Zamora, stato di Michoacan. Un commando composto da sole donne spara su un gruppo di persone e poi fugge. La Marquesa, Stato di Mexico. La polizia rinviene dodici cadaveri. Li hanno uccisi per vendetta. Avevano realizzato un tunnel per trasportare droga dal Messico agli Stati Uniti, una galleria con ascensore, minirotaia, luci. Poi qualcuno ha informato i federali e per loro è stata la fine. Villahermosa, Stato di Tabasco.
Killer mascherati tappano la bocca per sempre ad Alejandro Fonseca, conduttore di un programma radiofonico che denunciava i sequestri di persona. Ayuta del Libres, Stato di Guerrero. L'ex sindaco Homero Rios è centrato da 22 proiettili mentre fa jogging insieme alla figlia. Tijuana, Stato della Baja California. Samuel Martinez, funzionario della polizia, viene assassinato poche ore dopo essere stato costretto a lasciare la sua carica. L'elenco potrebbe andare avanti per giorni in una lunga litania di morte e sangue che sta spingendo il Messico verso il baratro. Ci sono giorni in cui il Paese centro-americano supera, nella conta dei morti ammazzati, l'Iraq e l'Afghanistan. A Bagdad le decapitazioni sono ormai rare, in Messico sono quasi quotidiane, simbolo della guerra che si sta combattendo. Uno scontro totale: narcos contro narcos, banditi contro la legge, esercito contro polizia infedele. Con i trafficanti insolenti, truci, impuniti. Spadroneggiano a tal punto che si permettono di scrivere ai giornali, di mettere manifesti per reclutare poliziotti offrendo «buona paga, aiuto alla famiglia e benefit», di firmare le stragi con volantini a volte minacciosi - «è quella che spetta ai nemici» e irridenti «ha, ha, ha» lasciati sui cadaveri. Tanti cadaveri. Le cifre dicono molto. Tremila le vittime nel solo 2008. 25 miliardi di dollari il «giro» del traffico che importa la coca dalla Colombia per poi trasferirla sul mercato americano ed europeo. Cinquecentomila gli affiliati alle gang, dominate da sette grandi clan che smistano polvere emarijuana. Trentamila i militari schierati dal presidente Calderon per contenere la minaccia.
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