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Emergenza Coronavirus e droghe illegali. Il mercato che c’é… e che proprio per questo andrebbe legalizzato: nuovi lavori, nuovi commerci, nuovi consumi, nuova fiscalità
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Articolo di Vincenzo Donvito
27 aprile 2020 13:01
 
  Incredibile ma vero…. Fino ad un certo punto. Stiamo parlando del mercato delle droghe illegali. Uno si immagina che in periodo di confino, tra merci clandestine che circolano con maggiore difficoltà, e altrettanta difficoltà per gli acquirenti di accedere al mercato tradizionale (spaccio per strada), il tutto debba registrare una flessione… invece no! E non solo perché lo “spaccio online”, come ci fa sapere l’Istituto Superiore di Sanità, è in crescita. Se si leggono le cronache locali e alcuni comunicati delle forze dell’ordine, ci si rende conto che il mercato delle droghe illegali continua ad essere fiorente.

Domanda e offerta vanno avanti grossomodo senza problemi
Certo, i grandi trafficanti e i grandi fornitori si stanno organizzando in modo diverso, e sicuramente in modo più veloce (assenza di burocrazia dei mercati legali) rispetto a qualunque altro prodotto che in questa emergenza ha subito dei fermi o delle contrazioni. Ma la fase critica di passaggio, dal vecchio al nuovo mercato, che abitualmente prevede un minimo di problemi per produttori, fornitori, commercianti e consumatori, sembra proprio che non ci sia stata. Questo vuol dire che la droga illegale “tira” qualunque sia il clima in cui il suo mercato di debba muovere (1).

In buona parte del mondo, dove alcune droghe sono state legalizzate anche per uso cosiddetto ludico, si ritiene che i danni del proibizionismo siano maggiori di quelli della droga (e dell’abuso) in sé. E le esperienze già avviate (tipiche quelle in alcuni Stati degli Usa e in Canada) stanno confermando questo aspetto. Esperienze che stanno anche dimostrando come questo nuovo mercato – produttivo, commerciale e finanziario - stia creando molte nove opportunità imprenditoriali e di lavoro, nonché consistenti introiti fiscali da parte delle pubbliche amministrazioni. E, non ultimo, in un contesto sociale dove la delinquenza di strada legata allo spaccio è molto ridimensionata, un uso più oculato, appropriato, meno dispendioso e più funzionale delle forze dell’ordine; e dove la grande criminalità organizzata (essenzialmente cartelli sudamericani, bande afghane e del Triangolo d’oro e laboratori indocinesi ed europei) ha sempre meno spazi d’azione.

Mettiamo insieme questi elementi:
- mercato illegale che permane anche in momenti di estrema difficoltà economica, sociale e sanitaria. Quindi domanda sempre in auge;
- mercati legali forieri di lavoro e fiscalità;
- comprovata riduzione del danno di mercati legali rispetto a quelli illegali, sanitariamente e per ordine pubblico…

Cosa osta per fare il passo verso la legalizzazione?
Qualcuno potrebbe domandarsi: “ma ti sembra questo il momento per proporre cose del genere, quando non abbiamo forse neanche i soldi per un piatto di pastasciutta?”. Questo qualcuno, a nostro avviso, se fa questa domanda è solo per continuare a nascondere la testa sotto terra oppure come motivazione ulteriore per dare sfogo ai propri pruriti ideologici.
Infatti, è proprio in questi periodi emergenziali che uno Stato e un Parlamento dovrebbero/potrebbero dare il via al massimo di creatività, non solo per dare 600 euro ai piccoli imprenditori o per mettere in cassa integrazione tutti i tipi di dipendenti, ma stabilendo nuove opportunità per un mercato che c’è ma che oggi è solo illegale. Opportunità – ripetiamo – per imprenditori, commercianti, consumatori e fiscalità dello Stato.
Crediamo che mai come in questo momento ci sia bisogno di nuovi lavori che - anche - sostituiscano i precedenti che sembra siano destinati a scomparire. E questa novità è qui, a portata di mano.

1 - qui un nostro specifico articolo
 
 
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