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La ragnatela del denaro nella guerra ai narcos in Messico
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Articolo di Redazione
28 dicembre 2016 11:47
 
  Migliaia di fucili d’assalto sono a disposizione dei cartelli della droga messicani, grazie al governo degli Stati Uniti. Era il 2009 alla frontiera tra i due Paesi. Era in corso la famosa operazione “Rapido e Furioso”, che mirava a catturare tramite armi di contrabbando i grandi capi e trafficanti di droga del Messico. La pista delle armi si perse e l’operazione falli’. Ne’ gli Usa e ne’ il Messico riuscirono a conoscere la destinazione delle armi e tantomeno arrivarono ai loro capi. Negli anni successivi diverse scene del crimine fecero scoprire in tutto il territorio messicano alcuni pezzi di questo sanguinoso puzzle. Negli ultimi dieci anni, entrambi i Paesi hanno finanziato piani per combattere il narcotraffico dalla parte messicana. Considerando i loro risultati, i partner transfrontalieri continuarono a raccogliere zero risultati nella guerra contro i narcos.
Il Messico ha speso piu’ di 1,5 miliardi di peso messicani (71.400 milioni di dollari) negli ultimi dieci anni per lottare contro il suo nemico numero uno. I conti nazionali mostrano la crescita della spesa in circa il 15% all’anno. Entrambi i presidenti Felipe Calderon e Enrique Pena Nieto si sono dati da fare per aumentare l’impiego della Marina e dell’Esercito, i principali strumenti di lotta; la ristrutturazione dei corpi di polizia, inclusa la nuova Gendarmeria; e la crescita delle operazioni di intelligence. L’investimento ha riguardato anche il sistema giudiziale, che dal 2008 cerca di trasformarsi ma senza risultati.
Gli Stati Uniti si sono aggiunti nel 2008 con i piani per una guerra frontale contro il narcotraffico. Con la “Iniciativa Merida”, il governo statunitense ha assicurato 2.500 milioni di dollari per avviare l’annientamento dei cartelli messicani.
George W. Bush e Felipe Calderón siglarono il patto che rafforzava di piu’ la sicurezza alla frontiera. La sorellanza permise, per esempio, lo scambio di informazioni di intelligence che ha portato alla cattura di Joaquìn El Chapo Guzmàn a febbraio del 2014. Gli elicotteri da guerra e l’addestramento statunitense per le Forze Armate messicane sono state messe in opera in Messico fino al 2014, quando gli Usa hanno messo in discussione il loro accordo col Messico a causa dei diritti umani che sarebbero stati violati in seguito alla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa.
La questione sui fondi impiegati nella guerra contro i narcos ha registrato la sua prima reazione nel Congresso Usa. Il senatore Democratico Patrick J.Leahv ha insistito nell’ultimo anno perche’ fossero bloccati i fondi a seguito della dimostrazione che “il Messico ha permesso alla sua polizia e all’Esercito di eludere la giustizia per coprire crimini orribili”. La “Iniciativa Merida” aveva cercato di riprodurre il medesimo successo giudiziale del Plan Colombia che, negli anni ‘90, aveva fatto ridurre il traffico di droga.
Voci critiche come quella di Leahy non hanno avuto seguito perche’ il finanziamento non continuasse. “Gli Usa erano soddisfatti pur con risultati minimi, perche’ completavano una iniziativa politica di assistenza finanziaria che, comunque, assicurava che il loro punto di vista e il loro modo di affrontare la situazione avesse il predominio”, spiega Ernesto Lòpez Portillo, direttore del Instituto para la Seguridad y la Democracia en México (Insyde). “Siamo soddisfatti con quello che abbiamo raggiunto”, ha detto Enrique Peña Nieto nella sessione 41 del Consejo de Seguridad Nacional de Seguridad Pública, l’organismo incaricato di coordinare tutte le iniziative per combattere il crimine in Messico. La franchezza di Pena Nieto coincide con l’aumento della percezione di insicurezza tra i messicani: il 71,9% di messicani non si sente sicuro. Ma la strategia per il 2017 va nella stessa direzione: piu’ risorse focalizzate nel sistema di Giustizia e nella preparazione dei corpi di difesa. “Gli indicatori non migliorano, perche’ le politiche pubbliche non migliorano. Si possono ripetere le stesse politiche finche’ non si hanno risultati finche’ non ci sono conseguenze”, fa notare Lòpez Portillo di Insyde.
Il Messico vive una situazione in cui i fondi per la sicurezza sono entrati in una spirale che offre scarsi risultati, dice Portillo. Il cambio del governo messicano negli ultimi dieci anni ha ignorato le misure comunitarie per migliorare la sicurezza -quest’anno sono stati ridotti i fondi per la riduzione del crimine- ed ha continuato a destinare meno risorse contro una inesauribile rete che coltiva la guerra. “Lo Stato messicano investe per perdere”, commenta il direttore di Insyde. La domanda, guardando il 2017, e’ se il nuovo presidente degli Stati Uniti continuerà a sostenere la strategia messicana di lunga data.

(articolo di Sonia Corona, pubblicato sul quotidiano El Pais del 28/12/2016)
 
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