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Professione, coltivatore di cannabis in Svizzera
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Articolo di Redazione
15 maggio 2017 17:46
 
 Con la cannabis si puo’ dire che il commercio e’ fiorente in tutti i sensi. “In due settimane le piante fioriscono e possiamo cominciare a raccoglierle”, spiega Dario Tobler, direttore dell’impresa BioCan, che ha sede nel cantone di Schaffhouse.
Ma se questa azienda che impiega una trentina di persone su quattro siti tra il cantone di Zurigo e quello di Schaffhouse e’ fiorente, lo e’ anche per un altro motivo: ad agosto del 2016, e’ stata la prima ad ottenere il via libera per la commercializzazione, sotto forma di succedaneo del tabacco, della cannabis con meno dell’1% di tetracannabinolo (THC, la sostanza psicoattiva della pianta). Un prodotto legale.
Il successo e’ stato tale che l’Ufficio federale della sanita’ pubblica (OFSP) e Swissmedica, l’autorita’ di controllo e di autorizzazione dei prodotti terapeutici, hanno dovuto, a febbraio, emettere una nota esplicativa e una avvertenza all’uso delle prescrizioni legali. L’OFSP conta ormai una trentina di produttori, che hanno ufficialmente dichiarato che hanno una rosa di prodotti con tanto di permesso per il loro uso. “Non e’ che un’autorizzazione”, precisa il portavoce dell’OFSP.
Ma -continua Tobler- c'e’ bisogno di una vera e propria autorizzazione per vendere il succedaneo (sostituto) del tabacco, a circa 10 franchi al grammo (il prezzo dipende dalle quantita’ ordinate). E’ l’Amministrazione federale delle dogane che la fornisce, sotto forma di un numero di assoggettamento all’imposta sul tabacco.
Tutto passa da una serra refrigerata dove delle piante minuscole producono le loro radici con delle perle granulose, passando attraverso dei canali in cui scorre l’acqua -dice Tobler ricordando i vari passaggi con un sorriso. “Abbiamo gia’ chiamato Swissmedic nel 2015, loro non sapevano nulla. Meno di un anno dopo avevano gia’ chiamato un esperto”.
L’impresa BioCan ha gia’ una lunga storia alle spalle. “Lavoriamo con dei semi di Blühauf, l’impresa di Markus Walther, pioniere della cannabis negli anni 1990”, prosegue Tobler. “Quello che ha avuto l’idea dei cuscini di cannabis, molto in voga fino al ritorno della repressione,dopo gli anni 2000”.
In seguito, le polizie (dei due cantoni) hanno capito che l’odore non era ancora sinonimo di delinquente. Perche’ la cannabis a basso contenuto di THC ha praticamente lo stesso odore. “La polizia veniva regolarmente a fare controlli”, precisa Tobler.
Malgrado le apparenze, BioCan non e’ un’azienda agricola. “Noi siamo una PMI industriale, in una zona dallo stesso nome”, indica il patron con il suo look baba-cool. “Occorre avere delle competenze, in termini di illuminazione per esempio, che i contadini non hanno”.
Conosciuto dalla fine degli anni 1970, “il cannabinolo e’ un pioniere della repressione”. Secondo Jean-Félix Savary, segretario generale del Groupement romand d’études des addictions (Grea), l’attuale boom “e’ frutto della creativita’ che nasce intorno a cio’ che non e’ regolamentato”.
Lo specialista fustiga la nomea fatta sulla cannabis in quanto succedaneo del tabacco. “E’ autorizzato nella sua forma piu’ nociva, cioe’ la combustione. Bisogna considerare la cannabis come un prodotto naturale, che si puo’ utilizzare in un ambito terapeutico, ma che ha anche degli effetti secondari. Occorre quindi regolamentarla”.
Perche’ sotto le sue altre forme, il cannabinolo resta proibito o sottomesso ad autorizzazione. In quanto pasta ha un tenore elevato di CBD, cioe’ cannabinolo puro (il cui grammo vale diverse migliaia di franchi), la preparazione non e’ autorizzata in Svizzera se essa e’ una “singola preparazione”. Se si tratta di una derrata alimentare (olio o derivati), il produttore deve dimostrare le proprie credenziali all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e degli affari veterinari.
“Abbiamo ricevuto una sola domanda e, essendo la legislazione cambiata dal 1 maggio, la stessa non risponde piu’ ai criteri legali”, indica il portavoce Stefan Kunfermann. Le domande devono ormai essere indirizzate per i prodotti di “novel food”, come per i prodotti a base di insetti.
“Se la cannabis ha trovato un posto nell’agenda politica”, conclude Jean-Félix Savary, “non e’ a causa del CBD, ma delle vendite per strada, con della cannabis talvolta pericolosa, perche’ trafficata da spacciatori poco interessati alle questioni di salute pubblica. Inoltre, la prospettiva di succosi proventi fiscali ha fatto riflettere piu’ di una persona”.
Farsi una canna
A nord del cantone di Zurigo e nel cantone di Schaffhouse, una PMI fiorisce grazie alla cannabis legale. Il divieto di condurre degli studi non passa.
“Come con Galileo! Si vuol bruciare la persona che mette degli occhiali”. Jean-Félix Savary trova “estremamente pericolosa” l’iniziativa parlamentare di Verena Herzog ((UDC/TG), che vuole “precisare le eccezioni per la ricerca prevista dalla legge sugli stupefacenti”, Secondo lui, la parlamentare vuole, nei fatti, far vietare le prove di distribuzione di cannabis preparate per Ginevra, Berna, Zurigo e Basilea. Altre interrogazioni parlamentari dell’UDC son state presentate in merito.
La parlamentare si difende: “Molti dei progetti sono oggi presentati sotto l’etichetta di ‘ricerca’, ma tutti non sono scientifici”. “Ci sono degli abusi. La mia iniziativa non e’ ne’ a favore ne’ contro la cannabis”.
Lo scorso 13 maggio, la Commissione di sicurezza sociale e della salute pubblica del Consiglio nazionale ha rifiutato il testo con 15 voti contro 9, ritenendo che “gli studi realizzati in scienze sociali ed economiche possono anche produrre risultati utili, secondo un comunicato che e’ stato diffuso. Membro della commissione, Isabelle Moret (PLR/VD), ricorda che la politica attuale sulla droga fa riferimento ad un compromesso che e’ “frutto di anni di lavoro” e che sta facendo le sue prove.
Il Parlamento dovra’ prossimamente trattare una nuova iniziativa, depositata dai Verdi, che chiedono una nuova legge che depenalizzi la canapa e preveda il prelievo di un’imposta.
Un’iniziativa federale in questo senso e’ stata depositata alla Cancelleria federale. Dario Robler, di BioCam, ha lanciato un’iniziativa di sostegno partecipativo per la raccolta di firme e prevede un’iniziativa sulla Place fédérale di Berna il prossimo 17 giugno.
Ma dice deluso: diverse persone o gruppi di persone promettono un sostegno, ma nel momento in cui il testo e’ stato deciso, non osano impegnarsi
Dario Tobler pone in mezzo le sue piantine. La sua impresa e’ stata la prima ad ottenere l’autorizzazione di commercializzare cannabis con meno dell’1% di THC.

(articolo di Ariane Gigon, pubblicato su L’Express-L’Impartial del 15/05/2017)

 
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