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 MESSICO - MESSICO - Guerra alla droga. Oltre 50 per cento favorevole a liberazione figlio 'El Chapo'
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5 novembre 2019 7:28
 
Oltre la meta' dei messicani ritiene che le forze di sicurezza abbiano fatto bene a rimettere in liberta' Ovidio Guzman, il figlio del famoso narcotrafficante Joaqauin "El Chapo" fermato al termine di una discussa operazione nella citta' sudoccidentale di Culiacan. E' quanto emerge da un sondaggio commissionato dal ministero della Difesa (Sedena) per valutare l'immagine dell'esercito in un periodo di polemiche legato alle cifre sempre allarmanti sul problema della sicurezza. Il governo aveva spiegato che, a fronte dell'assedio delle bande criminali all'esercito, si era proceduto al rilascio del giovane Guzman per evitare inutili spargimenti di sangue. Per il 55,3 per cento degli intervistati il governo ha fatto bene, contro un 38,5 per cento contrario e un 6,2 per cento che non ha risposto.
Un dato che diventa ancora piu' netto se si considera la popolazione del Sinaloa, lo stato ad alta concentrazione criminale, teatro degli eventi. In questo caso la percentuale dei favorevoli al rilascio del piccolo Guzman, noto anche con il soprannome di "El Raton", viene vista con favore dal 71,4 per cento degli intervistati. Contrario il 26 per cento del campione, mentre si ferma a 2,6 la percentuale di chi non risponde. In un'altra domanda si chiede alla popolazione se il governo dovrebbe trattare o meno con i delinquenti: per il 41,6 per cento degli intervistati in casi eccezionali come quello citato e' necessario trattare. Una strada che non deve essere seguita "per nessun motivo" dal 47,6 per cento del campione.
Quanto all'operato generale dell'esercito, il 62,5 per cento dei messicani ritiene che l'immagine sia "buona", contro il 26,4 per cento di "sufficiente" e il 10,1 per cento di "cattiva". Poco piu' della meta' degli intervistati (53 per cento) ritiene pero' che l'attuale strategia di sicurezza del governo - basata sul contrasto alle cause della delinquenza piu' che alla repressione delle bande - vada modificata perche' non sta dando risultati soddisfacenti. Il 42,4 per cento del campione pensa debba essere portata comunque avanti. Secondo il quotidiano "El Universal", la Difesa ha acolto con sollievo l'esito del sondaggio, specialmente "quanto all'immagine di cui godrebbe l'esercito".
Nel pomeriggio del 17 ottobre, una pattuglia di trenta elementi delle forze di sicurezza ha preso il controllo di un edificio a Culiacan e individuato, tra gli altri, il figlio del boss. La delinquenza organizzata ha in breve "circondato l'edificio con una forza superiore a quella della pattuglia". Di li' a poco "altri gruppi hanno realizzato azioni violente contro la cittadinanza in diversi punti della citta' generando una situazione di panico", portando il gabinetto di sicurezza messicano a richiamare gli agenti lasciando libero Ovidio Guzman. Il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha da subito difeso l'operato delle forze di sicurezza. "Non e' una dittatura militare ma un governo civile, i fatti dimostreranno" che quella operata dalle forze di sicurezza e' stata la "scelta migliore".
Un maggiore impiego della forza nella lotta al crimine "e' stato gia' sperimentato ed e' stato un insuccesso", ha detto il capo dello stato ricordando l'uso massiccio dell'esercito con compiti di polizia interna voluto dalle amministrazioni precedenti. Lopez Obrador si e' anche detto pronto a illustrare anche davanti alla giustizia la decisione di liberare Ovidio Guzman Lopez. "Ho la coscienza tranquilla", ha detto il capo dello stato rispondendo - nel corso della tradizionale conferenza stampa quotidiana - all'annuncio del conservatore partito di opposizione Pan (Partito di azione nazionale) di voler presentare un esposto presso la Procura generale della Repubblica.
L'intera azione e' comunque al centro di diverse polemiche, non solo legate alla decisione in se' di voler liberare un boss criminale. I media si sono concentrati su alcune presunte incongruenze registrate prima, durante e dopo il blitz. Si sottolinea il fatto che l'arresto era stato inizialmente presentato come frutto di una perquisizione d'ordinanza, e che solo in un secondo momento si e' svelato che si trattava di un'operazione mirata per estradare Guzman negli Usa. Nel mirino delle critiche anche la decisione di rivelare il nome del coordinatore militare dell'azione, mossa che ne avrebbe messo a rischio l'incolumita'. Nei giorni successivi il governo precisava che il generale in questione era quello che comandava le operazioni da remoto mentre il nome del titolare delle manovre sul campo era riservato perche' al momento oggetto di una indagine interna.
A febbraio, il figlio del "Chapo" - 28 anni - era stato imputato di traffico di stupefacenti dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, assieme all'altro fratello, il 34enne Joaquin Guzman Lopez. L'accusa era quella di aver organizzato, tra aprile del 2008 ad aprile del 2018 una rete per la distribuzione di cocaina, metanfetamina e marijuana dal Messico e altre localita' in America centrale verso gli Usa. I figli del "Chapo" compongono uno dei due rami nei quali si pensa sia ad oggi organizzata la potente rete criminale nota con il nome di cartello di Sinaloa. L'altra fazione fa riferimento a Ismael "El Mayo" Zambada, gia' socio del "patron" e oggi nemico della famiglia.
Il capostipite, piu' volte indicato come il narcotrafficante piu' potente al mondo e condannato oggi all'ergastolo in Usa, e' stato arrestato in tre occasioni. Nel 2001 era riuscito a evadere dal carcere messicano di Puente Grande. Riarrestato a febbraio del 2014, El Chapo ha effettuato una spettacolare fuga da un carcere di massima di sicurezza. "El Chapo" e' stato condannato all'ergastolo a luglio da un tribunale di New York, per dieci capi di imputazione, dall'associazione a delinquere nell'ambito della criminalita' organizzata al traffico di droga, dal riciclaggio di denaro sporco all'uso e traffico di armi da fuoco. 
(agenzia Nova)
 
 
 
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