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Silk Road. Definitivamente condannato all'ergastolo il fondatore e proprietario. Dura lex, sed lex...
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Articolo di Redazione
3 giugno 2017 17:27
 
 L’affaire Silk Road ha visto lo scorso 31 maggio l’ultimo suo atto. Vasto mercato nero online che consentiva, tra l’altro, di acquistare centinaia di chili di droghe, del software destinato a sbloccare dei computer, nonche’ ad ingaggiare sicari, sito accessibile unicamente attraverso il browser Tor conoscendone l’indirizzo, era stato chiuso dalla FBI nel 2013.
Riconosciuto colpevole di sette capi d’accusa e condannato nel 2015 all’ergastolo senza possibilita’ di liberazione, Ross William Ulbricht, fondatore e proprietario di Silk Road, aveva a suo tempo fatto appello alla sentenza.
Purtroppo per il “Dread Pirate Roberts”, pseudonimo utilizzato da Ulbricht, la corte d’appello federale ha confermato la sentenza presa in prima istanza.
Un’inchiesta rimessa in discussione
Durante il processo, gli avvocati di Ulbricht hanno evidenziato diversi aspetti dell’inchiesta che avrebbero potuto essere un pregiudizio per il loro cliente. Il sequestro del suo computer personale e la sorveglianza dei suoi account Facebook e Gmail sono anche stati qualificati come illegali. Piu’ insolita, l’implicazione nell’inchiesta di due agenti federali condannati in seguito dalla giustizia e che hanno dato motivo alla difesa di farne un certo uso.
Per gli avvocati, i due uomini avrebbero potuto intrappolare Ulbricht. L’agente dei servizi segreti Shaun Bridges, che ha rubato migliaia di dollari in bitcoin agli utenti di Silk Road, da una parte, ma anche l’inquirente dell’Agenzia di lotta contro la droga, Carl Mark Force, che ha tentato di far cantare Ulbricht ed ha poi venduto delle informazioni confidenziali sul procedere dell’inchiesta. I due uomini hanno avuto accesso ai server di Silk Road e avrebbero potuto servirsene per intrappolare il loro cliente.
La Corte d’Appello pero’ ha rigettato tutte le argomentazioni avanzate da Ulbricht, dichiarando in primo luogo che quanto era stato fatto sulla sua rete personale era stato ottenuto dopo l’emissione del mandato, rendendolo quindi legale secondo il quarto emendamento della Costituzione, che protegge i cittadini americani dalle pratiche illegali.
Rispetto ai due ufficiali messi in discussione, i giudici hanno stabilito che “la questione qui in discussione, e per la quale nessuno degli argomenti di Ulbricht fa luce o solleva un qualche dubbio, e’ di sapere se un elemento di prova e’ stato intaccato in un modo o in un altro dal comportamento di Bridges e Force. Niente, in quanto diffuso dal governo o da cio’ che Ulbricht ha prodotto o rilevato nel dossier, suggerisce che cio’ possa essere accaduto”.
Un verdetto che fa discutere
Pur confermando il verdetto di prima istanza, i giudici hanno ugualmente criticato a mezza voce le leggi americane antidroga. “Alcune persone non sono d’accordo sull’utilita’ di queste pene severe per lottare contro la distribuzione di sostanze controllate, visto il carattere penale della loro vendita e del loro uso. E’ possibile che nel futuro noi considereremo queste politiche come tragici errori e che adotteremo dei metodi meno punitivi e piu’ efficaci per ridurre le conseguenze dell’uso di droghe. Ma, in questo momento della nostra storia, dei rappresentanti democraticamente eletti dal popolo hanno scelto di optare per una politica di proibizione di sanzioni penali”.
Nel 2015, la severita’ della condanna all’ergastolo per quello che e’ considerato un reato non violento, aveva sorpreso l’accusato. Il giudice che aveva deciso sull’ammissione del suo appello, Gerald Lynch, aveva dichiarato che le testimonianze dei famigliari degli utenti di Silk Road morti di overdose, avevano pesato sulla bilancia. La Corte d’Appello non ha pero’ tenuto conto di questo motivo, ritenendo che dei giudici federali sono perfettamente in grado di mettere da parte le loro simpatie per le vittime e di valutare le prove in modo razionale nel momento in cui devono emettere il loro verdetto. Questo verdetto ha comunque un significato simbolico. Il procuratore non aveva chiesto l’ergastolo nell’ambito del primo processo, ma il giudice Katherine Forrest aveva spiegato che la sentenza su Ulbricht era anche un metodo di inviare un messaggio agli altri potenziali altri baroni della droga online. Una strategia pagante? Non si e’ dovuto attendere molto tempo dopo lo smantellamento di Silk Road per vedere apparire la rete Silk Road 2, che e’ diventata in meno di un anno, secondo la giustizia americana, uno dei mercati criminali piu’ redditizi, producendo circa 8 milioni di dollari (6,4 milioni di euro) di giro d’affari al mese, prima di essere chiuso a sua volta dalla FBI nel 2014.

(articolo di Laura Michelotti, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 02/06/2017)
 
 
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