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Cura tossicodipendenti. Iboga, la pianta non desiderata dall'industria farmaceutica
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Articolo di Redazione
8 dicembre 2012 17:17
 
 Nel 1962 un giovane tossicodipendente, Howard Lotsof, sperimenta su di se' e sei amici una nuova sostanza allucinogena di cui gli aveva parlato un amico chimico: l'ibogaina. Contro tutte le previsioni, dopo trentasei ore dall'assunzione, il giovane americano e i suoi amici, tutti dediti a cocaina o eroina, si sono liberati della loro dipendenza. Una liberazione definitiva per Lotsof e i suoi amici, almeno fino ai sei mesi successivi in cui sono rimasti in contatto fra loro.
Chimera o grande scoperta? Dopo gli anni 80 e fino alla sua morte nel 2010, Lotsof non ha mai smesso di tentare di convincere scienziati, laboratori, politici e societa' civile per combattere la tossicodipendenza con l'ibogaina. Questa molecola fa parte della famiglia degli alcaloidi ed e' estratta dall'iboga (Tabernanthe iboga), pianta dell'Africa centrale equatoriale. La corteccia della sua radice contiene una dozzina di alcaloidi molto attivi utilizzati nella medicina tradizionale e nelle cerimonie iniziatiche bwiti in Gabon.
“Quando ho sentito parlare dell'ibogaina, sono diventato molto curioso, e scettico. E piu' esperienze ho fatto, piu' questa e' diventata interessante”, confida Stanley Glick, professore e direttore della ricerca al Centro di neurofarmacologia e di neuroscienze all'Albany Medical College di New York. Sperimentando la molecola su dei topi dipendenti da cocaina e morfina, Glick ha dimostrato, nel 1991, che l'ibogaina riduce l'auto-somministrazione di queste sostanze solo due giorni dopo il trattamento.
Proprieta' anti-dipendenza
In seguito, delle ricerche, essenzialmente americane, fatte su animali e su delle colture di cellule umane, hanno specificato i suoi effetti. L'ibogaina e' una triptamina, simile alla psilocina e alla psilocibina (sostanze presenti nei funghi allucinogeni), psicostimolante e allucinante a forti dosi. Questa molecola interagisce con dei neurotrasmettitori, principalmente la serotonina e il glutammato, e blocca i recettori degli oppiacei. E' un'antagonista dei recettori NMDA (attivati dal glutammato), ed e' questo che spiega le sue proprieta' anti-dipendenza.
“Essa e' efficace nello svezzamento dagli oppiacei nella maggior parte dei casi. Alcuni pazienti, dopo la somministrazione, resistono alla sua azione. Ma non c'e' mai stato uno studio totalmente negativo, motivo per cui si puo' definire reale il tasso di riuscita”, spiega Deborah Mash, professore di neurologia e di farmacia molecolare e cellulare all'Universita' di Medicina di Miami.
Gli ultimi studi hanno messo in evidenza delle nuove importanti proprieta': l'iboga ha effetti stimolanti sul metabolismo energetico e, secondo il professor Dorit Ron in Israele, l'ibogaina stimola la sintesi e la liberazione di neurotropina, che aiuta le vie nervose a rigenerarsi e il cervello a riorganizzarsi.
Alcune testimonianze confermano la sua efficacia: “La mia vita e' completamente cambiata, dodici ore dopo il trattamento con l'ibogaina, io ero tossicodipendente da 17 anni. E' incredibile, non riesco a spiegarlo”, testimonia Roberto, 45 anni, un italiano che vive a New York e che consumava quotidianamente eroina, cocaina e metadone, ormai liberatosi dalla schiavitu' da sette anni. “Io sono stato dipendente per tre anni alla cocaina, fino ad un week-end del 2004, dopo di che non ci sono piu' ricascato”, dice Eric, un francese di 37 anni.
Non una sostanza ricreativa
Ma i pericoli esistono lo stesso: “Per me non ha funzionato”, dice Daniel, dipendente da piu' di trenta anni da eroina, cocaina “e tutti i tipi di droghe”. “Io prendevo delle dosi industriali, ed ho toccato il fondo con il metadone, una droga che i medici hanno l'impressione di somministrare come se fosse una soluzione...”, ironizza Daniel, che ha cominciato a riprendere il metadone due settimane dopo il suo trattamento con ibogaina.
Anche se oggi i principali effetti dell'ibogaina sono stati identificati, il suo funzionamento farmacodinamico molto complesso non e' stato interamente spiegato. Ma il tabu' che l'iboga e l'ibogaina sollevano, e', in realta', quello delle sue proprieta' allucinogene. “L'iboga non puo' essere classificata perche' non ha il profilo delle droghe psicotrope. Non e' una sostanza ricreativa, e i suoi effetti sono differenti e piu' complessi rispetto alla maggior parte degli allucinogeni”, sottolinea Yann Guignon, consulente in meditazione interculturale e sviluppo durevole in Gabon.
Un effetto “psicosociale”
Non solo, ma “l'ibogaina si e' fatta conoscere in modo inusuale, essa non e' stata scoperta da uno scienziato; ed e' per questo, fin dall'inizio, che e' stata considerata con scetticismo da parte della comunita' scientifica. La sua storia in Africa le ha anche dato una dimensione mistica che le persone non prendono sul serio. E siccome ha degli effetti allucinogeni, le persone credono che e' per questo che non sara' mai approvata come farmaco”, dice Stanley Glick.
“L'iboga si iscrive in un tutto, essa mi ha aperto la coscienza, pulendomi spirito e corpo”, aggiunge Eric. Al di la' della dipendenza psicologica, i numerosi testimoni insistono sulle visioni che essi hanno avuto durante il trattamento. Charles Kaplan, ex-direttore dell'Istituto di ricerca sulle dipendenze di Rotterdam, li collega all'aspetto psichiatrico: “C'e' un effetto psicosociale. Effetti che sono molto vicini a cio' che gli psicoanalisti chiamano 'abreazione'. Questi effetti portano in superficie dei ricordi perduti e le esperienze emotivamente forti legate ai meccanismi della dipendenza, effetti che possono essere trattati da dei terapeuti”.
Deborah Mash spiega che l'ibogaina e' “una molecola psicoattiva, ma non un allucinogeno come l'LSD. Essa ti porta in una condizione sognante per trentasei ore e, durante questo stato di coscienza alterata, il paziente rivive esperienze della propria infanzia e scopre le radici della sua dipendenza”. “E' come fare dieci anni di psicoanalisi in tre giorni”, ha spesso detto Howard Lotsof.
Mancanza di monitoraggio terapeutico
Questo processo soggettivo, non misurabile scientificamente, contribuisce in realta' ad alimentare le paure e le riserve sui trattamenti con l'iboga o l'ibogaina. Per Atome Ribenga, guaritore del Gabon, la nozione di “allucinogeno si riferisce a delle visioni o delle voci di cose totalmente irreali, e quando queste visioni sono rivelatrici di cose reali, lo sono in modo simbolico, per colui che le vede nell'iniziazione”.
I pazienti sono inviati, dopo averle provate, a scrivere le loro esperienza per poterle poi usare terapeuticamente. “Dopo sei mesi in cui sono stato bene, ho avuto una depressione perche', in realta', l'iboga ti cura e di da' la possibilita' di dire: 'OK, tu puoi ritornare nella vita se tu vuoi”, dice Roberto.
Secondo la letteratura scientifica e sociologica sull'iboga, le ricadute avvengono spesso sei mesi dopo il trattamento, in seguito alla mancanza di un percorso terapeutico o per un accadimento sociale sfavorevole -la frequentazione del mondo della dipendenza provoca nuove tentazioni.
Classificata come droga in Usa fin dal 1967, l'iboga e l'ibogaina sono state tuttavia autorizzate, agli inizi degli anni 90, dall'Istituto nazionale sull'abuso di droghe (NIDA) per potere essere prescritte nel quadro di un protocollo di trattamento sull'uomo. Dopo un incontro con Howard Lotsof e alcune indagini empiriche fatte all'epoca dall'Istituto di ricerche sulle dipendenze dei Paesi Bassi e in una clinica di Panama, Deborah Mash, scettica piu' che impressionata, fu autorizzata ad avviare le prime ricerche cliniche in Usa per la fase 1. Ma nel 1995, dopo una presentazione dell'andamento dei lavori davanti a dei rappresentanti di industrie farmaceutiche, il NIDA decise di bloccare i suoi finanziamenti.
“L'opinione dell'industria farmaceutica e' stata nell'insieme critica ed ha avuto una importante influenza sulla decisione di non finanziare piu' le ricerche. Il NIDA ha quindi fermato il suo progetto sull'ibogaina, ma continua a sostenere delle ricerche precliniche su degli alcaloidi dell'iboga”, spiega Kenneth Alper, professore di psichiatria e neurologia all'Universita' di Medicina di New York.
Per l'industria farmaceutica e' meno remunerativa rispetto ad un trattamento a vita
Come spiegare questa resistenza? “La maggior parte delle aziende farmaceutiche non vuole niente avere a che fare con l'ibogaina, ne', in generale, con i trattamenti contro la dipendenza. La maggior parte delle imprese crede, a torto, che esse non possono guadagnare molti soldi nei trattamenti della tossicodipendenza. Non solo, ma credono che potrebbe dar loro una cattiva immagine, perche' le persone stigmatizzano la dipendenza e credono che essa non meriti di essere trattata come le altre malattie”, sostiene Stanley Glick. Trattare una malattia con una o due cure, e' molto meno remunerativo rispetto ad un trattamento a vita. E' grazie a dei fondi privati che Deborah Mash ha potuto proseguire le sue ricerche, nel suo laboratorio di Miami e in una clinica di disintossicazione nell'isola caraibica di Saint-Christophe.
Oggi, la comunita' internazionale diverge sullo status delle ricerche in merito all'iboga e all'ibogaina. Se nella maggior parte dei Paesi non esiste legislazione in merito, in Usa, Belgio, Polonia, Danimarca, Svizzera e Francia hanno classificato queste due sostanze come droghe. L'Agenzia francese sulla sicurezza sanitaria dei prodotti di sanita' (AFSSAPS) fa notare che l'iboga tende “a svilupparsi con specifiche iniziative, seminari di 'auto-rivalutazione' e di “viaggio interiore'”. L'Agenzia fa notare che in Internet questa pianta e' oggetto di una “attiva promozione”.
Attratti dalle osservazioni scientifiche ed empiriche, altri governi hanno lanciato dei programmi di ricerca o hanno autorizzato dei centri di cura con l'uso dell'ibogaina. In Israele e in India, degli esperimenti clinici sono stati avviati in accordo con i ministeri della sanita'; in Brasile, in Messico, a Panama e nei Caraibi, dei centri di cura ufficiali sono stati aperti; in Slovenia, un centro di ricerca pluridisciplinare sta conducendo dei lavori fin dal 2005 e, dal 2009, la Nuova Zelanda ha autorizzato la prescrizione medica dell'ibogaina.
Patrimonio nazionale nel Gabon
Nel Gabon, dopo essere a lungo rimasta nel segreto degli iniziati, l'iboga nel 2000 e' stata decretata “patrimonio nazionale e riserva strategica”. Per Bernadette Rebienot, presidente dell'Unione de guaritori della sanita' in Gabon, “il trattamento con l'ibogaina rimuove la parte iniziatica dell'iboga, di cui non e' davvero la fonte. In Occidente i ricercatori pensano di conoscere l'iboga, ma mi fanno ridere... Noi la conosciamo dalla notte dei tempi. Occorre che collaborino con noi, e' complementare ed e' per il bene dell'umanita'”, dice la guaritrice, che perora presso l'Organizzazione mondiale della Salute (OMS) il riconoscimento della farmacopea tradizionale.
In Slovenia, “l'Istituto per la medicina antropologica (OMI) intende ristabilire la qualita' e la reputazione della guarigione tradizionale e dei rimedi naturali attraverso una valutazione scientifica di questi metodi, della loro efficacia e della loro sicurezza”, spiega Roman Paskulin, esperto di dipendenze e direttore dell'OMI. “Noi offriamo i nostri consigli sulla riduzione dei rischi per i trattamenti con l'ibogaina, ma non assicuriamo cure immediate”. L'obiettivo e' di sviluppare un approccio globale della sanita' in questa dimensione fisica, mentale e sociale, mettendo insieme le facolta' di medicina, scienze umane e di biotecnologia, con il sostegno del ministero della salute e dell'Ufficio delle droghe.
Qual e' allora il tasso di riuscita di questo trattamento atipico? Oggi nessun ricercatore si spende su numeri in merito, per cui e' solo per sentito dire che questo trattamento sembra uno dei migliori contro le dipendenze da oppiacei. Circolano solo stime ufficiose. Perche'? Perche' nessuno studio scientifico e' stato portato avanti per lungo tempo, e poi perche' la maggior parte dei trattamenti viene fatta in un ambito informale. L'efficacita' terapeutica dell'ibogaina e' riconosciuta soprattutto grazie ad un'osservazione empirica e in base a testimonianze che la scienza non e' ancora riuscita a valutare, a causa degli scarsi mezzi a disposizione e per la mancanza di volonta' economico-politica.
I fornitori di iboga
Dopo gli anni 60, negli Usa e poi in Europa e nel mondo, alcune reti di cure alternative si sono sviluppate illegalmente perche' l'ibogaina non era riconosciuta: pazienti trattati all'inizio in Gabon, poi in reti informali in Occidente, in un centro di cura in America Latina....
Queste cure si sono sviluppate intorno a degli “iboga providers” (fornitori di iboga), dei terapeuti informali che, nella maggior parte dei casi, non avevano una formazione medica. Non esistono dati su questi ultimi, e rare sono le testimonianze. A New York, una di queste, Dimitri, svolge la sua funzione ed e' impegnato per il riconoscimento delle cure con l'iboga. Dipendente di eroina e cocaina per piu' di venti anni, se ne e' liberato grazie all'iboga. Dimitri si e' formato in diverse riprese in Gabon presso dei guaritori. Nell'anonimato di semplici camere d'albergo, egli ricostituisce delle cerimonie bwiti con riti, musiche e preghiere in modo da attribuirgli una dimensione spirituale. “Molti fornitori di ibogaina sono persone malmesse perche' tu non puoi prendere queste cose e pensare che tutto andra' bene. Il bwiti esige un coinvolgimento, un lavoro e, se possibile, una vita sana”. In queste cure informali, il pericolo e' nell'incompetenza di alcuni terapeuti e la mancanza di copertura medica.
Morti accidentali
Il trattamento non e' quindi senza rischi: dall'inizio degli anni 90 sono state rilevate diverse morti accidentali. Secondo Deborah Mash, “tutti i decessi sono sopravvenuti in ambienti a rischio”. Il momento fatale spesso accade a dei pazienti che hanno una malattia cardiaca o in seguito all'assunzione di droghe contemporaneamente all'iboga, e questo a seguito di terapie talvolta non appropriate. “Nei casi conosciuti, e' difficile, direi impossibile, attribuire la causa della morte all'ibogaina, e questo e' stato un altro ostacolo per nuove ricerche”, spiega Stanley Glick. Se le autopsie non hanno mai dimostrato il ruolo fatale dell'iboga, per il professor Jean-Noel Gassita, farmacologo gabonese che studia questa sostanza da piu' di cinquanta anni, il trattamento e' controindicato per i cardiaci poiche' l'assunzione della pianta accelera il ritmo del cuore.
La questione della tossicita' dell'iboga e' stata anche oggetto di studi scientifici: uno solo ha rilevato una tossicita' pericolosa, ma a dosi cosi' elevate che non potrebbero essere prescritte ad un paziente. “L'iboga e' stata accusata di essere una sostanza pericolosa, anche se essa uccide meno dell'aspirina”, ricorda Laurence Gassita, farmacologo, insegnante alla facolta' di Medicina di Libreville in Gabon.
“E' una pianta miracolosa, inedita, anche se ha alimentato diverse polemiche”, sostiene Jean-Loius Gassita. Troppe polemiche, per Stanley Glick, che preferisce ormai lavorare sulla molecola di sintesi 18-methoxycoronaridine (18-MC), molto vicina all'ibogaina e senza effetti allucinogeni. “Io credo che l'ibogaina restera' illegale in Usa, ma sono ottimista perche' il 18-MC sia un giorno un farmaco approvato”, dice il ricercatore, sempre in attesa di risultati clinici.
Deborah Mash ha seguito lo stesso percorso sviluppando un'altra variante dell'ibogaina, la noribogaina. In Gabon, Bernadette Rebienot, preferisce fare un commento su questi ricercatori ricorrendo all'aiuto di un proverbio africano: “Si puo' essere il miglior cantante, ma non si puo' superare il compositore: per cui, attenzione alle false note...”.

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