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Guerra alla droga in Messico. La pandemia è un’opportunità per bloccare il narcotraffico
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Articolo di Redazione
7 giugno 2020 17:46
 
 Secondo il giornalista León Krauze, a causa della pandemia di COVID-19 nel mondo, il Messico si trova nella situazione ideale per "bloccare i cartelli della droga".
In un editoriale pubblicatato questo sabato 6 giugno, “Il coronavirus sta danneggiando i trafficanti di droga e c'è un'opportunità per bloccare i cartelli”, ha evidenziato come la principale rotta delle droghe illegali dal Messico agli Stati Uniti si dispiega attraverso passaggi legali di accesso via terra.
Donald Trump ha scritto sul suo account Twitter, facendo riferimento ad un rapporto di Judicial Watch, "una delle sue fonti preferite di opinioni conservatrici e teorie della cospirazione", che il Messico deve controllare l'enorme problema rappresentato dai tunnel che attraversano il confine per far passare il traffico di droga.

L'attuale crisi potrebbe rappresentare un'opportunità unica per ostacolare l'attività dei cartelli della droga e contrastare le politiche criminali
Gli oppiacei sintetici mortali, come il fentanil, sono quelli che hanno "inondato" gli Stati Uniti attraverso il suo servizio postale.
Pubblicato sul Washington Post, il suo editoriale rileva come l'innovazione e la cratività dei cartelli non aumentano con tunnel ed altri metodi: cartelli che stanno attraversando una crisi "senza precedenti" a causa della pandemia di coronavirus.
La crisi sanitaria mondiale "ha complicato la produzione e il traffico di droga in Messico e non solo", ha scritto. Nella città di Wuhan, in Cina, epicentro della pandemia, "Non abbiamo smesso di produrre, ma il prezzo del crystal è aumentato a causa della carenza di prodotti chimici in Cina ... trasportare fino ad oggi è anche più costoso", ha detto il referente di un operatore del cartello Sinaloa ad aprile.
Oltre alla produzione di stupefacenti, la distribuzione è un altro problema criminale: l'estrema vigilanza ai confini a causa della pandemia, sta creando difficoltà per far attraversare la merce verso gli Stati Uniti.
Uttam Dhillon, amministratore delegato della Drug Enforcement Administration (DEA), ha recentemente dichiarato in un'intervista che sono stati identificati diversi problemi nella distribuzione e nella vendita della maggior parte delle droghe illegali.

L'offerta è più bassa e i prezzi sono più alti per sostanze come le metanfetamine, che "prima della pandemia, erano più economiche e praticamente disponibili in molte città degli Stati Uniti".
Le misure di confinamento e di isolamento sociale proposte o imposte, hanno influenzato la mobilità del traffico di droga. L'analista messicano su questioni di sicurezza Alejandro Spero "anche quando le droghe raggiungono i loro mercati di consumo, i canali di distribuzione tradizionali come bar e club sono chiusi". "Come si fa a scegliere i ruppi criminali per la distribuzione se la maggior parte delle aziende sono chiuse?"

Secondo Krauze le condizioni causate da una pandemia sono il "momento perfetto perché le autorità cerchino di smantellare le reti del traffico di droga". Occorre sfruttare le critiche ai provvedimenti usati dagli Stati Uniti e dal Messico, per sostenere che "è necessario un altro tipo di leadership". Il presidente Andrés Manuel López Obrador, secondo Krauze, è stato ambiguo ed evasivo per combattere il traffico di droga "frontalmente".
Se i due governi cooperano per smantellare le autorità criminali transnazionali con lo stesso entusiasmo con cui hanno arrestato le carovane di migranti costituite da migliaia di rifugiati terrorizzati e impoveriti, i cartelli potrebbero avere grandi difficoltà.
Krauze ricorda alcuni episodi in cui López Obrador ha messo in atto la sua strategia di "abbracci, non proiettili": la decisione di liberare Ovidio Guzmán, figlio del capo Joaquín "El Chapo" Guzmán, che ha scatenato scontri a Culiacán e Sinaloa, e il recente incontro con la madre di "El Chapo" all'inizio della pandemia.
Krauze ha anche criticato la priorità dell'agenda bilaterale del presidente Donald Trump, che considera "l'imposizione delle leggi sull'immigrazione e la deterrenza della migrazione", oltre alla militarizzazione del confine meridionale del Messico a causa del "Soggiorno in Messico" promosso dall'amministrazione statunitense.

(articolo da Infobae del 07/06/2020)
 
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