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Narcoguerra in Messico. Esplodono crimini e assassini nel 2017
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Articolo di Redazione
22 gennaio 2018 13:16
 
 In tutti gli anni della narcoguerra, mai era stato registrato un numero cosi alto di omicidi come quelli dello scorso 2017. Qualcosa come 70 persone ogni giorno sono state ammazzate in Messico, con un totale di 25.339 omicidi. Prima di questo, l’anno piu’ brutto in Messico era stato il 2011, nel bel mezzo della lotta contro i boss della droga, un periodo in cui i cadaveri erano sulle prime pagine dei giornali nazionali. L'anno scorso, tuttavia, e' andato oltre quella fase oscura ed ha superato il record più sanguinoso della sua storia.
I primi dati ufficiali in merito, da parte del Secretariado Ejecutivo, sono del 1997. In quell’anno sono stati contati 16.866 omicidi, qualcosa come 46 al giorno. Dopo questo dato, i numeri sono cresciuti inesorabilmente fino ai 61 assassini al giorno del 2011. Molti hanno creduto allora che la violenza nel Paese avesse raggiunto il picco. Negli anni a seguire i numeri sono calati fino al 2014, anno in cui sono stati eseguiti gli assassini piu’ eclatanti e simbolici per tutto il Paese: la scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa e l’assassino di civili da parte dell’esercito a Tlatlalya, dove rimasero per terra 15 cadaveri.
Nel 2016 la violenza ha ripreso a crescere avvicinandosi a quel 2011 terribile. E cominciarono a venir fuori diverse allerta. A maggio dello scorso anno, la stampa nazionale rilevava che si trattava del mese piu’ letale degli ultimi dieci anni. Il mese successivo fu superato un nuovo record con piu’ di 43 vittime.
Mentre si continuavano a registrare gli arresti o le morti dei grandi boss, i numeri entravano in ebollizione fino agli ultimi dati di novembre, un mese il cui il governo di Pena Nieto ha continuato nel suo uso politico dell’esercito con l’entrata in vigore della cosiddetta legge di Sicurezza Interna, un provvedimento denunciato da centinaia di associazioni civili, nonche’ dall’ONU e dall’Organizzazione degli stati Americani (OEA).
Decapitati i grandi cartelli, il ridimensionamento dei gruppi del crimine organizzato ha provocato una nuova forma di violenza, caratterizzata da piccole cellule autonome che hanno esteso le proprie reti con altri tipi di crimini: estorsioni, furti, tratte. La presupposta oasi dal crimine organizzato che negli anni precedenti aveva rappresentato Citta’ del Messico, col tempo si e’ dileguata grazie ad iniziative inedite come quella dell’estate scorsa nel sud della capitale, per distruggere un capo di media stazza.
La violenza e’ divampata anche nei luoghi piu’ turistici del Paese. Baja California Sud, la perla del Pacifico, ha registrato negli ultimi cinque anni una crescita di assassinii di oltre il 400%, passando dai 35 omicidi del 2012 ai 560 del 2017. Altra localita’ paradisiaca, Cancun, e’ passata dagli 86 omicidi del 2016 ai 220 del 2017, quasi il triplo.
Altri crimini molto relazionati col crimine organizzato, come l’estorsione, hanno registrato un notevole incremento durante lo scorso anno. Nel 2017 ne sono stati contati 5.649, quasi 400 in piu’ rispetto all’anno prima e mille in piu’ rispetto al 2011. Anche i sequestri sono cresciuti rispetto all’anno prima: 1.148 casi, tre al giorno. Anche se non ha superato la cifra preoccupante di circa 300 casi in più del 2011.
L’anno scorso ha segnato anche un punto di "flessione" nel modo di fare le statistiche ufficiali in Messico. La Segreteria del Governo ha smussato durante la fine del 2017 una specifica lista, degradando 31 nuovi crimini che, invece, erano stati considerati negli ultimi tre anni. Raccogliendo una larga domanda da parte delle organizzazioni sociali, sono cresciute le indagini relative ai femminicidi. L’unica fonte federale debole che era a disposizione fino ad allora, era l’Istituto nazionale di Statistica (INEGI). Piu’ di 1.500 indagini sono state aperte per femminicidio. Le violenze contro le donne si registrano anche in altri ambiti: abusi (41.580), molestie (1.540), violenze sessuali (15.757), istigamenti (2.670) e violenza di genere (5.101).

(articolo di Elena Reina, pubblicato sul quotidiano El Pais del 22/01/2018)
 
 
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