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Droghe illegali. Usa e Paesi Latinoamericani. Stato dell'arte
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Articolo di Redazione
4 marzo 2017 11:28
 
  Gli Stati Uniti stanno soffrendo la peggiore crisi dagli anni 80, seconda una nota informativa annuale diffusa lo scorso 2 marzo dalle autorita’ statunitensi. Il documento, che esamina i flussi internazionali di droga, segnala tra le cause la supremazia dell’America latina in produzione e traffico di droghe: tra i 22 Pesi elencati come i maggiori produttori e di transito, 17 sono in America latina e nei Caraibi. In pratica, Colombia registra per il secondo anno consecutivo aumenti notevoli nella produzione di cocaina, mentre il Messico fornisce circa il 94% dell’eroina consumata in Usa. Poi, Venezuela e Bolivia stanno “fallendo in modo consistente” nella lotta contro il narcotraffico. Questi i dati:
Usa
Gli Stati Uniti stanno soffrendo la peggiore crisi dagli anni 80. Secondo William R. Brownfield -membro dell’équipe incaricata di redigere la nota informativa- “al giorno d’oggi in Usa ci sono piu’ comunita’, piu’ famiglie e piu’ regioni che si confrontano col problema della droga e della dipendenza, specialmente da eroina ed altri oppiacei”. Brownfield ha detto che, nonostante esistano “difficolta’ enormi” nella lotta contro le droghe e gli oppiacei, “gli Usa hanno meccanismi, cooperazione e alleanze regionali” per combatterla con successo.
Il governo di Donald Trump ha avviato una particolare attenzione per cercare di impedire i flussi di droga che provengono dai Paesi produttori dell’America latina. E comunque il problema e’ anche di domanda. Il consumo in Usa cresce grazie ad un’alta domanda di oppiacei che, a livello farmacologico legale, hanno dei prezzi alti. Quindi, il problema non e’ solo dei Paesi produttori, ma anche degli Usa, per la domanda che viene dai suoi cittadini. “E’ una responsabilita’ uguale che richiede soluzioni condivise”.
Messico
Il Messico continua ad essere uno dei maggiori luoghi di transito di droghe. L’iniziativa Merida -un programma di cooperazione tra Usa e il suo vicino del sud- per combattere il traffico ha previsto una strategia congiunta basata sul coinvolgimento della polizia, unita’ antinarcotiche e l’uso di tecnologia. Grazie a questo accordo, gli Usa hanno investito grandi somme di denaro e come risultato si e’ avuto un controllo di droghe alla frontiera tra i due Paesi “come mai si era visto finora”, ha detto Brownfield in una telefonata alla stampa. “Sicuramente, abbiamo creato (Usa e Messico) un “muro” di cooperazione alla frontiera, senza che ci fosse un muro in senso fisico del termine”, ha precisato Brownfield senza fare riferimento al possibile uso antidroga del muro promesso da Donald Trump.
Colombia
Secondo il documento, la coltivazione di coca e’ cresciuta di piu’ dell’81% dal 2013, trasformando il Paese nel “maggior produttore di cocaina nel mondo”. Il governo colombiano ha sequestrato 421 tonnellate di questa droga solo nel 2016, 124 in piu’ dell’anno precedente. Secondo l’opinione del governo Usa, la tendenza di crescita e’ relazionata direttamente coi negoziati con le FARC, che obbligano l’esercito colombiano a meglio controllare le zone di coltivazione della coca, controllate a suo tempo dalla guerriglia, per evitare un conflitto armato.
Secondo la DEA, il 90% della cocaina intercettata in Usa proviene da questo Paese latinoamericano. Brownfield ha assicurato che la Colombia e’ uno degli alleati maggiori degli Usa ed ha assicurato che il suo Paese continuera’ ad appoggiare economicamente la Colombia nell’ambito del programma “Peace Colombia”, che prevede 450 milioni di dollari di aiuto per il 2017.
Venezuela
Nel 2016, il presidente Usa “prese atto che il Venezuela aveva fallito in modo notevole nel tener fede ai suoi impegni per combattere il narcottraffico, cosi’ come si era impegnato con gli accordi internazionali”. “Le autorita’ venezuelane hanno mostrato una grande indisponibilita’ a catturare i narcos, e questo grazie in parte alla corruzione politica”.
Il Venezuela ha continuato ad essere un’oasi “per il traffico di droga verso l’Europa, Usa, Africa occidentale e Caraibi”, un problema che si e’ accentuato grazie alla corruzione del governo, alcuni membri del quale sono stati sanzionati dagli Usa. L’ultima, poche settimane fa, quando il governo di Trump ha sanzionato il vicepresidente del Paese bolivariano, Tareck el Aissami, perche’ coinvolto in traffico di droghe.
Cosi’ come ha spiegato Brownflield, la relazione tra Usa e Venezuela, ha numerosi problemi di “cooperazione e coordinamento”. Washington esige un maggiore sforzo da parte del governo di Nicolas Maduro per combattere uiflussi delle droghe, ma continua a fornire aiuti limitati al governo bolivariano.
Bolivia
Bolivia e’ un altro Paese che gli Usa hanno decretato come “un fallimento dimostrabile ad ogni livello” nella lotta contro il narcotraffico. Decreto conseguenziale alla “insufficienza degli sforzi del governo per smantellare i cartelli della droga”. Il Paese diretto da Evo Morales e’ il terzo maggior produttore di coca al mondo e un posto chiave per il transito della cocaina che viene dal Peru’.
C’e’ preoccupazione per l’incapaclita’ della Bolivia di controllare che le coltivazioni legali di coca non si trasformino in fonte per la produzione illegale di cocaina. Numerosi agenti di polizia sono sotto indagine per casi di corruzione connessa al traffico di droghe e la mancanza di trasparenza continua ad impedire l’efficacia delle autorita’. La cooperazione Usa coi il Paese latinoamericano e’ minima rispetto agli altri Paesi coinvolti.

(articolo di Nicolas Alonso, pubblicato sul quotidiano El Pais del 04/03/2017)
 
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