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Cosi’ si vendono e si consumano droghe in un carcere nel nord del Messico
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Articolo di Redazione
13 gennaio 2017 17:14
 
 Alcuni minuti prima delle otto della mattina mentre il riflesso del sole creava delle luci brillanti nel pantano che una volta era il campo di calcio del Reclusorio Norte. In quella mattina di agosto del 2016, un pugno di reclusi passeggiava nel fango. Sulle tribune, quattordici persone erano state coperte con dei mantelli sottili di diversi colori. Erano reclusi che dormivano all’aria aperta, fuori del loro dormitorio, in un carcere che ha una sovrapopolazione di oltre il 60%. Alcuni mordicchiavano un pane dolce come colazione. Altri, i piu’, si facevano la prima canna del giorno. Cosi’ l’inizio della giornata in una delle prigioni piu’ grandi della capitale messicana.
Una serie di filmati ottenuti dal quotidiano El Pais mettono in evidenza la notevole economia dell’illegalita’ che imperversa nel Reclusorio Norte e tra i suoi oltre 8.700 internati, un terzo di tutta la popolazione carceraria della capitale del Paese. Le immagini raccolte nell’arco di vari giorni dell’estate scorsa mostrano centinaia di uomini che si dedicano alla vendita di droghe e alle estorsioni telefoniche grazie anche all’aiuto delle autorita’ della prigione.
“Com’e’ la marijuana, forte?”, domanda un uomo che si avvicina ad un posto di vendita di marijuana in uno dei corridoi della prigione.
“E’ buona, amico”, risponde il venditore che ha al suo lato un giovane che cerca di tener calmo per quanto e’ agitato essendo fatto di droga.
“Fa il suo effetto?”, insiste l’interessato, che chiede di sapere se la droga lo mette a posto.
“Si’, padre”.
“Quanto al grammo?”
Quattro o cinque.
Quattro o cinque pesos -venti centesimi di dollaro- per ogn dose di marijuana. Il giovane imprenditore ha decorato il suo banchino di vendita con i colori della bandiera rastafari e con figurine di San Juan Tadeo, Jesus Malverde e, al suo posto, la Santa Muerte. Sul tavolo che gli serve per vendere ha un libretto dove prende nota dei suoi guadagni, le dosi e una calcolatrice. Con le mani gira un mulinello per triturare l’erba.
Nel Reclusorio Norte e’ cosi’ tanta la concorrenza che per vendere bisogna darsi da fare. Le immagini a cui ha avuto accesso El Pais mostrano piu’ di una decina di micro-commerci installati nei corridoi che intercorrono tra i dormitori della prigione. Ogni postazione e’ decorata in modo diverso. Promuovono i loro prodotti senza pudore e urlando; cocaina, cristalli o crack e, soprattutto, marijuana.
E’ noto che tutto ha un prezzo in prigione. Il piu’ prezioso e’ l’illusione di stare alcuni minuti fuori di questo inferno. Nel Reclusorio Norte, un’ora in Facebook e’ piu’ cara di mezzo grammo di cocaina. Per quelli che pagano 40 pesos (1,8 dollari) per utilizzate i social network e’ una fortuna in una microeonomia dove quasi ogni bene e servizio e’ venduto al di sotto di dieci pesos.
“Quanto devi dare ad una guardia perche’ non ti dia fastidio?” domanda una voce dietro la telecamera.
“Cinque pesos", risponde un uomo che rivela la mancanza di denti, quando apre la bocca in una smorfia. Si accarezza la testa con le mani. Cerca di uscire da una delle cabine delle guardie e una di queste lo colpisce con il manico del manganello perche’ non ha pagato la quota che si deve versare per farlo, tra due e cinque pesos.
Le varie ore delle immagini riprese mostrano, in vari momenti, le guardie che indossano abiti neri che si distinguono in un mare di uniformi carcerarie beige che camminano con lunghe pagine di liste in mano. Mentre camminano tra i vari banchetti di droghe, ricevono soldi da prigionieri le cui tasche ridondano di soldi che spuntano dalle stesse. Ogni business prevede una parte dello stesso per le autorita’. I custodi di ogni turno prendono 100 pesos per permettere gli Oxxos, i messaggi che ricevono per poi effettuare trasferimenti e depositi in banche esterne.
Estorsioni telefoniche
I messicani sono abituati a sentir parlare di squallore e violenza delle carceri nazionali. Opere come “El Apando”, il romanzo del 1969 che José Revuellas ha scritto basandosi sulla propria esperienza carceraria a Lecumberri, e il documentario “Presumo Culpable”, che mostrava le viscere del Reclusorio Oriente, aiutano a formare la memoria collettiva della prigionia. Poco materiale audiovisivo, ha mostrato in modo cosi’ esplicito la vita quotidiana e marginale di una prigione messicana. “Questo comunque e il mondo”, dice Revuellas della sua cella nel braccio M.
I video rivelano i “call center” che i prigionieri organizzano fuori delle loro celle per fare estorsioni. Sono decine di uomini seduti a dei banchi che usano telefonini fissati a delle basi. Tutti hanno cuffie con microfoni. Ogni tanto uno di essi parla con l’operatore vicino per ricordargli il prefisso telefonico di alcune citta’.
“Qui non c’e’ nessun tipo di problema. Tutto e’ legale”, dice un detenuto che cerca di convincere un altro, per il proprio business, a noleggiare un telefono. Il costo del noleggio e’ di 150 pesos al giorno, meno di sette dollari. Il criminale rivela la sua ambizione e racconta dei suoi pani di espansione e quindi indottrina un gruppo di dieci delinquenti. Nel 2016 ci sono state piu’ di 4.000 vittime per estorsione in tutto il Paese, piu’ di 13 al giorno. Le autorita’ federali assicurano che la maggior parte delle denunce per estorsione si hanno all’interno di alcuni centri di rieducazione.
Il Governo di Citta’ del Messico fa sapere che i custodi che sono stati individuati ed hanno testimoniato davanti alla Procura della capitale non potranno ritornare nel Reclusorio del Norte. Un centinaio di guardie che sono state allontanate saranno sostituite a partire dal 1 febbraio. Le autorita’ hanno promesso di trasferire in altre prigioni i detenuti che sono stati ripresi con le telecamere mentre commettevano estorsioni.

Qui il video

(articolo pubblicato sul quotidiano El Pais del 13/01/2017)
 
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