vasta giurisprudenza che ci dice che la sequenza causale non si interrompe'.

'La Relazione dei medici legali della Procura svela qualcosa che gia' sapevamo, che Stefano Cucchi non e' stato curato come doveva essere fatto ed e' morto. Il problema vero pero', che si sta pericolosamente mettendo in secondo piano, e' chi abbia materialmente 'mandato' Cucchi all'ospedale dal quale non e' piu' uscito vivo'. Lo afferma in una nota il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica.
'La malasanita' e' un problema gravissimo ma ancor piu' grave e' che un ragazzo affidato alle forze dell'ordine venga restituito alla famiglia morto. Se non viene affrontato questo problema, se non si scopre come mai Cucchi e' arrivato al carcere di Regina Coeli fratturato e contuso, se non vengono fuori i nomi e cognomi di chi ha ridotto Stefano in quel modo, forse e' perche' lo Stato ha paura di scoprire una verita' troppo cruda. Come rappresentante delle istituzioni mi appello alla magistratura perche' non chiuda un caso che e' ancora tutto aperto e continui ad indagare sui fatti accaduti prima dell'arrivo in carcere'.
'Arrestare la verita' alle sole responsabilita' dei medici sarebbe un affronto alla famiglia Cucchi e a tutti i cittadini che ancora credono nella credibilita' della giustizia - conclude Pedica - perche' il caso Cucchi rappresenta il simbolo di tutte quelle morti che nelle carceri italiane continuano a verificarsi senza colpevoli'.

"Non vi sono contrasti importanti tra la perizia dei medici legali disposta dalla Procura e la relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta". Lo dice il senatore Michele Saccomanno, capogruppo Pdl nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'Efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale. Per Saccomanno si devono tenere presenti "le diverse finalita' tra cio' che e' richiesto ai relatori della commissione, tenuti a collegare il dato medico non ad un'indagine per la ricerca dei colpevoli ma per rilevare negligenze e omissioni dell'assistenza sanitaria prestata nello specifico a Stefano Cucchi ed, in generale, i percorsi che assicurano la tutela della salute a tutti i detenuti italiani".
"Nella relazione a supporto dell'inchiesta- aggiunge l'esponente del Pdl- sono state dettagliatamente rilevate le variazioni cliniche del signor Cucchi e la completezza o meno dell'assistenza sanitaria. Non sembra opportuno che ogni dramma divenga solo uno scoop mediatico pro o contro qualcuno".

"La conclusione dei periti secondo cui Stefano Cucchi poteva, con le cure adeguate, poteva essere salvato, creano sconcerto, rabbia e incredulita' e confermano uno scenario inquietante di omissioni e di responsabilita' su cui, spero, la magistratura faccia celermente luce". Lo dichiara in una nota il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commentando le conclusioni dei consulenti incaricati dai magistrati che si occupano della vicenda del giovane romano deceduto nei mesi scorsi nella struttura protetta dell'ospedale "Sandro Pertini".
"La circostanza che un essere umano sia stato privato del suo diritto ad avere cure mediche adeguate - ha aggiunto Marroni - non deve, inoltre, far passare in secondo piano la violenza fisica subita da Cucchi. Spetta ai giudici scrivere la verita' definitiva su questa vicenda, accertando le responsabilita' dei medici e ricostruendo quanto accaduto nelle convulse ore dell'arresto di Stefano Cucchi, in quelle della detenzione, del processo e delle visite negli ospedali, per capire quando e dove se fu vittima del pestaggio che lo ridusse nelle penose condizioni che tutti conosciamo".

Sono due i provvedimenti aperti dall'Ordine dei Medici di Roma nei confronti di altrettanti medici coinvolti nel caso di Stefano Cucchi. I fascicoli su quanto e' avvenuto all'Ospedale Pertini, ha spiegato il presidente dell'Ordine di Roma Mario Falconi, verranno analizzati da una commissione ristretta. Un atto che all'ordine giudicano 'dovuto'. 'I medici saranno ascoltati', ha aggiunto Falconi spiegando che si stanno valutando le posizioni e gli ordini di iscrizione di altri tre medici.

"Il caso di Stefano Cucchi ci dice che bisogna dare certezze di cure e' chi e' in carcere. Il detenuto o il fermato, malato, deve avere una pronta risposta dalle strutture sanitarie e il suo controllo non puo' essere demandato alla polizia penitenziaria. La vivibilita' delle carceri deve diventare tra i punti qualificanti della politica del nostro partito". Cosi' il senatore del Pd, Roberto Di Giovanpaolo, segretario della commissione Affari europei, che argomenta: "E' chiaro che bisogna fare luce sulle omissioni che hanno portato alla morte di Cucchi e di come si vive nelle carceri italiane".
"Chiedero' che si parli nella riunione di gruppo martedi col segretario Bersani. Questi sono temi qualificanti per un partito- conclude l'esponente Pd- che vuole essere popolare e di massa".

"La perizia dei consulenti della Procura conferma oggi, nella sostanza, l'esito degli accertamenti disposti dalla commissione d'Inchiesta sul servizio sanitario nazionale che presiedo". Lo dichiara Ignazio Marino, esponente Pd che aggiunge: "Le cure mediche, attraverso il servizio sanitario pubblico, devono essere garantite a tutti i cittadini, anche a quelli che si trovano in stato di detenzione, come d'altra parte prevede l'articolo 32 della Costituzione".
Riguardo agli accertamenti sulla vicenda Cucchi, dice il senatore democratico membro della commissione permanente Igiene e Sanita', "sono soddisfatto del lavoro portato a termine dalla commissione di inchiesta del Senato della Repubblica che, attraverso il suo lavoro, ha dato dignita' al Parlamento".
In conclusione "e' impensabile che ci siano differenze di cure tra detenuti e cittadini liberi, tra immigrati e chi ha invece la cittadinanza. La dignita' di una persona non cambia con la perdita della liberta'".

"Personalmente, anche se fra mille incomprensioni e polemiche, ho puntato il dito su una questione che appariva fin dall'inizio di grande gravità, cioè che nei giorni di ricovero del povero Cucchi non erano state prese in considerazione le sue condizioni fisiche": questo il commento del sottosegretario Carlo Giovanardi, intervenuto ai microfoni di Radio Città Futura, sulle perizie commissionate dalla Procura all'Istituto di medicina legale della Sapienza.
"Oggi - ha aggiunto Giovanardi - leggo che i periti dicono che presentava una cachessia, condizione di peso bassissimo, una disfunzione epatopancreatica, un'ipoglicemia grave, uno squilibrio elettrolitico e una bradicardia, quindi secondo i periti non è stata colta la gravità della situazione di un soggetto fragile che era all'interno di un circuito di tossicodipendenza, che aveva segnato la sua vita e che lo faceva essere una persona che aveva assolutamente bisogno di aiuto e di assistenza". Secondo Giovanardi le cause della morte sono chiaramente collegabili a questa mancata assistenza e al fatto che una persona nelle sue condizioni non era nella pienezza delle sue facoltà mentali. "Su questo punto - ha detto Giovanardi - c'è anche da chiarire bene, nel dibattito parlamentare, che quando le volontà del paziente di non curarsi o non nutrirsi sono prese da un soggetto talmente fragile e talmente compromesso, i medici sono obbligati ad intervenire".
"Il mio auspicio - ha concluso il sottosegretario - è che in Italia si tenga conto di quello che è successo, perche' non capiti piú che nei protocolli carcerari ci sia l'obbligo di avvertire la famiglia quando chi viene arrestato è in quelle condizioni, quando c'è una richiesta d'aiuto a una comunità che vengano chiamati gli esperti della comunità, che si possa arrivare in queste condizioni già nel processo per direttissima ad essere affidato ad una comunità invece che finire in una struttura sanitaria carceraria. Queste le cose da fare, questo l'insegnamento che deve arrivare da questa penosa vicenda".
 
 
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