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18 febbraio 2025 18:30 - enniusfirst
"L'uso di droghe - conclude GATTI - è un pericolo reale e c'è chi, per interesse, fa di tutto per farcelo dimenticare.. "

Domanda: a chi si riferisce ?

"..e per distrarci con mille parole e concetti, con la proposta di soluzioni semplici , quanto impraticabili" .

Domanda: soluzioni semplici ? Di quali soluzioni sta parlando ?

"Facciamo a sufficienza per evitarlo? Chiediamocelo, diamoci delle risposte, e agiamo di conseguenza, senza mentire a noi stessi".

Commento: interrogativi che corrispondpno all’arte del buttare la palla in tribuna...
18 febbraio 2025 14:39 - Claudio Cappuccino
Il problema eroina/oppioidi, secondo me, sottolinea più di ogni altro l'importanza di trattare ogni "droga" in modo specifico.
Le "droghe" sono molte e profondamente diverse: metterle tutte in un unico mucchio impedisce di capire quali sono e dove stanno i veri problemi.
E siccome, fra tutte le sostanze, gli oppiodi sono quelle per me più interessanti (e che forse conosco meglio), vi mando queste riflessioni, che spero utili.
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PREMESSA
Ronald Melzack e Patrick D. Wall, due grandi specialisti di terapia del dolore, sugli oppioidi hanno scritto: “Da parte di medici e giornalisti sono state scritte più sciocchezze sulle dipendenze da oppioidi che su ogni altro argomento medico.” ("The challenge of pain", 2nd ed. 1996, p.203).
1.
Il rischio di una forte ripresa del "disturbo da uso di oppioidi" in Italia, anche in ambienti socialmente e economicamente "privilegiati", è oggi da tener ben presente.
Considerando da un lato l'attuale situazione di disagio e disorientamento giovanile, denunciato da molti psicologi e sociologi, e dall'altro la tragica esperienza della "crisi degli oppioidi" americana, che dopo la comparsa sul mercato del pericolosissimo fentanyl, dal 1999 ha fatto oltre 800.000 morti.
2.
La cosa più triste è che oggi - per la confusione, la paura e la disinformazione dominanti in materia di "droghe" - pochi si rendono conto che gli oppioidi (eroina inclusa) NON sono "droghe" usate per divertirsi, "sballare", e godersi la vita.
Sono essenzialmente "farmaci" usati per staccarsi, dimenticare, non soffrire, sfuggire a se stessi e ai propri problemi (insicurezza, senso di inferiorità, immagine negativa di se stessi, solitudine, disperazione,...).
In molti casi, l'uso di oppioidi (eroina) può/deve essere interpretato come una forma di automedicazione - spesso inappropriata, certo non-autorizzata, e nella situazione attuale molto pericolosa - ma comprensibile.
E sottolineiamo anche che in sostanza, gli effetti ricercati negli oppioidi sono molto simili a quelli ricercati nelle diffusissime, socialmente accettate, e probabilmente sovra-prescritte benzodiazepine (Xanax, Lexotan, Tavor, Valium, Rivotril, ecc. - sostanze che hanno comunque il vantaggio sostanziale di avere un bassissimo rischio di "overdose" letale).
3.
L'oppio è l'UNICO farmaco che ha attraversato, senza perdere nulla del suo valore, più di 5000 anni di storia della medicina. La scoperta (anni '970) delle c.d. endorfine e del "sistema oppioide endogeno" giustifica perfettamente questo dato.
Deve anche essere chiaro che gli oppioidi "di farmacia" (inclusa l'eroina, non disponibile in Italia ma usata nel Regno Unito e altri paesi) sono farmaci molto ben conosciuti e, se usati correttamente, sicurissimi.
Nella storia - da Marco Aurelio a Ottone di Bismarck, da Richelieu a Coco Chanel, da Wilberforce a William Halsted, da Goethe a Picasso, da Goya a Umberto Saba, da Jules Verne a Anton Cechov, da Paracelso a Voltaire, da Maria Teresa d'Austria a Florence Nightingale, da Richard Wagner a J.F. Kennedy, e potrei fare decine di altri nomi - non si contano i "grandi" uomini e donne che hanno usato oppioidi a scopo più o meno "medico" senza problemi, anche per decenni.
4.
Purtroppo, gli oppioidi devono essere dosati con molta precisione, e oltretutto, se iniettati, devono anche essere perfettamente "sterili" e senza impurità pericolose.
Per questo motivo (e questo è uno degli effetti perversi del c.d. proibizionismo) le mafie che li vendono sul mercato nero - e che di questi dettagli non si curano - li hanno oggi trasformati in sostanze pericolosissime e troppo spesso mortali.
Tanto per chiarire sul rischio di "overdose":
per gli oppioidi, il rapporto fra dose efficace e dose potenzialmente mortale è relativamente piccolo, intorno a 1:10.
La morfina e l'eroina si devono dosare a milligrammi, ma i più potenti oppioidi di sintesi, come il fentanyl, devono essere dosati a mcg (milionesimi di grammo), cosa ovviamente impossibile sul mercato nero.
5.
La "dipendenza" da oppioidi - almeno nei casi in cui non è associata a seri disturbi psichiatrici - è la forma di "disturbo da uso di sostanze" meglio trattabile da parte dei medici.
E come ampiamente dimostrato da decenni di "cure di mantenimento" con metadone o anche eroina, gli oppioidi, usati correttamente, sono del tutto COMPATIBILI con una vita e un lavoro “normali”. Nelle parole di JH Jaffe: "Una buona salute e un lavoro produttivo non sono incompatibili con l'uso regolare di oppiacei." (Goodman-Gilman’s Pharmacological basis of therapeutics, 7th ed. 1985, p.542).
6.
Per concludere, alcune citazioni autorevoli:
“Gli oppioidi di per sé sono SORPRENDENTEMENTE NON-TOSSICI anche quando sono usati quotidianamente in dosi significative per molti anni" (Cecil Textbook of Medicine, 20a ed. 1996, p.52).
“Gli oppioidi di per sé sono associati con rimarchevolmente poche complicazioni mediche, anche nell’uso a lungo termine.” (Rastegar DA - Fingerhood ML: Addiction medicine, 2005, p.97)
“Non ci sono prove che gli oppiacei producano danni organici al sistema nervoso centrale o a qualunque altro organo, anche dopo anni di uso continuo.” (Goth’s Medical Pharmacology, 12a ed.1988, p.339)
"Si deve sottolineare che l’uso cronico di oppiacei è del tutto differente dall’uso cronico di alcool: l’uso cronico di oppiacei non causa alcuna complicazione medica (a meno che non vi siano complicazioni legate a difficoltà nell’iniezione o un sovradosaggio non-intenzionale).” (Melmon KL - Morrelli HF, eds: Clinical pharmacology, 2a ed. 1978, p.1015)
"Non ci sono prove di alterazioni permanenti nelle funzioni cognitive e intellettuali dovute all'uso cronico di oppiacei. Né vi è alcuna indicazione di psicosi o altre rilevanti complicazioni psichiatriche causate da queste sostanze. (...) Sembra che pochi danni fisiologici permanenti derivino direttamente dall'uso cronico di oppiacei puri." (Canadian Commission of inquiry into the non-medical use of drugs. Final report. Ottawa 1973, p.309)
"Fumare sigarette è indiscutibilmente più dannoso per l'organismo umano dell'eroina". (prof. VP Dole, citato in Brecher EM et al. (eds): Licit and illicit drugs, 1972, p.25)
P.S.
I più curiosi potrebbero anche cercare l'interessante articolo di W.C. Cutting ("Morphine addiction for 62 years", Stanford Medical Bulletin, 1:39-42, 1942) in cui si descrive approfonditamente il caso di un medico che fu dipendente da morfina per 62 anni. Lo riassumo qui di seguito (copiando dal mio vecchio libro: "Dall'oppio all'eroina. Un maledetto imbroglio", Cox 18 Books 1999):
Il dott. X, nato nel 1858 – e che all’epoca del contatto con Cutting aveva 84 anni – aveva preso quotidianamente morfina, salvo rare e brevi interruzioni, dal 1880, quando di anni ne aveva 22 e gli era stata diagnosticata la tubercolosi. Nella descrizione di Cutting, il dottor X appare un gentile e simpatico vecchietto che pesa meno di cinquanta chili, e che – a parte una lieve sordità – per la sua età sta molto bene in salute. Ha smesso di fare il medico solo da tre anni. In un’epoca in cui la morfina era stata a lungo in libera vendita non solo in farmacia, ma anche in drogheria o per posta – e in cui comunque, anche dopo la proibizione del 1914, non erano possibili controlli a tappeto – come medico non ha mai avuto particolari difficoltà a procurarsela e quindi non si è mai rivolto al mercato illegale.
All’esame clinico, nulla di rilevante per una persona della sua età. Quanto all’esame psichico, il rapporto dice testualmente: “È del tutto evidente che il dott. X è stato ed è ancora una persona di capacità mentali assolutamente superiori, anche quando lo si confronta con persone molto più giovani. I punteggi nei test di informazione e comprensione (...) sono significativamente superiori a quelli medi ottenuti da persone di età fra i 20 e i 30 anni, l’età in cui si pensa che le funzioni intellettive siano al massimo (...). Nella risoluzione di problemi matematici (...) ha raggiunto il risultato di persone nella fascia di età di 45– 49 anni”.
Nelle conclusioni di Cutting, in questo caso di “morfinismo puro, privo di complicazioni sociali” e di “indebite complicazioni economiche”, “le evidenze di danni dovuti all’uso cronico di morfina sono sorprendentemente scarse, sia nelle funzioni fisiche che mentali”. Anzi, il caso del dottor X dimostra che “il morfinismo moderato non interferisce necessariamente con le normali attività di un professionista per la normale durata della vita”.
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