testata ADUC
Cannabis ricreativa e terapeutica nel mondo. Lo stato dei fatti
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Redazione
2 gennaio 2019 12:18
 
Il divieto della cannabis, che è tale in tutto il mondo da più di un secolo, starebbe per andare in fumo? Prima il Canada, che ha legalizzato la cannabis dallo scorso 17 ottobre 2018, poi lo Stato della California che ha legalizzato questa droga a partire dal 1 gennaio… questa ipotesi comincia a prendere corpo.
Era ancora aleatoria quando l’Uruguay ha aperto la strada, nel 2013, legalizzando coltivazione e consumo di cannabis. Pur se questa droga dolce si consuma da diversi secoli sotto diverse forme per uso ricreativo o terapeutico, essa era proibita nella quasi totalità dei Paesi al mondo.
Ma a differenza di un’idea diffusa, questa situazione era di fatto relativamente recente nella storia umana. Una delle prime leggi di divieto della cannabis è stata votata in Egitto nel 1868, ma la maggior arte dei Paesi occidentali l’hanno seguito negli anni 1920-1930, e il divieto ha raggiunto livelli mondiali solo nel dopo guerra, come lo ricorda il Transnational Institute in un rapporto in merito.

La cannabis è legale per l’1,5% della popolazione mondiale
All’inizio del XXI secolo, la constatazione di una sconfitta in merito alle politiche repressive, ha portato le autorità di diversi Paesi a farsi domande sull’opportunità di politiche alternative, basate sulla seguente idea: dal momento che non possiamo fermare i traffici e dissuadere i consumatori, accettare questo consumo per meglio comprendere e migliorare la prevenzione.

La legalizzazione della cannabis resta ultra-minoritaria nel mondo
I Paesi che hanno scelto la via della legalizzazione, anche parziale, della cannabis rimangono rari



La popolazione coinvolta dalla legalizzazione della cannabis ricreativa
A luglio del 2018, con l’entrata in vigore della nuova legislazione canadese, circa l’1,5% della popolazione mondiale avrà accesso legalmente alla cannabis ricreativa


Se la questione della legalizzazione è entrata nel dibattito politico di numerosi Paesi, pochi di essi sembrano oggi pronti a seguirla. Solo la Nuova Zelanda ha ufficialmente avviato un processo, con un referendum in merito previsto epr il 2020.

La depenalizzazione, una soluzione intermedia che sembra interessare
Al contrario, un gran numero di governi ha fatto un’altra scelta per ovviare allo status di repressione: la depenalizzazione. Il consumo e/o la coltivazione della cannabis restano ufficialmente illegali, ma sono tollerati o sottomesse a sanzioni molto meno pesanti, che vanno dalla semplice multa ai lavori di interesse sociale, passando per la prescrizione di cure di disintossicazione. Nella gran parte dei casi, questa politica di tolleranza è riservata al consumo personale di droga, in piccole quantità, ma che non coinvolge i trafficanti. Questa politica comporta una serie di limitazioni per i consumatori (divieto di fumare in pubblico in Spagna e Ucraina, penalizzazione in caso di recidiva in Italia, in Israele e in Lettonia, etc.).
Questa soluzione intermedia, generalmente motivata da questioni pragmatiche, ha coinvolto numerosi governi d’Europa e d’America dall’inizio del secolo. Per diversi Stati americani, questo rappresenta una prima tappa verso la legalizzazione pura e semplice.

La depenalizzazione della cannabis nel mondo
Dopo gli anni 2000, numerosi Paesi dell’America del Sud e dell’Europa hanno scelto la via della depenalizzazione

Un’accelerazione della depenalizzazione
Paesi al mondo che hanno depenalizzato totalmente o parzialmente la cannabis

La cannabis terapeutica sempre poco accessibile
Al di là dell’aspetto ricreativo, la questione della cannabis si pone ugualmente su un piano medico. Numerosi malati reclamano di accedere alla marijuana o ai derivati della cannabis, non per farsi “uno sballo” ma per curare o attenuare dolori, nausee, vomiti o mancanza di appetito. Questo uso, già conosciuto al tempo dei Romani e riscoperto alla metà del XXI secolo dal medico irlandese W.B.Shaughnessy, è sostenuta da recenti ricerche, che mostrano il suo uso come broncodilatatore (per l’asma), antispasmodico (Parkinson o sclerosi a placche) o come vasodilatatore (per il glaucoma).
Questo riconoscimento progressivo delle virtù terapeutiche della cannabis ha portato, in questi ultimi anni, numerosi governi a modificare le proprie legislazioni per renderla accessibile ai malati. Ma tra la quarantina di governi dei Paesi che accettano la cannabis terapeutica, c’è una gran varietà di situazioni: è venduta in farmacia senza ricetta in Macedonia, coltivata dall’Esercito in Italia, ma accessibile solo su ricetta medica in Argentina, e solo sotto forma di spray in Brasile. In Ungheria, alcuni farmaci a base di cannabis son accessibili ai pazienti che soffrono di sclerosi a placche, ma solo dopo una concessione, caso per caso, da parte delle autorità.

La legalizzazione progressiva della cannabis terapeutica
Paesi al mondo che hanno autorizzato parzialmente o totalmente la cannabis terapeutica

……

(da un articolo di Maxime Vaudano et Pierre Breteau, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 02/01/2019)
 
 
ARTICOLI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori