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Coca, fumigazioni e persecuzioni rubano la vita ai contadini colombiani
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Articolo di Redazione
4 ottobre 2013 16:44
 
"José" e "Pablo", nomi fittizi di due contadini che chiedono di non essere riconosciuti attraverso i media, coltivano coca in Colombia ed insieme ai propri famigliari sono vittime della persecuzione e delle fumigazioni che gli fanno perder tutto. Il loro sogno e' vivere in pace sulla loro terra: il Caguàn.
Entrambi i cocaleros erano questa settimana tra i 300 invitati al Foro Regionale per la Soluzione al Problema delle Droghe illecite, nella capitale del Guaviare, dipartimento contiguo a Caquetà, dove si trova questa profonda regione del sud della Colombia.
E' la prima volta che questi uomini cresciuti nella selva partecipano ad un evento di tale portata, che e' stato possibile grazie ad una richiesta dei negoziatori del Governo e le Farc, che hanno chiesto all'Onu e all'Universita' Nazionale della Colombia di organizzare un forum per ascoltare i contadini che vivono tra le coltivazioni illegali.
La loro casa e' a tre ore di dorso di mulo da San José de Fragua, una localita' da dove per andare a Florencia, capitale del Caquetà, c'e' bisogno di almeno altre quattro ore in battello o con un veicolo adatto a sentieri fangosi e traballanti.
In una intervista con l'agenzia stampa Efe, hanno spiegato che chiedono solo strade, progetti agricoli, credito, vacche per produrre latte, scuole, medici, ma soprattutto la fine della “guerra biologica”.
L'ultima fumigazione aerea che hanno subito e' stata otto mesi fa, quando l'esercito ha spazzato tutta la loro coca, ma anche ananas, banane e manioca.
Di questa “guerra biologica” incolpano anche gli Usa, perche' i loro aerei, in missione con il Plan Colombia, hanno lanciato batteri che, secondo loro, hanno distrutto tutto. La prima volta e' stata nel 1990, quando apparve un “animaletto” che chiamarono “malumbia” e che “si mangio' la coca, poi i pascoli, la manioca, i platani e il mais”.
Il secondo attacco, dice “José”, c'e' stato a partire dal 2003, quando “sparsero un altro batterio, 'el gringo', che si conficcò negli alberi di arancio e guayava”.
A questi fatti presunti, non riconosciuti dal governo colombiano, si aggiungono gettiti spray continui, col risultato di “uccelli morti, bovini malati -poiche' il glifosato cade nell'acqua che bevono- bambini con malformazioni, malattie polmonari, diarree, bruciature e macchie sulla pelle”.
La Colombia e' l'unico Paese andino dove si fanno fumigazioni aeree con prodotti chimici, secondo quanto e' stato chiaramente detto dall'Onu durante il forum.
In questo contesto, ha detto “Josè”, “i rapporti con le forze armate sono stati pessimi poiche' loro ci accusano di essere guerriglieri e lo Stato non capisce che siamo sempre vissuti con le Farc, che sono nate perche' lo Stato stesso ci ha resi poveri e ci ha abbandonato”.
“Il contadino e' un pallone da calcio che teme violenza e armi e che ha le armi che fanno da padrone. L'Esercito arriva facendo abusi e violenze”.
Quindi, “non dimentichiamo che le Forze Armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno usato il Caquetà come un corridoio ed ora lo Stato e' presente, ma per reprimere”.
“Se ci levano la coca senza un piano alternativo, i giovani andranno ad ingrossare le file dei guerriglieri”.

Lo Stato, inoltre, “ha contribuito all'acquisto della coca attraverso le sue forze armate o i propri rappresentanti”, per questo il problema “riguarda tutto il mondo”.
Il contadino dice che, sebbene le famiglie come la sua “seminano un ettaro di coca che finisce per essere fumigato o eradicato, le grandi piantagioni dei capi mafiosi sono intatte”.
Per questo motivo dice che la coca non e' redditizia per loro, grazie anche all'alto costo dei prodotti chimici per l'elaborazione della pasta base, il primo passo di lavorazione prima di modificarsi in cloridato di cocaina.
Anche cosi, ha sottolineato, e' l'unico mezzo di sostentamento di molte famiglie.
“Lo Stato, invece di farci prestiti con bassi interessi e con ampie dilazioni di pagamento, per acquistare dieci vacche e un toro, ci invia le fumigazioni”, continua a lamentarsi, per confessare che sono disposti ad abbandonare la coca in cambio di progetti produttivi e strade per trasportare i prodotti.
“Riconosco che questo e' un danno sociale per il Paese e il mondo intero, pero' noi non siamo i colpevoli, la colpa e' di averci abbandonato”, ha detto all'agenzia Efe “Pablo”, mentre raccontava delle”morti, gli orfani e le vedove” che sono stati provocati da questa guerra tra i suoi concittadini.
“Ringrazio il Governo e le Farc, Cuba e i Paesi che hanno messo il proprio impegno, i soldi, perche' questo conflitto abbia fine” ha detto il contadino cocalero prima di iniziare il suo ritorno in Caguàn, col timore che l'aver partecipato al forum dell'Onu non avra' riscontri coi problemi che trovera' dopo il lungo viaggio fino alla vicina regione.

(articolo del corrispondente dell'agenzia stampa Efe da Bogota', edito il 04/10/2013)
 
 
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