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Gb. Nelle carceri le droghe sono un grave problema
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Articolo di Katia Moscano
11 giugno 2008 9:30
 
Hussain Djemil conosce meglio di qualsiasi altro la relazione tra le droghe e la prigione. Nato in Gran Bretagna da una famiglia turco-cipriota, e' cresciuto a Stoke Newington, a nord di Londra, dove i giovani sono spesso a contatto con gli stupefacenti.

Negli anni '80, Djemil spendeva 100/150 sterline a giorno in crack ed eroina. All'eta' di 22 anni e dopo molti anni di tossicodipendenza ha cercato aiuto. Dopo 23 mesi in comunita' si e' disintossicato.

Djemil ha messo la sua esperienza al servizio dei tossicodipendenti dello Oxfordshire. Nel 2002, dopo essere rimasto "pulito" per 16 anni, e' stato nominato coordinatore antidroga di alcuni istituti di detenzione. Lo scorso anno e' stato nominato capo della politica per la disintossicazione del National Offender Management Service, ma ha presentato le dimissioni dopo alcune settimane a causa della caotica struttura dell'organizzazione e per la impossibilita' di risolvere i problemi esistenti.

Dopo mesi di silenzio, Djemil pubblichera' con il Centre for Policy Studies, un pamphlet di 36 pagine che sottolinea i tentativi infruttuosi del Governo di combattere la minaccia delle droghe nelle carceri.

"Negli istituti penitenziari le droghe sono diffuse, minando ogni tentativo di disintossicazione dei detenuti e aumentando il rischio di recidivita' dei reati e la corruzione dello staff", si legge nel rapporto steso da Djemil dopo le dichiarazioni del ministero della Giustizia, secondo il quale si sta vincendo la battaglia della diffusione delle droghe nelle prigioni.

Djemil attacca il Governo perche' cerca semplicemente di non peggiorare il problema invece di affrontarlo e risolverlo. "Ci sono oggi rispetto al passato molte piu' droghe".

Ma sono in molti a preoccuparsi per la diffusione delle droghe nelle carceri. Coloro che vi lavorano, rivelano che le droghe sono molto diffuse, e spesso quelli che entrano puliti diventano tossicodipendenti. In molte carceri, la maggior parte dei detenuti e' tossicodipendente.

Tratto da un articolo di Jamie Doward pubblicato su Observer
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