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Lotta all'epidemia di oppioidi. Facebook
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Articolo di Redazione
18 agosto 2018 9:10
 
 Spesso legali su prescrizione medica, queste sostanze che agiscono sul sistema nervoso sono diventate oggetto di un vero e proprio traffico oltre-Atlantico. Facebook è da lungo tempo punto di incontro per questo lassismo nella lotta contro il traffico.”La vostra piattaforma è utilizzata per violare la legge e permettere alle persone di acquistare droghe altamente dipendenti su prescrizione”, accusa David McKinley, rappresentante repubblicano della Virginia Occidentale alla Camera dei rappresentanti degli Usa, nell’ambito dell’audizione di Mark Zuckerberg, “Con tutto il rispetto che vi devo, Facebook autorizza un’attività illegale. Facendolo, state minando la salute di queste persone”.
“C’è un certo numero di domini sui quali dobbiamo fare un grosso lavoro di controllo”, aveva al tempo risposto Zuckerberg, fondatore e amministratore di Facebook. Questa frase sembra costituire la linea di difesa della rete sociale di fronte alle numerose critiche di cui sono oggetto. Dopo le ingerenze nelle elezioni e le incitazioni all’odio, questo nuovo problema sembra essere preso sul serio dalla rete sociale.
Dopo la pubblicazione del rapporto della CDC, dei cambiamenti sembra che siano stati fatti nel motore di ricerca della rete sociale in Usa. I termini “OxyContin”, “Xanax”, “fentanyl” così come quelli di altri oppioidi, ma anche di droghe come la LSD, non portano a dei risultati con dei video di attualità sull’uso di queste sostanze. Per alcune ricerche come “Buy Xanax”, Facebook sta testando una nuova funzionalità, “Can we help?”, in modo da indirizzare gli utenti vittime di dipendenza verso il sito dell’Amministrazione delle tossicodipendenze e dei servizi di salute mentale, una divisione del ministero della Salute e dei Servizi Sociali in Usa.
Su Instagram, proprietà di Facebook, la lotta si era già intensificata ad aprile anche con la soppressione pura e semplice di alcuni hashtags come #Fentanyl”. All’epoca, un’attivista chiamata Eileen Carey aveva vigorosamente criticato l’azienda californiana, essenzialmente sulla inefficacia del sistema di segnalazione delle pagine o dei gruppi che permettevano la vendita di oppioidi.
(articolo pubblicato su Le Monde del 17/08/2018)
 
 
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