Cosi' un comunicato di ieri della Lila (Lega italiala per la lotta all'Aids):
Il Dipartimento Antidroga smentisce il ministro della Salute Fazio Profilattici e siringhe sterili in carcere sono un valido strumento di prevenzione dell'Hiv
Torino, 8 febbraio 2010. La Lila dà il benvenuto al nuovo sito del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, lanciato la scorsa settimana, dove ha trovato una gradita sorpresa.
Il Dpa ha infatti messo in home page una ricerca su “Carcere e tossicodipendenza: efficacia delle terapie sostitutive per la riduzione dell’HIV” pubblicata da Addiction. Una “review” della letteratura sulla prevenzione del danno in ambito carcerario, che testualmente recita: “I trattamenti sostitutivi devono essere introdotti nelle carceri come parte di programmi di prevenzione dell'infezione da Hiv che prevedono la distribuzione di profilattici e siringhe sterili”.
La Lila ricorda che tali programmi non sono previsti nelle carceri italiane, e che il ministro della Salute Fazio, competente anche per la medicina penitenziaria, in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, lo scorso 1° dicembre, ha dichiarato ad AnlaidsNotizie che «non esistono evidenze di efficacia di tali interventi nel ridurre la trasmissione dell’infezione da Hiv».
Mentre la disponibilità di preservativi per i detenuti «può apparire come una legittimazione dell’omosessualita coatta».
La presidente Lila Alessandra Cerioli ha risposto a gennaio al ministro Fazio con una lettera, indicandogli le opposte conclusioni e indicazioni di Organizzazione mondiale della Sanità, Nazioni Unite, Consiglio d'Europa e della letteratura scientifica. Sottolineando che in Italia “il sesso in carcere è praticato, e non attende certo la nostra “legittimazione”, ma non può essere “safe”.
Così come esiste, per quanto altrettanto proibito, il consumo di stupefacenti, ma non con aghi sterili”, a differenza di quanto accade in altri Paesi, dove la riduzione del danno invece è ammessa anche in ambito carcerario.
La percentuale di detenuti sieropositivi negli Istituti penitenziari italiani è stimata essere del 7 per cento, ma questo dato eclatante non sembra interessare il ministro Fazio, che appare invece più preoccupato di non “incentivare l'omosessualità”, forse considerata un male peggiore dell'Hiv/Aids.
Per fortuna a ristabilire la verità ci pensa il Dipartimento Antidroga del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Carlo Giovanardi. La Lila consiglia perciò al ministro Fazio, che ancora non si è degnato di rispondere alla nostra lettera, una visita al suo nuovo sito:
www.droganews.it
Cosi' la replica del Dpa
"Non c'e' alcuna discordanza tra la posizione del Dpa e il Ministero della Salute, relativamente alla distribuzione di tali presidi in carcere". E' quanto precisa il Dipartimento Politiche Antidroga, riguardo a quanto affermato dalla Lila relativamente alla distribuzione di siringhe e profilattici nelle carceri.
"Le frasi che ci sono state attribuite - si legge nella nota del Dipartimento - non corrispondono ad una nostra posizione ufficiale ma sono contenute in uno studio, riportato (al pari di tutti gli altri studi) nel portale informativo Droganews. Questa ricerca e' stata eseguita dal National Drug and Alcohol Research Centre (Ndarc), della University of New South Wales di Sidney, in Australia dove le condizioni di rischio sono ben diverse da quelle italiane. Inoltre - osserva il Dipartimento - non ci sono evidenze che dimostrino, che l' incidenza e cioe' il numero di nuovi casi di infezione da Hiv (e non la semplice prevalenza e cioe' il numero delle persone gia' infette) nelle carceri italiane sia elevata o si possa pensare, anche sulla base di casi aneddotici, che vi possa essere un reale problema di sanita' pubblica al di la' del rischio teorico. Crediamo invece che sia scorretto e inaccettabile l'intenzionale deformazione delle informazioni per creare una artificiale quanto inesistente contraddizione tra strutture governative". Per il Dipartimento Antidroga, "prima di pensare a qualsiasi azione preventiva all'interno delle carceri e' necessario considerare i dati reali, che ad oggi seppur scarsi non depongono per l'esistenza di emergenze infettive in quegli ambienti. Evidenziamo, anche il pericolo che potrebbe esserci nel fornire siringhe potenzialmente utilizzabili anche come armi improprie nei confronti sia dei detenuti che degli agenti". Infine, conclude la nota, "ci dispiace che l'associazione Lila invece di percorrere la strada del dialogo e dell'approfondimento tecnico del problema, abbia invece spostato l'attenzione tentando di creare una pretestuosa polemica tra Istituzioni".