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 ITALIA - ITALIA - Legalizzazione droghe. Lettera Ass.Coscioni
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Notizia 
9 marzo 2019 11:19
 
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Oggi vogliamo ... condividere una buona notizia, un piccolo passo nella direzione del buon senso e della ragionevolezza sul quale lavoriamo da molto tempo.
Dopo che per anni erano state proposte, e a giugno scorso avviate, “revisioni critiche” dello stato giuridico della pianta proibita, il 24 gennaio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato delle modifiche alla classificazione della cannabis nelle convenzioni internazionali.
A giugno scorso avevo partecipato alla prima sessione pubblica di dibattito sulla possibilità di rivedere la collocazione della cannabis a livello internazionale e, assieme a Forum Droghe e la Società della Ragione, l’Associazione Luca Coscioni aveva presentato un documento. Anche grazie al sostegno di centinaia di persone siamo riusciti a contribuire a quanto deciso alla fine di gennaio.
Secondo l’OMS la cannabis infatti andrebbe rimossa dalla quarta tabella della convenzione del 1961, quella riservata alle sostanze considerate più pericolose (l’eroina, per esempio). In secondo luogo, il THC verrebbe rimosso dalla convenzione del 1971, e classificato nella prima tabella di quella del 1961, semplificando la classificazione della cannabis. Le preparazioni a base di cannabidiolo contenenti meno dello 0.2% di THC verrebbero escluse dalle convenzioni, mentre ai farmaci contenenti THC verrebbe riconosciuta la scarsa probabilità di abuso.
Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo) sono due cannabinoidi che si trovano nella cannabis sativa, ed entrambi hanno effetti sui recettori del corpo e cervello umano.
Il THC è il principale componente psicoattivo della cannabis, responsabile per la sensazione di “high” ottenuta. I suoi effetti possono includere rilassatezza, alterazioni dei sensi, fame, fatica e aggressività ridotta. Il THC può aiutare nel contrastare gli effetti negativi della chemioterapia e della sclerosi multipla, fra gli altri.
Il CBD non è psicoattivo anche se ha la stessa formula chimica del THC. È quindi possibili utilizzarlo per fini terapeutici senza riscontrare effetti significativi sulle abilità cognitive. Può aiutare nel contrastare il dolore cronico e la depressione.
Nel giustificare le sue raccomandazioni alla Commissione Droghe delle Nazioni unite, l’OMS ha spiegato che stando ai dati in suo possesso, non sembra che la cannabis possa avere effetti negativi paragonabili alle altre sostanze classificate nella quarta tabella. Inoltre, i membri del gruppo di esperti che da giugno scorso hanno studiato la questione ne hanno sottolineato l’importante potenzialità medica, per curare ed alleviare i sintomi di varie patologie, in particolar modo il dolore cronico e altre malattie come l’epilessia e la sclerosi multipla. In aggiunta, si sottolinea come il THC abbia effetti simili alla cannabis e alla resina di cannabis, motivo per cui ha senso che queste sostanze abbiano la stessa classificazione.
L’OMS dichiara che non si conoscono effetti negativi del cannabidiolo (CBD), che può essere invece usato a scopo medico: ne è già stato riconosciuto l’uso negli Stati Uniti come trattamento per l’epilessia infantile.
Gli effetti negativi della cannabis riportati dall’OMS includono un senso di stordimento e capogiro e una riduzione del controllo motorio e dell’attività cognitiva. Per questo motivo l’uso di cannabis riduce la capacità di guidare. Secondo l’OMS si riscontrano ulteriori effetti negativi nei bambini, che possono portare fino a problemi di respirazione, tachicardia e coma. L’uso prolungato nei minori può anche portare ad un ridotto sviluppo del cervello, mentre negli adulti in alcuni casi possono riscontrarsi ansia e depressione. L’uso quotidiano o quasi può tradursi in dipendenza fisica con sintomi da astinenza quali l’irritabilità e un sonno disturbato.
E’ importante ricordare come nonostante sia vietato dalle convenzioni internazionali, un numero crescente di legislazioni a livello statuale negli USA e in paesi come Uruguay, Canada e Jamaica stiano legalizzando la cannabis per usi non medico-scientifici, mentre cresce sistematicamente il numero di quelli che ne permettono l’uso terapeutico come l’Italia.
Se nell’immaginario collettivo i Paesi Bassi sono lo stato pro-legalizzazione per antonomasia, quest’impressione è in realtà incorretta. La cannabis resta ancora formalmente illegale (anche se recentemente il dibattito sulla legalizzazione della produzione o acquisto dei prodotti la cui vendita è tollerata nei coffee shop da 40 anni si è aperto), ma l’uso è decriminalizzato e le autorità hanno semi-formalmente deciso di chiudere un occhio, il che ha permesso lo sviluppo dei famosi coffee shop tanto frequentati dai turisti di tutto il mondo. Il primo paese al mondo a legalizzare l’uso di cannabis per fini ricreativi è stato l’Uruguay, nel 2013. L’anno precedente avevano legalizzato gli Stati Americani di Washington e Colorado, a cui si sono via via uniti altri 8 Stati. Anche il vicino Canada ha recentemente legalizzato l’uso della cannabis, mentre la Jamaica ha legalizzato l’uso tradizionale e religioso.
Negli Stati Uniti la legalizzazione della Cannabis ha avuto da subito un impatto positivo su un versante in particolare. Negli Stati dove la cannabis è diventata legale, si è infatti registrata una riduzione dei farmaci prescritti, e in particolare degli antidolorifici, come conseguenza del fatto che molti pazienti hanno cominciato ad assumere cannabis al posto di questi medicinali. Questo sviluppo è da considerarsi positivo non solo per il fatto che la cannabis rappresenta un’alternativa spesso più naturale agli psicofarmaci sintetici, ma anche perché, in America gli antidolorifici come l’Oxycontin sono considerati da molti come una delle cause all’origine della cosiddetta “epidemia degli oppiacei” che ha occupato una posizione sempre più importante nel dibattito pubblico americano, tanto da portare il presidente Trump a firmare un decreto volto a contrastarla. Inoltre, molti dei medicinali che i pazienti americani stanno sostituendo con la cannabis vengono rimborsati dal governo. La loro sostituzione potrebbe quindi portare ad un risparmio molto considerevole per il governo; i fondi potrebbero poi essere destinati a campagne di prevenzione e di informazione.
Come accennato per il caso americano, la legalizzazione della cannabis, aldilà dei vantaggi per la salute delle persone, può anche essere fonte di risorse economiche per i governi. Per quanto riguarda l’Italia, si stima infatti che la legalizzazione totale della cannabis in Italia potrebbe fruttare intorno ai tre miliardi di euro all’anno (le stime variano da 1.8 a 8 miliardi) allo Stato, più un altro 10% circa di imposta sul reddito. Queste cifre aumenterebbero significativamente se in Italia si sviluppasse una rete di coffee shop sul modello olandese, con tutti i benefici sull’occupazione che ciò comporterebbe. Da quando la cannabis con THC inferiore allo 0,2% è stata legalizzata nel dicembre 2018 sono stati aperti quasi 800 punti vendita in tutta Italia per un giro d’affari stimato intorno ai 50 milioni di euro.
La proposta di riclassificazione della cannabis da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quindi una notizia attesa da tutti coloro che da anni si battono per una regolamentazione della produzione, consumo e commercio della pianta della cannabis indica e dei suoi derivati. Il testimone passa adesso agli Stati Membri delle Nazioni Unite affinché accettino il parere degli esperti dell’OMS.
Qui la lettera del Direttore Generale dell’OMS al Segretario Generale dell’ONU.
Una prima occasione potrebbe già essere la sessione della Commissione ONU sulle droghe di Vienna dove dal 18 al 22 marzo i suoi 53 membri dovranno discutere di altre raccomandazioni dell’OMS. L’Associazione Luca Coscioni ci sarà; non mancheremo di continuare ad agire, e informare, sui progressi antiproibizionisti che riusciremo a suscitare.
Grazie ancora!
Marco Perduca
Coordinatore di Legalizziamo.it
 
 
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