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Narcotraffico/Afghanistan. Olio di oliva al posto di oppio? Meglio oppio legale contro il dolore! Si puo' fare
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Articolo di Donatella Poretti *
13 febbraio 2010 19:39
 
Il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, in un'intervista al “Quotidiano di Sicilia” ha ventilato l'ipotesi di produrre in Afghanistan olio di oliva al posto di oppio. Un tentativo per indurre i coltivatori di quel Paese a non continuare a vendere i propri prodotti al mercato clandestino del narcotraffico che, dall'Afghanistan, invade essenzialmente l'Europa. A parte gli aspetti tecnici di piantagioni di ulivi a quelle alture (tutte da verificare), il nostro ministro fa un'ennesima proposta buonista che non sta in piedi.
Ennesima perche' non sarebbe la prima volta che in Afghanistan si fanno investimenti per colture alternative all'oppio e, puntualmente, per evidenti problemi di ricavi economici, i coltivatori incassano i soldi erogati alla bisogna e tornano a coltivare i loro papaveri da oppio.
Buonista perche' parte dal presupposto di cio' che ufficialmente sia bene o male e, stabilito che la droga sia “male”, procede a vanvera. Cioe' senza rendersi conto di quella realta', delle loro necessita', dei loro tempi e di un conflitto politico in corso che non ha alcuna intenzioni di farsi penetrare da culture e colture a loro estranee, quella dell'ulivo per l'appunto (gastronomicamente ed economicamente).
Per avallare queste proposte si tengono ben nascosti i fallimenti delle politiche di eradicazione e sostituzione delle colture che costano ingenti risorse umane e finanziarie. E' dello scorso ottobre l’ennesimo rapporto dell'Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC), incentrato su “Tossicodipendenza, Criminalità e Insurrezione” in Afghanistan, rapporto che documenta il fallimento delle politiche mondiali in quel Paese.
Il problema, invece, potrebbe essere incanalato nella produzione legale di oppiacei per la cura del dolore andando a incontrare la domanda reale di analgesici per miliardi di poveri.
Una direzione sanitaria che non sarebbe tanto campata in aria, visto che sono gia' diversi i Paesi nel mondo che si stanno attrezzando per il recupero di quelle droghe oggi illegali che, invece, possono essere utilizzate nelle terapie del dolore. Tendenza a cui anche l'Italia non e' estranea: lo scorso 27 gennaio il Senato ha approvato un'ordinanza sulla cannabis terapeutica, grazie alla quale da subito si puo' partire per la produzione e distribuzione italiana di questo farmaco antidolore. Questo a significare che il tabu' sulle attuali droghe illegali e' facilmente superabile se si affronta la questione da un punto di vista medico e scientifico. Punto di vista che potrebbe essere utilizzato altrettanto in Afghanistan, trasformando quel Paese nel produttore per eccellenza di oppiacei contro il dolore.
E' solo questione di scelte accurate e non, come quelle del nostro ministro Frattini, solo propagandistiche e, sostanzialmente inutili e dannose, alla scienza medica, ai malati e all'Afghanistan.

* senatrice Radicali-Pd, segretaria commissione Igiene e Sanita'
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