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Narcoguerra. Violenza e femminicidio nell'inferno dello Stato di Messico
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Articolo di Redazione
4 giugno 2017 18:12
 
 Le statistiche dei crimini dello Stato di Messico mostrano una crescita sostenuta durante i mandati presidenziali di Enrique Pena Nieto e Eruviel Avila. Tutti i cartelli del narcotraffico chiedono un pezzo di questo territorio dove l’autorita’ e’ assente o complice. E questo anche se milioni di messicani sono vittime del crimine e, ad essa connessa, la crescente violenza che ha ucciso con particolare virulenza le donne.
Sotto le ali del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale), lo Stato di Messico si e’ trasformato in un campo di battaglia di sette organizzazioni criminali; nei suoi 125 municipi impera la legge dei narcos ed oltre ae essere il piu’ violento ha anche i dati piu’ alti di tutti i crimini.
I messicani vivono con paura, sottomessi ad estorsioni, sequestri ed assassini, di fronte alla mancanza di iniziative efficaci da parte delle autorita’ per contenere le bande armate, che hanno al loro interno anche alcuni poliziotti.
Secondo il Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública (SESNSP), nel momento in cui sono aumentate in modo allarmante le esecuzioni, sono dilagate le aggressioni contro le donne: si registra circa un femminicidio e tre sparizioni al giorno.
Gli stessi dati ufficiali indicano che dall’inizio del 2017, negli schedari e nelle denunce dello Stato di Messico ci sono 324 delle 1941 estorsioni di tutto il Paese, cosi’ come 64 dei 455 sequestri denunciati e 753 delle 8.705 vittime di omicidio.
A maggio del 2010, quando Enrique Pena Nieto era governatore, ammise che alcuni dei capi piu’ importanti del crimine organizzato operavano nel suo territorio: “Non hanno smesso di esserci, penso che ci fossero da molto tempo prima”, aveva detto ai giornalisti.
Tento' di giustificarsi: “Qui c’e’ un grande mercato che i vari gruppi si stanno disputando, oltre al fatto che la metropolizzazione dello Stato di Messico con il Distretto federale e’ diventato per molti capi di questi gruppi il loro luogo di residenza, essendo molto facile che la loro presenza possa essere anonima”. Comunque, l’attuale presidente della Repubblica, non riusci’ in nessun modo a contenere il fenomeno.
A quel tempo le autorita’ erano al corrente che cinque cartelli (Los Zetas, La Familia Michoacana, Los Pelones –braccio armato del Cártel de Sinaloa–, il Cártel del Pacífico Sur e Los Beltrán Leyva), si erano appropriati di un terzo dei 125 municipi.
Nella versione ufficiale, le dispute tra queste bande sono scoppiate a marzo del 2011, quando nei municipi del Michoachan cominciarono a vedersi degli striscioni con cui Los Caballeros Templarios annunciavano la loro separazione dalla Familia Michoacana e l’inizio della loro lotta per il controllo degli Sati di Michoachan, Guerrero e Messico.
Il 3 marzo del 2013, il giornale Proceso pubblico un reportage “Questa non e’ vita!”, dove José Gil Olmos scriveva: “Lo Stato di Messico condivide col Distretto Federale cento Km di frontiera. Le linee di confine si perdono nelle strade, nelle singole abitazioni, nei fiumi e nella spazzatura alla luce del sole. In questo luogo vivono circa 6 milioni di persone”.
Quest’anno, le statistiche ufficiali confermano la crescita della violenza: dal 2008 al 2013 le autorita’ messicane hanno registrato 2.221 esecuzioni nello Stato. L’anno piu’ violento e’ stato il 2012, con 523 di questi delitti, la maggior parte dei quali ad est, soprattutto a Ecatepec.
All’epoca operavano sette cartelli della droga nella meta’ dello Stato, cosi’ come risulta dalla mappa del crimine organizzato del territorio dello Stato. La Familia Michoacana (presente in 54 municipi), Los Caballeros Templarios e Guerreros Unidos erano i principali, ma non era marginale l’attivita’ del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), del Cártel de Sinaloa, i Beltrán Leyva e Los Zetas.
I municipi contesi -e piu’ violenti- erano Nezahualcóyotl, Ecatepec, Chimalhuacán, Chicoloapan, Texcoco, Amecameca, Chalco, Coacalco, Ixtapaluca, Huixquilucan, Naucalpan, Cuautitlán, Zumpango, Zinacantepec, Atlacomulco e Valle de Bravo.
Los Caballeros Templarios e Los Zetas cercavano di conquistare il sud della zona, dove stavano Luvianos, Tejupilco, Anatepec, Tlatlaya e Tonatico, che uniscono il Michoacán e Jalisco, con la cosiddetta “tierra caliente”.
Ad agosto di questo anno, Salvador Neme Sastré, all’epoca segretario della Seguridad Ciudadana, riconobbe che La Familia Michoacana, Los Caballeros Templarios, il CJNG e Los Zetas stavano dividendo in due la zona.
Non tardo’ a manifestarsi anche La Empresa, un nuovo cartello.
La sua presenza e’ stata segnalata a dicembre del 2014, in virtu’ della morte di Bulmaro Salazar Blas, El Negro. Insieme al suo cadavere, le autorita’ trovarono un cartoncino con la firma La Empresa.
El Negro guidava La Familia Michoacana ed era nella lista dei criminali piu’ ricercati dello Stato di Messico e da diversi mesi la procura locale statale aveva offerto una taglia di 300 mila pesos a chi avrebbe fornito informazioni per la sua cattura.
La Comisión Estatal de Seguridad Ciudadana era a conoscenza che la scomposizione dei gruppi della malavita organizzata provocava la nascita di nuovi gruppi delinquenziali: La Familia Michoacana controllava il 74% del territorio, mentre La Empresa dominava sul 7% e Guerreros Unidos il 6%.
Il governo locale aveva anche contezza della formazione di nuove cellule criminali come il Càrtel del Estado e la Nueva Empresa: il primo con una presenza del 9% in zona e il secondo per il 4%. La somma di queste percentuali indica che dieci organizzazioni si disputavano tutto il territorio dello Stato di Messico.
Inoltre, oltre questi poderosi gruppi, ci sono 113 bande minori che si dedicano a furto, estorsione, sequestri e distribuzione di ogni tipo di droghe.
Criminalita’ in espansione
Uno dei cartelli che e’ cresciuto smisuratamente durante l’attuale governo di Avila Villegas e’ stato il CJNG, Cosi’ come fa sapere il Dipartinento del Tesoro degli Usa, nel 2014 questa organizzazione era guidata da Nemesio Oseguera Cervantes, El Mencho, che si era gia’ impossessato di gran parte dello Stato.
Ecatepec, Naucalpan, Nezahualcóyotl e Cuautitlán Izcalli erano suoi campi di battaglia e ogni giorno facevano registrare scontri per regolamento di conti, poiche c’era il Cartel de Sinaloa che pretendeva di consolidarsi li’.
In questo anno si fece conoscere il Cartel del Golfo che si era insediato in due municipi della zona.
Cosi’ come fa sapere Víctor Manuel Sánchez Valdés, collaboratore dell’organizzazione civica Causa en Comun e specialista di sicurezza pubblica, in molti casi le operazioni di queste organizzazioni criminali erano in concorrenza fra di loro. Ci spiega che in 54 dei 125 municipi della zona si registra la presenza di piu’ di un gruppo criminale e in 18 di essi sono presenti in contemporanea tre o quattro organizzazioni. I casi piu’ estremi si trovano a Cuautitlán, Ecatepec, Nezahualcóyotl e Metepec, dove operano almeno cinque organizzazioni; cosi’ anche nei municipi di Cuautitlán Izcalli, Toluca e Huixquilucan, dove sono stati identificati fino a sei gruppi criminali. Ma Naucalpan batte il record, con sette cartelli.
Secondo Sànchez Valdés, gli scontri armati, e non, sono soprattutto tra due organizzazioni criminali, per cui e’ difficile che queste vere e proprie “guerre regionali” si risolvano in breve tempo. Secondo lui, se i governi statale e federale non combattono a fondo il problema, la violenza potra’ estendersi e deteriorare ancora di piu’ la qualita’ della vita dei milioni di messicani che abitano in questa zona.
Per il ricercatore, in questo ultimo scenario varie istituzioni di Citta’ del Messico possono essere coinvolte nell’ondata criminale, visto che si e’ rilevata la presenza dei cartelli in 13 dei 15 municipi dello Stato di Messico che sono intorno alla capitale del Paese.
“L’intervento nello Stato di Messico non si deve limitare all’invio di piu’ forze federali, questo e’ solo parte della soluzione. Si chiede anche un risanamento profondo dei corpi di polizia, che in molti casi si ritrovano al servizio delle organizzazioni criminali”.
Cosi’ come fa sapere il SESNSP, da novembre del 2016 sono stati commessi nello Stato di Messico 199.167 del 1.431.045 reati che sono stati individuati in tutto il Paese.
Negli 11 mesi dell’anno passato, il numero di reati e’ cresciuto dello 0,51% in rapporto allo stesso periodo del 2015. I mesi piu’ violenti sono stati ottobre, con 23.475 reati commessi in zona, seguito da settembre, con 22.883; novembre, con 21.790 e agosto con 20.979.
Odio diffuso
Nei numeri del SESNSP non ci sono i crimini di massima gravita': la tratta di persone e il femminicidio, che tristemente vede il primato dello Stato di Messico. In particolare, questo ultimo crimine prolifera piu’ nello Stato governato da Rruviel Avila che a Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua, conosciuta a livello mondiale per il fenomeno sociale delle “morte di Juàrez”, un gran numero di donne assassinate o scomparse.
A causa della forte pressione sociale, lo Stato di Messico e’ stato il primo dove e’ stato proclamato un allerta per la violenza assassina contro le donne.
Dopo una lotta giudiziaria di cinque anni e mezzo che ha coinvolto la Comisión Mexicana de Defensa y Promoción de los Derechos Humanos (CMDPDH) e l’Observatorio Ciudadano Nacional del Feminicidio (OCNF), a luglio del 2015 un giudice ha obbligato la Secretaría de Gobernación ad organizzare la Alerta de Violencia de Género contra las Mujeres (AVGM).
Non e' servito a nulla … i femminicidi si sono moltiplicati
Il 30 settembre del 2016 il procuratore dello Stato, Alejandro Gòmez Sànchez, ha denunciato’ che dal 1 gennaio al 23 settembre di questo anno erano state aperte 56 indagini ed erano stati individuati 176 delitti come femminicidi. E’ come dire, spiega Maria de la Luz Estrada Mendoza, coordinatrice del Género della ONCF, che si e’ registrato uno di questi crimini ogni giorno.
Nonostante l’attivita’ di allerta, l’anno scorso sono stati commessi nuovi assassinii di donne come nello stesso periodo del 2015. Inoltre, nel 2016 sono scomparse circa mille donne, quasi tre al giorno.
In precedenza, quando fu sollecitato l’avvio della Alerta de Género, le organizzazioni civili fecero notare che tra il 2005 e il 2010, il periodo in cui Pena Nieto era governatore, furono registrati 1.003 femminicidi, nel 60% dei quali gli assassini avevano usato una estrema violenza.
I casi di femminicidio si concentrano quasi negli stessi municipi delle attivita’ dei cartelli dei narcos: Ecatepec, Nezahualcóyotl, Tlalnepantla, Toluca, Chimalhuacán, Naucalpan e Cuautitlán Izcalli, che sono anche al primo posto per le denunce di violenza sessuale, avendo registrato il 62,6% delle 4.773 registrate durante un anno e mezzo nella zona.
Dei 1.003 femminicidi registrati tra il 2005 e il 2010, quando le organizzazioni civiche sollecitarono la AVGM, in 522 casi non fu individuato il responsabile e il motivo del crimine, grazie al fatto che le autorita’ lamentarono “mancanza di elementi per perseguire i colpevoli e la non individuazione dell’identita’ di molte vittime”.
Nel 2011 sono stati registrati 282 assassinii di donne nel territorio dello Stato di Messico e sono aumentati ogni anno fino ad arrivare a 396 nel 2015; c’e’ da dire che tra il 2010, quando fu sollecitata l’attivazione della AVGM, e il 2016, sono stati registrati piu’ di 3.500 femminicidi.
Anche nel 2011 sono stati riportate 569 sparizioni di donne; il 62% di queste erano di eta’ tra 10 e 20 anni.
Per quello che accade nel 2017, anno elettorale, non si conoscono dati ufficiali su questi crimini.

(articolo di Patricia Dávila, pubblicato sulla rivista Proceso del 04/06/2017)
 
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