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Cannabis terapeutica. L'avanzata e avanzante esperienza di Israele
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Articolo di Redazione
8 febbraio 2014 20:24
 
Israele ha lanciato una nuova campagna per facilitare l'uso della cannabis terapeutica grazie ad Internet, che consentira' a migliaia di pazienti di sollecitare il permesso da parte delle autorita' e ricevere la sostanza a domicilio.
Quasi sconosciuta dalla maggior parte delle persone, l'industria medica della cannabis ha registrato negli ultimi dieci anni un notevole impulso in Israele, soprattutto per i progressi e le scoperte nell'ambito della ricerca grazie all'appoggio delle autorita'.
Il ministero della Sanita' ne stimola il consumo medico fin dal 1995 -quando il consumo per fini ricreativi e' stato vietato- e negli ultimi anni piu' di 17.000 pazienti ne hanno beneficiato nei diversi trattamenti, anche se il consumo terapeutico e' considerato come l'ultima cosa a cui ricorrere in alternativa alla medicina tradizionale.
Il ministero ha dato impulso questa settimana a lanciare online la nuova campagna in modo da rendere piu' agevoli le interminabili procedure burocratiche a cui oggi si devono sottomettere i pazienti per ricevere le proprie dosi. In questo modo, con un click del mouse, coloro ai quali e' stato raccomandato l'uso terapeutico della cannabis, potranno ottenere in breve, anche nello stesso giorno, il benestare di una équipe specializzata e ricevere la sostanza a casa loro senza doversi recare nei centri di distribuzione.
“L'obiettivo e' che per la fine dell'anno o l'inizio del 2015, si possa far riferimento ad un sistema centralizzato e ben funzionante che permettera' alle farmacie di dispensare la marijuana terapeutica”, spiega Mijael Dor, responsabile dell'équipe del dipartimento del ministero della Sanita' incaricato di rendere pratico l'uso della cannabis.
Una trentina di specialisti sta gia' lavorano per le autorizzazioni agli attuali 14.000 pazienti, in collaborazione con 20 ospedali e 10 centri di produzione di marijuana ad un livello accettabile per fini medici.
“Chiediamo che il Governo centralizzi il lavoro di ricerca e distribuzione, in un quartier generale dove si possano installare laboratori funzionanti per un controllo sulla qualita'”, ha detto il capo dei medici.
I medici che ne raccomandano l'uso sono oncologi, specialisti del dolore, reumatologi e talvolta anche i medici di famiglia possono prescriverne l'uso a pazienti che secondo loro non hanno altre possibilita' di cura.
I trattamenti servono a combattere problemi neurologici cronici come la sclerosi multipla, Parkinson, dolori cronici per malattie come il cancro, fibromialgie o amputazioni, ai quali si aggiungono problemi legati all'alimentazione come l'anoressia e altre complicazioni alimentari, dove la funzione della cannabis e' quella di stimolare l'appetito.
Specialisti del ministero della Sanita' insegnano al paziente come usare la droga, che si puo' fumare, inalare, ingerire in forma di biscotti per i piu' piccoli o con delle gocce, fino ad ungersi con una crema cutanea.
Le terapie con la marijuana sono diventate piu' importanti e nelle ultime settimane 400 persone sono state autorizzate, compreso l'ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv che ha fatto sapere che non fara' piu' ricette se non dopo esplicita richiesta medica.
Gli specialisti fanno sapere che la cannabis non e' una “bacchetta magica” per tutto il mondo, e neanche per ogni caso specifico, e che comunque ha degli effetti secondari.
“Abbiamo delle conoscenze limitate e cerchiamo di raccogliere dati. Siamo all'inizio di un percorso e cerchiamo di stabilire guide cliniche per sapere cosa fare in ogni caso specifico”, dice Dor.
Uno dei principali ostacoli che deve affrontare la comunita' medica e' che la marijuana non e' una medicina di cui si conoscano tutti i suoi benefici, in parte per la mancanza di disponibilita' delle case farmaceutiche a fare ricerche su una sostanza di uso comune per 6.000 anni.
Rafael Mechoulam, lo scienziato israeliano che e' stato in grado di isolare nel 1964 il THC (Delta-9 TetraHidroCannabinol), il principale principio attivo della marijuana, sostiene che i medici non hanno familiarita' con questa sostanza perche' non e' stata sufficientemente sperimentata, nonostante sia raccomandata per i trattamenti di molte malattie. E fa notare il paradosso che anche se e' stato esteso l'uso medico della pianta, i componenti THC e CBD (cannabidiol) non sono considerati come farmaci.
“A parte alcuni studi limitati, la maggior parte delle ricerche sono state fatte in vitro e con animali”, lamenta questo professore della Universita' ebraica di Gerusalemme, che ha anche una laurea honoris causa all'universita' Complutense di Madrid.
Secondo Dior, l'alta domanda portera' finalmente a nuovi modi di consumo e licenze mediche: “Ci sono vari laboratori in Israele che stanno trattando la pianta per trasformarla in un farmaco che possa essere inalato. Sono ottimista”.

(articolo di Daniela Brik, per l'agenzia Efe del 08/02/2014)
 
 
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